A. Di Genova, O. Rinaldi, A. Tomassini, P. Stratta, M. Marinelli, M. Aniello, A. Rossi - Vol. 10, September 2004, Issue 3
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Articolo originale/Original article
A. Di Genova*, O. Rinaldi*, A. Tomassini*, P. Stratta***, M. Marinelli**, M. Aniello**, A. Rossi* **
* Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università
de LAquila;
** Casa di Cura Villa Serena "Città S. Angelo" Pescara;
*** Dipartimento di Salute Mentale, AUSL 4, LAquila
Key words: Impulsiveness Depression Barratt Impulsiveness
scale (BIS 11) Symptom Chcklist-90 Revised (SCL-90-R)
Correspondence: Prof. Alessandro Rossi, Psichiatria, Università
de LAquila, Dipartimento di Medicina Sperimentale, via Vetoio Coppito
II, 67100 LAquila, Italy - Tel. e Fax +39 0862 433602 - E-mail: rossi.aq@tin.it
Secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4a edizione (DSM-IV) limpulsività è definita come lincapacità nel resistere ad un impulso, spinta o tentazione a compiere un atto dannoso per la persona o per altri. In letteratura sono descritti due tipi dimpulsività: impulsività funzionale e disfunzionale (1): limpulsività funzionale è la tendenza ad agire senza premeditazione quando questa tendenza risulta ottimale o benefica. Limpulsività disfunzionale è la tendenza ad agire senza premeditazione quando questa tendenza potrebbe avere conseguenze negative (2). Esistono inoltre tre assunti di base riguardo la natura dellimpulsività: si ha una risposta impulsiva quando questa è rapida e favorisce comportamenti non adeguati allo scopo; può manifestarsi in presenza di stimoli allettanti, in assenza di un forte controllo cognitivo.
Il costrutto impulsività è stato ampiamente studiato in psichiatria. Esiste attualmente una visione di tipo categoriale secondo la quale limpulsività è caratteristica di alcuni disturbi (es. i disturbi del controllo degli impulsi) ma viene accettata anche una visione dimensionale per la quale il sintomo impulsività è presente in numerosi disturbi mentali dasse I e II (es. i disturbi di personalità del cluster B, lo spettro bipolare, i disturbi della condotta, i disturbi da abuso di sostanze, i disturbi del comportamento alimentare, le parafilie etc.) (3)-(8).
Uno degli strumenti maggiormente utilizzati per lo studio dellimpulsività è la Barratt Impulsiveness Scale 11 (BIS-11) (9). Gli autori della scala descrivono limpulsività come lincapacità a controllare pensieri e atti. Lo strumento fu elaborato in base allipotesi che limpulsività si comportasse in maniera indipendente rispetto allansia, appartenendo questa alla "dimensione psichica dellemozione" mentre limpulsività alla "dimensione psichica dellistintualità" (10).
La BIS-11 individua tre fattori che esprimono tre costrutti diversi dellimpulsività: limpulsività cognitiva, intesa come disattenzione ed instabilità cognitiva, limpulsività motoria, intesa come instabilità motoria e mancanza di perseveranza e limpulsività non pianificativa, intesa come la mancanza di auto-controllo e lintolleranza alla complessità cognitiva. Fossati et al. (11) hanno analizzato le proprietà psicometriche della BIS-11 su un campione di 763 studenti ed in un campione di adolescenti (range 13-19 anni) (12). I risultati di questultimo studio hanno dimostrato una correlazione tra impulsività e "tratti che orientano lazione" come lattitudine al fumo o labuso di alcol.
Limpulsività costituirebbe una condizione di "tratto", potendo essere associata ad una misura biologica relativamente stabile come il livello della funzione serotoninergica, ma anche una condizione di "stato", aumentando in condizioni psicopatologiche, in funzione della gravità sintomatologica. Essa rappresenta quindi un continuum nelle manifestazioni di vari disturbi psichici, poiché in parte determinata dalla personalità dellindividuo (13) (14).
La depressione dellumore può essere caratterizzata da impulsività che rappresenta un fattore di rischio per condotte suicidarie (15), abuso di sostanze (16) o comorbidità con altri disturbi (es. ansia) (17). I più recenti studi di Swann (6) sullimpulsività nei pazienti bipolari evidenziano come questa sia elevata sia in fase maniacale che in fase eutimica e depressiva.
Corruble et al. (18) riportano limpulsività quale caratteristica dei pazienti affetti da depressione maggiore che tentano il suicidio. In questo studio sono state evidenziate tre dimensioni dellimpulsività stato-dipendenti: la perdita del controllo comportamentale, linstabilità cognitiva e la non pianificazione. Solo il fattore cognitivo, misurato con la BIS-11, era correlato con recenti tentativi di suicidio. La relazione tra condotte suicidarie e impulsività nei pazienti depressi è ampiamente riportata nella letteratura scientifica (19) (20). Limpulsività e la rabbia sono due caratteristiche del disturbo depressivo ma, mentre la rabbia è presente sia nella popolazione di depressi che tenta il suicidio che in quella senza condotte suicidarie, limpulsività è una caratteristica specifica dei pazienti depressi che tentano il suicidio (21). Levidenza dellimpulsività come fattore di rischio per il suicidio è supportato dal riscontro di condotte suicidarie nelle popolazioni affette da disturbi del controllo degli impulsi come i giocatori dazzardo patologici (22). Lejoyeux et al. (23) evidenziano come in una popolazione di pazienti depressi vi sia unampia prevalenza di disturbi del controllo degli impulsi. Tali pazienti mostrano, alla valutazione dellimpulsività con la BIS, un alto punteggio del fattore motorio rispetto ai pazienti depressi che non presentano discontrollo degli impulsi.
Scopo del presente studio è di valutare limpulsività in una popolazione clinica italiana di pazienti affetti da disturbo dellumore attraverso limpiego di uno strumento standardizzato, e di ricercare correlazioni con variabili psicopatologiche valutate con la Symptom Checklist 90 Revised (SCL-90-R) (24) (25).
Metodo
Sono stati valutati 50 pazienti, 30 donne e 20 uomini, affetti da disturbo dellumore di tipo depressivo, consecutivamente ricoverati per un episodio "indice". Sono stati inoltre valutati 75 soggetti (45 donne e 30 uomini) reclutati tra studenti universitari ed infermieri quale popolazione di controllo. Venivano esclusi i pazienti affetti da disturbo bipolare.
I pazienti hanno fornito il consenso informato e lo studio ha ottenuto il giudizio positivo da parte del comitato etico locale.
La BIS-11 è stata somministrata allammissione al ricovero ed alla dimissione nella versione tradotta da Conti (26).
La BIS-11 è un questionario di autovalutazione a 30 items, con risposte del tipo "raramente/mai", "occasionalmente", "spesso" e "quasi sempre/sempre". Il punteggio totale varia da 30 a 120 ed offre una stima quantitativa dellimpulsività che deriva dalla somma dei tre fattori: limpulsività cognitiva (punteggio minimo: 8; massimo: 32), limpulsività motoria (punteggio minimo: 11; massimo: 44) e limpulsività non pianificativa (punteggio minimo: 11; massimo: 44).
La valutazione clinica è stata condotta con la SCL-90-R, uno strumento di autovalutazione e di analisi multidimensionale dei sintomi psichiatrici. La SCL -90-R identifica 10 variabili psicopatologiche e sintomatologiche che maggiormente creano disagio al paziente attraverso lassegnazione di un punteggio percentuale o assoluto: ossessività/compulsività, ansia, depressione, somatizzazione, ideazione paranoide, psicoticismo, rabbia/ostilità, fobia, sensitività interpersonale e mania (25).
Lanalisi statistica è stata condotta con lausilio del software SPSS (27). I confronti tra medie sono stati eseguiti utilizzando il t- test di Student per campioni indipendenti o per dati appaiati quando opportuno. Per il calcolo dei coefficienti di correlazione tra le variabili è stato utilizzato il Pearson Product Moment (r).
Risultati
Nella Tabella I sono riportate le caratteristiche demografiche del campione clinico e dei controlli. Nonostante vi siano differenze statisticamente significative tra controlli e pazienti, nessuna delle variabili demografiche correla con le misurazioni condotte con SCL-90-R e BIS-11. Per tale motivo è verosimile che le differenze tra i 2 gruppi per età e scolarità non influenzino le differenze tra le variabili cliniche.
Nella Tabella II sono riportate le dimensioni cliniche valutate con la SCL- 90-R.
In Tabella III sono riportati i risultati BIS dei pazienti, al ricovero ed alla dimissione, e dei controlli. Si rileva una differenza statisticamente significativa tra i punteggi totali BIS dei controlli e quelli dei pazienti sia allammissione al ricovero che alla dimissione. Anche i valori dei singoli fattori differiscono in maniera statisticamente significativa ad eccezione del fattore motorio relativo alla dimissione che non differisce da quello dei controlli. Esiste, inoltre, una differenza statisticamente significativa tra ricovero e dimissione per il punteggio totale, per il fattore cognitivo e il fattore non pianificativo, ma non per il fattore motorio.
La Tabella IV riporta gli indici di correlazione tra le dimensioni SCL-90-R ed i punteggi della BIS-11 al momento del ricovero. Il fattore cognitivo correla in maniera significativa con tutte le dimensioni SCL-90, ad eccezione delle dimensioni Psicoticismo e Rabbia/ostilità; questultima correla invece con il fattore motorio. Non ci sono correlazioni significative tra i punteggi SCL-90-R e i valori BIS alla dimissione ad eccezione del solo fattore motorio che continua a correlare in maniera statisticamente significativa con la dimensione rabbia/ostilità (r = ,37; p < ,01).
Il fattore non pianificativo non correla con nessuna della dimensioni della SCL-90-R.
Discussione
Il presente studio riporta che i pazienti mostrano maggiore "impulsività" rispetto alla popolazione di controllo confermando i dati di letteratura (6) (10) (20). Durante il trattamento dellepisodio indice limpulsività mostra una significativa riduzione, tranne che per il fattore motorio. Questo potrebbe indicare che limpulsività costituisce una componente sia di stato che di tratto del disturbo, come già suggerito da Wingrove et al. (28). Corruble et al. (20) dimostrano come la componente di "stato" dellimpulsività sarebbe rappresentata dagli items della BIS-11 sensibili al cambiamento dopo il miglioramento della sintomatologia depressiva (specialmente "mancanza della capacità di perseguire unattività", ma anche "irritabilità" ed "aggressività"), mentre la componente di "tratto" potrebbe essere definita dagli items non sensibili al cambiamento dopo miglioramento della sintomatologia depressiva. Questo è in parziale accordo con i recenti dati di Swann et al. (6) che indicano limpulsività nel disturbo bipolare misurata con la BIS-11 come una condizione di tratto.
Levidenza della correlazioni tra le dimensioni SCL-90-R e il fattore cognitivo alla valutazione basale e non in quella in fase di remissione sintomatologica e la riduzione del fattore cognitivo suggerisce il ruolo dellimpulsività cognitiva come "indicatore di stato" della sintomatologia depressiva.
Le correlazioni non si mantengono stabili durante la degenza ad eccezione della sola dimensione rabbia/ostilità che correla con il fattore motorio in entrambe le valutazioni.
In ragione di queste correlazioni, il fattore motorio sembra essere espressione di unimpulsività di "tratto".
È interessante notare come il fattore cognitivo mostri le correlazioni più elevate con la dimensione depressione ed ansia. Come già dimostrato da un lavoro di Kennedy et al. (29) la popolazione di pazienti affetti da depressione maggiore e da stato misto di ansia e depressione mostra una generale compromissione sintomatologica con alti punteggi a quasi tutte le scale della SCL-90-R.
Il fattore cognitivo potrebbe essere così indicato come "indicatore di stato" dellimpulsività nei disturbi dellumore. Va notato come il fattore cognitivo, che è proprio lespressione della disattenzione e dellinstabilità cognitiva ovvero del pensare, decidere e concludere velocemente, sia correlato alla dimensione depressione, soprattutto nei pazienti depressi con condotte suicidarie (20).
Conclusioni
Il nostro studio suggerisce che soprattutto il fattore cognitivo rappresenti un "indicatore di stato" dellimpulsività. Il fattore cognitivo è stato considerato come misura del fattore di rischio delle condotte suicidarie nella popolazione dei pazienti depressi (18). Daltra parte la relativa stabilità del "pattern" di correlazione tra la scala rabbia/ostilità ed il fattore motorio depone a favore del ruolo di queste dimensioni come componenti di "tratto" della personalità "orientati allazione" (12). Ulteriori studi in campioni di numerosità maggiore con una valutazione di altre variabili cliniche sono necessari per stabilire se la diminuzione dellimpulsività è conseguenza del miglioramento clinico globale o se è dovuta ad un miglioramento specifico del costrutto impulsività.
Un limite dello studio è dato dalla mancata valutazione dei disturbi di personalità (DP). La presenza di DP di cluster B potrebbe spiegare parte dellimpulsività del campione (30).
Un ulteriore limite è costituito dallimpiego di uno strumento di valutazione, la BIS-11, per il quale non esiste una validazione della versione italiana in popolazioni cliniche in età adulta.