V. Mantua, F. Pacitti, M. Peronti, P. Pancheri - Vol. 5, Dicembre 1999, num.4
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V. Mantua, F. Pacitti, M. Peronti, P. Pancheri
II Clinica Psichiatrica, Università di Roma "La Sapienza"
Parole chiave: MMPI - Depressione - Differenze
di genere
Key words: MMP - Depression - Gender differences
Introduzione
Osservazione comune agli studi epidemiologici sui disturbi dell'umore e alla pratica clinica, è che tra le donne è maggiore la prevalenza di disturbi depressivi (1). Dall'esame della letteratura internazionale risulta che le donne sono affette da depressione circa due volte di più rispetto agli uomini (2,3). Essere una donna è un fattore di rischio per la depressione come altri fattori biologici: l'assetto endocrino, la predisposizione genetica (4,5). L'impatto di questi dati sulla ricerca è enorme. In una revisione critica pubblicata alla fine degli anni Settanta (6), Weissmann e Coll., hanno smentito le ipotesi per le quali la predominanza delle donne tra i pazienti depressi fosse frutto di artefatti prodotti dal metodo con cui gli studi statistici precedenti erano stati condotti. Passando al vaglio l'influenza del ruolo sociale della donna sulla sintomatologia riportata, hanno concluso confermando che la stessa identità biologica favorirebbe la depressione nel sesso femminile. Infatti il ruolo di fattori psicosociali, che influenzano differenzialmente i due sessi secondo la realtà culturale, non sembra essere importante nella determinazione di patologie depressive in rapporto al sesso (7,8). È stato così inaugurato un filone di ricerche che ha messo in relazione vari parametri tra i quali l'assetto ormonale (9), la risposta allo stress (10) e le fasi del ciclo riproduttivo con aspetti psicopatologici della donna. I risultati di questi studi hanno avuto implicazioni anche sulle ricerche sul trattamento farmacologico e psicoterapico della depressione, le quali hanno messo in evidenza che l'efficacia delle varie terapie cambia con il sesso (11).
L'evidenza di una differenza quantitativa di genere nella depressione ha quindi permesso alla ricerca di accedere a informazioni qualitative ben più significative e utili ai fini terapeutici.
Il nostro lavoro si propone di analizzare gli aspetti psicopatologici differenziali della depressione nei due sessi utilizzando il test MMPI (Inventario Multifasico di Personalità Minnesota), valido strumento di valutazione psicometrica e efficace descrittore delle caratteristiche personologiche dei soggetti studiati, con l'obiettivo finale di delineare il profilo medio del paziente maschio e della paziente femmina.
Di recente, l'esistenza di differenze tra sessi è stata indagata in popolazioni normali attraverso l'MMPI-1 e -2. Il lavoro di Gumbiner e Coll. (12) ha evidenziato che le donne avevano punteggi superiori alle scale Hs (Ipocondria), Hy (Isteria) e Pa (Paranoia) e alle scale di contenuto N e D1 che mostravano una tendenza delle donne a esprimere apertamente i vissuti intrapsichici di tipo depressivo. Poiché tali differenze erano sovrapponibili per le due versioni dell'MMPI è possibile che negli ultimi anni la personalità dei due sessi non si sia diversificata significativamente sulla base di un cambiamento nei ruoli sociali
Materiali e Metodi
Utilizzando le cartelle cliniche dell'archivio del servizio ambulatoriale della III Clinica Psichiatrica dell'Università di Roma "La Sapienza", del periodo che va da gennaio 1995 a luglio 1999, è stato isolato un campione di 259 pazienti, 100 uomini e 159 donne, con diagnosi di disturbo depressivo maggiore secondo i criteri del DSM-IV. Sono stati inclusi pazienti con una o più codiagnosi in Asse I e/o Asse II, mentre sono stati esclusi quei pazienti con diagnosi di disturbo bipolare o disturbi mentali dovuti a condizione medica generale.
I dati raccolti riguardano i punteggi (T-score) del test MMPI, compilato dal paziente al momento del primo contatto con la struttura, e i seguenti parametri anamnestici: età, scolarità, familiarità psichiatrica, stato civile, numero di episodi, episodicità.
Il test MMPI-1
L'inventario multifasico di personalità Minnesota-1 è un test di personalità messo a punto negli Stati Uniti negli anni Quaranta da Hathaway e McKinley. È composto di 10 scale cliniche (Hs, D, Hy, Pd, Mf, Pa, Pt, Sc, Ma, Si.) e 3 scale di controllo (L, F, K.). Al paziente viene consegnato un questionario composto di 357 item (per questo studio è stata utilizzata la forma ridotta), ovvero delle affermazioni relative ai vissuti, abitudini, e pensieri del soggetto a cui è possibile rispondere "vero" o "falso". In base alle risposte del paziente viene automaticamente calcolato il punteggio delle 13 scale. Le scale sono state ricavate su base strettamente empirica, valutando la frequenza relativa delle risposte ad ogni item. A partire dai punteggi grezzi (raw scores), mediante una opportuna griglia di correzione si possono ricavare i T-scores. Sono questi ultimi ad essere stati da noi selezionati come punteggi di riferimento delle scale psicopatologiche per la successiva analisi statistica. L'insieme dei valori delle 13 scale forma un profilo descrittivo del soggetto e valutativo delle sue diverse caratteristiche personologiche. La presenza di valori normativi specifici per ogni genere permetterebbe di affermare che il profilo ideale di due soggetti di diverso sesso in assenza di fenomeni psicopatologici in atto sia teoricamente sovrapponibile, eliminando così artefatti statistici.
Fig. 1.
Profili medi dellMMPI per i due sessi nel nostro campione.
Mean MMPI profiles in our sample for the genders.
In questo studio, alla ricerca di un confronto tra il campione femminile e quello maschile, sono stati analizzati statisticamente: i T-scores relativi alla singole scale, le scale che presentavano T-scores > 70, i 57 items della scala D (Depressione).
Descrizione del campione
Il gruppo campione è costituito da 259 soggetti dei quali: 159 donne, di età media 42,43 ± 13,75 anni, e da 100 uomini, di età media 46,88 ± 14,91 anni. Le caratteristiche di base socio-demografiche sono illustrate in Tabella I.
Per quanto riguarda i parametri anamnestici i risultati ottenuti sono stati i seguenti:
- la scolarità nel campione totale è risultata per il 45,9% dei soggetti di livello superiore e solo per l'11% di livello universitario; nel campione diviso per sesso il livello di scolarità raggiunto è risultato, in generale, più elevato negli uomini rispetto alle donne, infatti solo il 6,9% delle donne ha conseguito la laurea rispetto al 18% degli uomini, mentre è risultata più elevata la percentuale di donne rispetto agli uomini che ha interrotto gli studi al livello della scuola media (31,4% donne vs 24% uomini) o della scuola superiore (47,2% donne vs 44% uomini) (Tab. II);
- per quanto riguarda lo stato civile si è visto che nel campione totale la maggior parte dei soggetti è sposato (55,2%) o celibe/nubile (31,3%); nel campione diviso per sesso: le donne risultano essere in percentuale maggiore rispetto agli uomini sposate (56,6% donne vs 53% uomini) o vedove (6,9% donne vs 1% uomini); gli uomini risultano essere in percentuale maggiore rispetto alle donne celibi (38% uomini vs 27% donne) (Tab. III);
- la familiarità per patologia psichiatrica nel campione totale è risultata: negativa per il 55,6% dei soggetti e positiva per disturbi affettivi per il 33,2% dei casi. Nel campione diviso per sesso: le donne rispetto agli uomini risultano avere una percentuale più elevata sia per quanto riguarda la familiarità negativa per patologia psichiatrica (58% donne verso 51% uomini) sia per quanto riguarda la familiarità positiva per disturbi affettivi (34,6% donne vs 31% uomini); gli uomini rispetto alle donne risultano avere una percentuale più elevata per quanto riguarda la familiarità positiva per altri disturbi psichiatrici (18% uomini vs 6,9% donne) (Tab. IV);
- nel campione totale il 54,8% dei soggetti è risultato essere al primo episodio di malattia, mentre il 30,9% è almeno al terzo episodio depressivo maggiore. Nel campione diviso per sesso: gli uomini rispetto alle donne risultano essere in percentuale maggiore al primo episodio depressivo (64% uomini vs 49,1% donne); le donne rispetto agli uomini risultano avere avuto in percentuale maggiore più di due episodi di malattia (33,3% donne vs 27% uomini) o almeno due episodi (17,6% donne vs 9% uomini) (Tab. V).
Risultati
Analisi delle scale: punteggi assoluti
Rispetto ai valori delle scale del test MMPI nel campione diviso per sesso: le donne rispetto agli uomini sono risultate avere punteggi più elevati, in modo statisticamente significativo, alla scala F (infrequency-frequenza) (p = 0,037), Hs (hypochondriasis- ipocondria) (p = 0,025), D (depression-depressione) (p < 0,00), Hy (conversion hysteria-isteria) (p < 0,00) e Pt (psychasthenia-psicastenia) (p = 0,001); gli uomini rispetto alle donne sono risultati avere punteggi più elevati, in modo statisticamente significativo, solo alla scala L (lie-menzogna) (p < 0,00) (Tab. VI).
Analisi delle scale: punteggi > 70
Una seconda analisi statistica ha preso in considerazione i T-scores > 70 (valore patologico) delle scale dell'MMPI sia nel gruppo delle donne che degli uomini.
I risultati di questa analisi fanno rilevare una differenza statisticamente significativa tra gli uomini e le donne in alcune scale dell'MMPI. In particolare, le donne rispetto agli uomini hanno punteggi al di sopra di 70 alle scale Hs (73,8% donne vs 61% uomini; p = 0,014), D (93,7% donne vs 86% uomini; p = 0,033), Pa (Paranoia) (39,6% donne vs 28% uomini; p = 0,037), Pt (83,6% donne vs 64% uomini; p < 0,00). Ma (hypomania-mania) (10,7% donne vs 4% uomini; p = 0,042) (Tab. VII).
Item analysis
Per quanto riguarda i singoli item della scala D dell'MMPI, 57 in totale, l'analisi statistica del campione diviso per sesso ha evidenziato alcune differenze significative. In particolare, è risultato che le donne rispetto agli uomini rispondono più frequentemente, negli item D5 (72,2% donne vs 58% uomini; p = 0,014), D9 (80,4% donne vs 68% uomini; p = 0,018), D23 (49,7% donne vs 17% uomini; p = 0,000), D80 (88% donne vs 77% uomini; p = 0,016), D88 (39,2% donne vs 22% uomini; p = 0,003), D153 (76,6% donne vs 61% uomini; p = 0,006), D158 (81% donne vs 35% uomini; p = 0,000), D178 (58,2% donne vs 43% uomini; p = 0,012), D182 (63,3% donne vs 49% uomini; p = 0,016), D189 (87,3% donne vs 72% uomini; p = 0,002), D263 (70,9% donne vs 57% uomini; p = 0,016), D285 (41,8% donne vs 25% uomini; p = 0,000); gli uomini rispetto alle donne prevalgono in percentuale significativa, negli item D30 (72% uomini vs 58% donne; p = 0,015) e D131 (71,7% uomini vs 57,6% donne; p = 0,015).
Per una visione d'insieme dei risultati sopra riportati vedere Tabella VIII.
Discussione
Analizzando i dati relativi al test MMPI, in generale, si può notare come le donne presentino un maggiore punteggio nelle scale depressione-correlate (Hs, D, Hy, Pt) con un livello di sofferenza più elevato rispetto agli uomini (scala F). Le scale Hs, D e Hy costituiscono la cosiddetta triade nevrotica. I valori di queste scale, significativamente più alti nelle donne, mostrerebbero, come caratteristica peculiare delle depressione femminile, una tendenza a mettere in atto comportamenti abitualmente definiti di tipo nevrotico: l'espressione somatica degli stati emotivi, la ricerca di vantaggi secondari. Rispetto a questo dato è interessante notare come negli ultimi anni sia meno frequente il riscontro clinico di veri e propri disturbi di conversione, in cui la sofferenza psichica veniva completamente spostata sul corpo. La depressione, la cui prevalenza nel sesso femminile è aumentata negli ultimi anni rappresenta invece l'espressione aperta di vissuti mentali di sfiducia, colpa e tristezza. In questo senso la costante presenza di una somatizzazione dei vissuti intrapsichici accanto ai peculiari sintomi della depressione, come anche confermerà l'analisi degli item della scala D, potrebbe essere vista come una caratteristica femminile e una vestigia dell'isteria classica.
Considerando nell'analisi della scale soltanto i punteggi al di sopra del valore di 70 T, segno della presenza di un disturbo psicopatologico in atto, si nota l'aggiunta di altre due scale (la scala Pa ed Ma), che in questo caso potrebbero corrispondere ad una quota di ansia, spesso copresente nel disturbo affettivo, in particolare nelle donne, insieme ad una difficoltà nella relazione con la realtà esterna, spesso da queste vissuta come colpevolizzante e persecutoria. È di comune riscontro clinico, infatti, la difficoltà delle donne affette da disturbo depressivo ad accettare l'impossibilità, in termini di energia, di occuparsi, coerentemente alle aspettative soggettive, del proprio ambiente familiare. Ne consegue sconforto e una tendenza alla rabbia e alla colpa verso l'ambiente familiare stesso.
L'analisi dei dati riguardanti gli item della scala D dell'MMPI ha infine evidenziato una prevalenza nelle donne rispetto agli uomini, in sintonia con quanto già evidenziato dai punteggi totali delle singole scale, a esprimere apertamente i vissuti depressivi. Gli item risultati statisticamente significativi appartengono per la maggior parte ad un gruppo omogeneo di item che esprimono sintomi somatici ("spesso soffro di nausea e vomito", Vero), perdita di interessi, astenia e demoralizzazione ("Sono capace di lavorare come lo sono sempre stato", Falso). Per quanto riguarda gli uomini sono risultati significativi soltanto due item che segnalano un disagio nel controllo dell'aspetto interno della malattia (impulsività, paura di diventare matto). In generale tutto questo sembrerebbe corrispondere anche a quanto osservato in letteratura al confronto delle differenze nelle risposte all'MMPI tra uomini e donne (Gumbiner J e Coll. 1997).