P. Stratta, E. Daneluzzo, P. Prosperini, A. Kalyvoka, A. Rossi - Vol. 6, Dicembre 2000, num.4
Testo Immagini Bibliografia Summary Riassunto Indice
Articolo regolare/Regualar article
P. Stratta*, E. Daneluzzo**, P. Prosperini***, A. Kalyvoka***, A. Rossi** ***
* Dipartimento di Salute Mentale, Azienda USL L'Aquila
** Unità Operativa di Psicologia Clinica, Casa di Cura "Villa
Serena" Città S. Angelo, Pescara
*** Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università di L'Aquila
Parole chiave: Tridimensional Personality Questionnaire
Analisi Fattoriale Validità Disturbo Depressivo
Disturbo Bipolare Disturbo Schizofrenico
Key words: Tridimensional Personality Questionnaire Factor Analysis
Validity Depression Bipolar Disorder Schizophrenia
Introduzione
Cloninger (1-3) ha proposto un modello teorico della personalità fondato su tre dimensioni temperamentali ipotizzate geneticamente indipendenti ed ereditabili, ciascuna correlata a specifiche modalità di risposta comportamentale agli stimoli ambientali. Il modello originale di Cloninger descriveva tre dimensioni, Harm Avoidance (HA), Reward Dependence (RD) e Novelty Seeking (NS), ritenute correlate alla funzionalità dei tre principali sistemi cerebrali neurotrasmettitoriali: rispettivamente incremento dell'HA con un'elevata attività serotoninergica, della NS con una bassa attività dopaminergica e della RD con una bassa attività basale noradrenergica.
La valutazione di queste dimensioni temperamentali è stata resa operativa attraverso l'elaborazione di un questionario autosomministrato di 100 item, il Tridimensional Personality Questionnaire (TPQ) che permette di ottenere punteggi per ciascuna di esse.
Studi normativi del questionario hanno confermato la validità di costrutto di queste dimensioni (4-6) trovando però una scarsa consistenza interna nella dimensione RD. La sottoscala Persistenza, inizialmente considerata parte integrante della dimensione RD, è stata quindi rielaborata quale quarta dimensione (7-9). È stato ipotizzato che tale quarta dimensione indichi comportamenti perseveranti nonostante frustrazione e faticabilità (7) o tendenza nel persistere in compiti non socialmente mediati (10).
L'approccio dimensionale di Cloninger (2) per la valutazione di tratti temperamentali in psichiatria e in psicologia clinica ha fornito un utile contesto per la comprensione di modalità adattive di personalità normali o patologiche.
Gli studi che hanno utilizzato il TPQ in popolazioni cliniche sono ormai numerosi (11-21) ma non sempre sono stati preceduti da un'attenta valutazione della struttura fattoriale del questionario nei differenti campioni clinici.
Più che spiegare differenze psicopatologiche tra singoli disturbi (22) o differenze legate alla fase di malattia (13,16), lo strumento sembra fornire indicazioni sui disturbi di personalità associati (17,23). Con il presente studio si intende riesaminare il modello dimensionale di Cloninger in tre differenti popolazioni cliniche, una affetta da disturbo depressivo ricorrente, una da disturbo bipolare ed una da disturbo schizofrenico, valutando la validità di costrutto del TPQ attraverso un'analisi fattoriale delle sue sottoscale.
Materiali e metodi
Soggetti
Sono stati studiati 230 soggetti (128 donne e 102 uomini) consecutivamente ricoverati per un episodio indice nel periodo tra gennaio e dicembre 1999. 111 soggetti soddisfacevano i criteri del DSM-III-R (24) per disturbo bipolare, recente episodio di mania (cod. 296.4), 79 per disturbo depressivo ricorrente (cod. 296.3) e 40 per disturbo schizofrenico (cod. 295). L'età dei pazienti era compresa tra i 27 ed i 56 anni (media ± DS: disturbo bipolare 46,34 ± 14,25; disturbo depressivo 44,22 ± 15,20; disturbo schizofrenico 45,52 ± 15,12).
La valutazione mediante la somministrazione del TPQ è stata eseguita in una condizione di stabilizzazione clinica, immediatamente prima della dimissione.
Tridimensional Personality Questionnaire (TPQ)
Il TPQ è un inventario autosomministrato costituito da 100 item con risposte Vero-Falso. La versione originale del questionario definiva tre dimensioni temperamentali (2,4): Novelty Seeking (NS) tendenza verso intensa attivazione ed eccitamento; Harm Avoidance (HA), tendenza verso l'evitamento di stimoli avversivi; Reward Dependence (RD), tendenza verso intensa risposta a compenso, particolarmente nei rapporti interpersonali.
Tali dimensioni comprendevano ciascuna quattro sottoscale. La dimensione NS comprendeva le sottoscale NS1 (Eccitabilità), NS2 (Impulsività), NS3 (Eccentricità), NS4 (Disordine). La dimensione HA comprendeva le sottoscale HA1 (Ansia Anticipatoria), HA2 (Paura dell'incertezza), HA3 (Evitamento dell'estraneo), HA4 (Affaticabilità). La dimensione RD comprendeva le sottoscale RD1 (Sentimentalismo), RD2 (Persistenza), RD3 (Attaccamento), RD4 (Dipendenza).
Successivamente la sottoscala Persistenza che era inizialmente considerata una componente della dimensione RD è stata rielaborata in termini di dimensione temperamentale a sé stante.
Ogni affermazione del questionario è stata selezionata sulla base di comportamenti che sono caratteristici di individui devianti su una dimensione e compresi nella media nelle altre due dimensioni. In altri termini, ogni affermazione esplora all'interno di una singola dimensione, ipotizzando l'assenza di influenza delle altre.
Per tutte le scale sono stati attribuiti dei valori ponderali ai differenti item pari a 1 o 0 secondo la risposta fornita dal soggetto, in base ai criteri stabiliti dall'Autore del questionario.
Analisi statistica
L'Analisi della Varianza ad una via con il test di Scheffé per i confronti post-hoc sono stati utilizzati per i confronti tra le popolazioni cliniche.
La struttura fattoriale delle sottoscale del questionario è stata analizzata eseguendo l'analisi fattoriale, componenti principali, con rotazione Varimax per mezzo del software statistico SPSS (25).
Le analisi che raggiungevano un valore di p minore di 0,05 erano considerate statisticamente significative.
Risultati
Non sono state osservate differenze statisticamente significative tra le età dei tre campioni clinici. La Tabella I riporta i punteggi dei soggetti valutati. Le analisi della Varianza ad una via ed i test di Scheffé facevano rilevare differenze significative tra il campione dei soggetti affetti da disturbo depressivo e quelli affetti da schizofrenia nel punteggio totale dell'HA ed in tre delle quattro sottoscale dell'HA (HA1, HA2 ed HA4); l'Analisi della Varianza evidenziava anche una significatività nel confronto tra gruppi per le sottoscale NS1 ed HA3, non confermata però dall'analisi post-hoc.
I punteggi dei soggetti affetti da disturbo depressivo erano tutti superiori rispetto a quelli dei soggetti affetti da schizofrenia. Il punteggio della sottoscala HA2 dei soggetti affetti da disturbo depressivo era anche significativamente maggiore di quello dei soggetti affetti da disturbo bipolare.
L'analisi fattoriale eseguita sulle sottoscale del TPQ nel campione totale permette di estrarre quattro fattori con Eigenvalue superiore a 1 che spiegano complessivamente il 57,9% della varianza (Tab. II). Sul primo fattore pesano le sottoscale della dimensione HA. Sul secondo fattore pesano invece tre delle quattro sottoscale della dimensione RD (Sentimentalismo - RD1, Persistenza - RD2, Attaccamento - RD3). La quarta sottoscala della RD (Dipendenza - RD4) pesa invece in maniera pressoché similare sul terzo e quarto fattore: sul terzo insieme a due sottoscale della dimensione NS (Impulsività - NS2, Disordine - NS4), sul quarto con le rimanenti due sottoscale della dimensione NS (Eccitabilità - NS1, Eccentricità - NS3).
La dimensione HA rappresenta in maniera consistente il primo fattore nelle analisi fattoriali eseguite nel campione dei pazienti affetti da disturbo depressivo (21,3% della varianza) (Tab. III) e dei pazienti con disturbo bipolare (22,7% della varianza) (Tab. IV), mentre costituisce il secondo fattore nei pazienti con disturbo schizofrenico (18,6% della varianza) (Tab. V).
L'analisi fattoriale eseguita nel campione dei pazienti affetti da disturbo depressivo estrae cinque fattori: oltre al primo fattore sul quale pesano le sottoscale HA, un secondo fattore sul quale pesano due sottoscale della dimensione NS (Eccitabilità - NS1 ed Eccentricità - NS4) insieme alla sottoscala Attaccamento (RD3) della dimensione RD; un terzo fattore con le rimanenti sottoscale della NS (Impulsività - NS2 e Disordine - NS4); un quarto fattore sul quale pesano due sottoscale RD (Persistenza - RD2 e Dipendenza - RD4) ed in senso negativo la sottoscala Affaticabilità (HA4); un quinto fattore con le rimanenti sottoscale RD (Sentimentalismo - RD1 e Attaccamento - RD3).
Nel campione dei pazienti affetti da disturbo bipolare il secondo fattore è caratterizzato da tre delle quattro sottoscale RD (RD1, RD2 e RD3) mentre la RD4 pesa in maniera negativa sul quarto fattore. Il terzo fattore è caratterizzato da tre delle quattro sottoscale NS (NS1, NS2 e NS3) mentre la NS4 pesa sul quarto fattore.
Nel campione dei pazienti affetti da disturbo schizofrenico il primo fattore è caratterizzato da due sottoscale della dimensione RD (RD2 e RD3) e due delle quattro sottoscale NS, NS1 (Eccitabilità) e NS3 (Eccentricità). Quest'ultima sottoscala pesa in maniera similare anche sul secondo fattore caratterizzato dalle sottoscale dell'HA. Il terzo fattore è caratterizzato dalla sottoscala NS2 (Impulsività), RD4 (Dipendenza) e dalla RD1 (Sentimentalismo) in senso negativo. Sul quarto fattore pesano la NS4 (Disordine), la RD4 (Dipendenza) in senso negativo e la HA4 in maniera similare al secondo fattore.
Discussione
Le analisi fattoriali condotte nelle tre popolazioni cliniche evidenziano una differente validità di costrutto. Dei tre fattori originariamente proposti solo quello dell'HA sembra sufficientemente stabile nei tre gruppi mentre gli altri due fattori mostrano un "pattern" meno omogeneo.
L'analisi nell'intero campione clinico evidenzia una buona validità di costrutto per HA e RD (tranne che per la sottoscala Dipendenza - RD4) mentre la scala NS è divisa in due fattori: uno più legato all'impulsività-disordine e l'altro all'eccitabilità-eccentricità. Questa divisione in due fattori della dimensione NS risulta anche nel campione dei pazienti affetti da depressione e schizofrenia, benché differentemente associata con sottoscale della dimensione RD. Nei pazienti affetti da disturbo bipolare invece la dimensione NS sembra tornare ad avere una discreta consistenza, tranne che per la sottoscala NS4 (Disordine) che pesa da solo su di un residuale quarto fattore.
La stabilità della dimensione HA nei campioni clinici studiati è un dato di un certo interesse. Vari studi hanno riportato significative relazioni tra sintomatologia depressiva e la dimensione HA (26-30,16,21). Nel nostro studio osserviamo un significativo incremento del punteggio totale dell'HA e di tre sue sottoscale nel campione affetto da depressione ricorrente. Dati di letteratura sostengono che nei soggetti affetti da depressione, al contrario della NS e della RD che rimangono stabili nel tempo, l'HA aumenta durante la fase di malattia per tornare poi verso valori normali con il miglioramento clinico (17,31), così da poter ipotizzare tale dimensione quale marker di stato (21).
Il rilevare un incremento dell'HA nel nostro campione in una fase di stabilizzazione clinica dopo un episodio depressivo non necessariamente è in contrasto con tale ipotesi. È verosimile infatti che le differenze tra i gruppi potrebbero essere influenzate da sintomatologia residua oppure da un differente pattern di comorbidità con disturbi dell'asse II.
Secondo la teoria di Cloninger la dimensione HA è proposta quale "tendenza ereditabile a rispondere con intensità a stimoli avversivi" (1,2); da un punto di vista clinico il soggetto affetto da depressione presenta una aumentata sensibilità al rifiuto e ad eventi negativi che può essere in accordo con la definizione di Cloninger. Le sottoscale dell'HA che nel nostro campione hanno mostrato un aumento (HA1, HA3 e HA4) ben esprimono tratti di personalità correlabili con sintomi depressivi (32,33).
Il fatto di rilevare aumentati punteggi di HA anche nel campione affetto da disturbo bipolare può riflettere una tendenza a reagire con disforia alla frustrazione delle richieste di soggetti con stile di personalità ipertimico o ciclotimico. Comunque questo può supportare l'ipotesi di un coinvolgimento dell'HA nelle patologie dello "spettro affettivo".
La stabilità della dimensione HA, che sembra mostrare una similare validità nei tre campioni clinici, permette una ulteriore considerazione. È interessante rilevare come la maggior parte degli studi che utilizzano il TPQ sono stati condotti in popolazioni cliniche che escludevano pazienti con diagnosi di disturbo schizofrenico come se l'impiego di uno strumento di autovalutazione non fosse "valido" in questa popolazione.
Solo Van Ammers (20), a nostra conoscenza, ha utilizzato il TPQ per la valutazione di pazienti affetti da schizofrenia, trovando un più elevato punteggio della dimensione HA. Se il parziale "insight" che potrebbe caratterizzare questo gruppo potesse inficiare la validità dell'impiego di uno strumento di autovalutazione, è pur vero che il fattore HA presenta una sua rilevante omogeneità, così che la "mancata comprensione" non sembra poter interamente spiegare il risultato dell'analisi fattoriale.
D'altra parte il nostro dato di HA non ci permette di confermare una specificità per disturbi dell'umore (16), benché sia evidente una importante associazione. Anche il punteggio di HA dei nostri pazienti affetti da disturbo schizofrenico è maggiore rispetto a quello di norma (8) per cui è possibile sostenere l'ipotesi che l'incremento della dimensione HA sia un dato aspecifico, che possa riflettere la gravità della condizione psicopatologica, una non-specifica risposta alla patologia o un rischio a sviluppare disturbo mentale (13,21).
Il TPQ è senz'altro uno strumento di notevole interesse che continua a stimolare studi nell'area dei disturbi mentali e dei tratti adattivi di personalità. Il suo modello originario è stato di recente esteso con l'elaborazione del Temperament Character Inventory (TCI) (7,34,35) che aggiunge la valutazione di tre dimensioni del carattere: "self-directedness", "cooperativness" e "self-trascendence". Queste ulteriori dimensioni sembrano poter fornire importanti informazioni in campioni clinici (36-38,21), verosimilmente anche in un'area finora poco studiata con strumenti del genere, come quella dei disturbi psicotici.