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A. Palma, M. Biondi, P. Pancheri - Vol. 5, Dicembre 1999, num.4

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Le differenze di genere al MMPI2: Uno Studio Sperimentale in Pazienti con Disturbi dell’Area Schizofrenica e dell’Area Depressiva (DSM-III-R)
Gender differences on the MMPI-2. An experimental study in patients with disorders of the schizophrenic or depressive domains

Basi Teoriche: in letteratura l'eterogeneità clinica di alcuni disturbi psichiatrici trova conferma talvolta nelle differenze biologiche e anatomo-funzionali che emergono dallo studio delle malattia rispetto alla variabile genere sessuale. Le differenze cliniche, di esordio, di decorso, della risposta alle terapie della schizofrenia e del disturbo depressivo spesso vengono spiegate sulla base di fattori ormonali, di caratteristiche morfofunzionali o della diversa anatomia cerebrale esistente tra maschi e femmine. In gran parte degli studi viene fatto riferimento a diagnosi elaborate secondo criteri esclusivamente categoriali. Attualmente appare ancora ridotto lo studio del disturbo psichiatrico secondo un approccio dimensionale e della differenza di genere che consenta di tipizzare i pesi relativi degli aspetti qualitativi, quantitativi e temporali delle diverse componenti psicopatologiche dei disturbi schizofrenico e depressivo.

Scopo e Metodi: la ricerca si propone di valutare se, indipendentemente da una valutazione psichiatrica categoriale, esistano degli aspetti psicopatologici che variano o più in generale vengano modulati significativamente dal genere sessuale. Un totale di 208 pazienti ambulatoriali (104 maschi e 104 femmine) 34 (17 maschi e 17 femmine) dei quali con diagnosi dell'area schizofrenica e 174 (87 maschi e 87 femmine) con diagnosi dell'area depressiva sono stati sottoposti ad una valutazione psicometrica con il Minnesota Multiphasic Personality Inventory 2nd version (MMPI-2). Le valutazioni sono state svolte presso l'ambulatorio universitario della III Clinica Psichiatrica di Roma, per tutti i soggetti si trattava di una prima visita, nello studio sono stati inclusi solo coloro che non presentavano comorbidità con altre patologie psichiatriche e somatiche. Le diagnosi sono state elaborate secondo i criteri del DSM-III-R, in cieco rispetto al test MMPI-2.

Risultati: l'analisi statistica ha rilevato che nei soggetti con disturbi dell'area schizofrenica i maschi hanno un'età media, un livello di scolarità lievemente inferiore e una distribuzione dello stato civile simile alle femminile. Sempre in questa area diagnostica il profilo psicometrico del MMPI-2 descrive nelle femmine una prevalenza delle componenti affettiva e ansiosa che sono evidenziate, nelle scale di base, da punteggi più elevati nelle scale Hs, D, Hy, Pt e in minor misura nelle scale di contenuto per i punteggi più elevati nelle scale ANX, DEP. Il gruppo di pazienti con diagnosi dell'area depressiva hanno presentato un profilo clinico delle scale di base quasi sovrapponibile tra i due sessi ad eccezione della scala Sc che è risultata significativamente aumentata nelle femmine. Per quanto riguarda le scale di contenuto i maschi con depressione hanno presentato un profilo complessivamente superiore rispetto alle femmine con una generale lieve superiorità di quasi tutti i punteggi, ad eccezione di HEA dove la prevalenza è stata femminile. La superiorità maschile con sufficiente significatività statistica è stata apprezzata per le scale DEP con p = .0358, per ANG con p = .0235 ed infine per TPA con p = .0368.

Conclusioni: in sintesi i risultati mostrano che nell'area della schizofrenia le femmine hanno rispetto ai maschi un profilo clinico mediamente più "disturbato" nell'area nevrotica (Hs, D, Hy) con punteggi più elevati nelle scale di contenuto per la depressione (DEP) e per l'ansia (ANX). I picchi più elevati si riferiscono sia nei maschi, che nelle femmine alle scale cliniche 2-6-8. Il dato principale relativo ai disturbi dell'area schizofrenica, sembra in accordo con quanto descritto in letteratura. La schizofrenia nella donna sembra avere una presentazione clinica più "morbida", più "affettiva" e con sintomi dell'area relazionale (scala Hy) e somatica (scala Hs), entrambi vicini all'espressione della sofferenza di tipo "nevrotico". Va rilevato che il profilo MMPI femminile ha un code-type 2-8-3 e delle scale che caratterizzano la componente psicotica appare più elevata solo la Pa. Nell'uomo invece, il profilo sintomatologico appare più "nucleare", con l'area affettiva meno differenziata rispetto alle altre scale. Per quanto riguarda l'analisi del gruppo con diagnosi dell'area depressiva, il profilo medio delle scale cliniche del MMPI-2 dei maschi e delle femmine hanno entrambi un code-type 2-8 senza sostanziali differenze, eccetto un punteggio significativamente più alto della scala di validità K e della scala di base Sc nelle femmine. Il dato più interessante sembra derivare tuttavia dalle scale di contenuto. I maschi con diagnosi di disturbi dell'area depressiva hanno valori significativamente più elevati per le scale di contenuto per la Depressione, scala DEP, e per la dimensione Rabbia-Aggressività, scala ANG ed una tendenza ad un comportamento arrivista, scala TPA. La combinazione di depressione e rabbia nelle scale di contenuto MMPI-2, insieme al più basso punteggio della scala K è in pieno accordo inoltre con l'evidenza epidemiologica di un maggior rischio suicidario nell'uomo rispetto alla donna.