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P. Pancheri, R. Delle Chiaie - Vol. 6, Giugno 2000, num.2

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La posizione di amisulpride nella terapia della schizofrenia
The place of amisulpride in the treatment of schizophrenia

P. Pancheri,R. Delle Chiaie

III Clinica Psichiatrica, Università di Roma "La Sapienza"
Fondazione Italiana per lo Studio della Schizofrenia

Introduzione

L'amisulpride, farmaco appartenente alla famiglia delle benzamidi sostituite, si caratterizza sul piano farmacodinamico per un'affinità selettiva per i recettori dopaminergici D2 e D3, con leggera prevelanza per i D3. Questi recettori hanno una prevalente dislocazione nelle aree del sistema limbico. Il farmaco è in grado di agire, a seconda della dose somministrata, in modo bifasico sulla neurotrasmissione dopaminergica. Infatti alla somministrazione di bassi dosaggi (50-200 mg/die) corrisponde un'azione di blocco prevalentemente sugli autorecettori pre-sinaptici, al cui blocco consegue un potenziamento della trasmissione dopaminergica. La somministrazione di dosaggi maggiori (400-1000 mg/die) determina invece un blocco prevalente dei recettori post-sinaptici, al cui effetto antagonista corrisponde un rallentamento della trasmissione dopaminergica. Queste caratteristiche permettono di impiegare l'amisulpride sia nel trattamento della sindrome negativa della schizofrenia (secondaria ad un deficit dopaminergico) che in quella positiva (secondaria ad un eccesso di attività dopaminergica).

Metodo

Nella presente review sono stati esaminati i risultati dei principali studi clinici controllati finora condotti sull'efficacia della amisulpride nel trattamento della schizofrenia sia positiva che negativa. Attualmente sono disponibili i dati clinici di oltre 2000 pazienti arruolati nei vari trial condotti fino ad oggi. Nel trattamento dei sintomi positivi il farmaco è stato testato vs. aloperidolo, vs. flupentixolo e vs risperidone. Nel trattamento della sintomatologia negativa, i trials sull'efficacia di amisulpride sono stati condotti vs. placebo e vs. aloperidolo.

Risultati

Nel trattamento di pazienti con sintomi positivi della schizofrenia l'amisulpride ha evidenziato un'efficacia paragonabile a quella dei farmaci con cui è stata comparata, ma ha indotto un minor numero di effetti extrapiramidali. Nel trattamento dei pazienti con sintomi negativi il farmaco si è rivelato significativamente più efficace sia del placebo che dell'aloperidolo. Anche nei follow-up a lungo termine (6-12 mesi) si è osservata una stabilità dei risultati ottenuti ed una buona tollerabilità della molecola.

Conclusioni

I risultati dei trials clinici condotti indicano che il duplice meccanismo d'azione dell'amisulpride, a seconda della dose impiegata, sembra essere effettivamente in grado di corregere l'eccesso di attività dopaminergica presente nei pazienti schizofrenici con sintomi positivi o il difetto di questa attività che caratterizza quelli con sintomi negativi. La bassa incidenza di effetti extrapiramidali, inoltre, sembra confermare che l'azione prevalente del farmaco sui recettori dopaminergici dislocati in sede limbica, condiziona un minore coinvolgimento di quelli dislocati nelle vie nigo-striatali. Alla luce di questi dati, l'impiego del farmaco nella terapia "dimensionale" della schizofrenia appare pertanto promettente.