P. MOROSINI, A. GIGANTESCO, F. MIRABELLA, A. PICARDI - Vol. 10, March 2004, Issue 1
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Articolo di aggiornamento/Up-date review
P. MOROSINI, A. GIGANTESCO, F. MIRABELLA, A. PICARDI
Istituto Superiore di Sanità, Roma
Key words: Professional quality Psychosocial interventions
Outcome evaluation Effectiveness and efficacy Clinical pathways
Introduzione
Questo editoriale è rivolto agli operatori dei servizi di salute mentale ai quali intende fornire spunti di riflessione e stimolo per promuovere la cultura e la pratica della cosiddetta qualità professionale. Esso tratterà per punti essenziali della qualità professionale dal punto di vista dellinsieme di attività noto attualmente nel mondo internazionale con il nome di Miglioramento Continuo di Qualità (MCQ). I principi fondamentali del Miglioramento Continuo di Qualità sono sintetizzati in un editoriale della rivista QA (1). Per inquadrare la qualità professionale è opportuno ricordare che essa rappresenta una delle tre dimensioni della qualità e si riferisce alla scelta appropriata e allesecuzione corretta degli interventi specifici della professione, alla luce dei principi dellassistenza sanitaria basata sulle evidenze. Le altre due dimensioni sono la qualità organizzativa, che si riferisce alluso efficiente delle risorse, e la qualità percepita, che considera quanto si fa per venire incontro alle esigenze comuni dei vari tipi di utenti e dei loro familiari.
Qualità professionale, percepita e organizzativa
Come già detto, in questo breve contributo ci si limiterà a trattare per punti essenziali della qualità professionale. Gli autori sono infatti convinti che:
La qualità professionale sia fondamentale e che sia ora di metterla davvero al centro dellattenzione dei programmi di accreditamento ed in genere di tutte le iniziative dirette alla valutazione e al miglioramento, come del resto è implicito nellapproccio noto come governo clinico (clinical governance), per il quale tutte le aziende sanitarie hanno il mandato di perseguire il miglioramento della qualità professionale. Al centro della qualità professionale vi è lefficacia sanitaria, la capacità di produrre negli utenti i migliori benefici legati allo stato dellarte, con rischi ed effetti collaterali accettabili. La disponibilità di risorse adeguate e la qualità organizzativa, compresa quella collegata alla leadership, alla gestione e la formazione del personale e alla produttività, vanno considerati strumenti che facilitano il dispiegarsi della qualità professionale; strumenti importanti quanto si vuole, ma pur sempre strumenti. La capacità di un servizio di rispondere ai bisogni della popolazione del suo bacino di utenza non può esserci senza qualità professionale, anche se ovviamente contano la disponibilità di risorse e la loro organizzazione.
La qualità percepita, qui intesa come opinione degli utenti e dei loro familiari nei confronti del servizio ricevuto, sia in gran parte da ricondurre alla qualità professionale, in quanto dipende essenzialmente dagli esiti di salute che gli utenti sperimentano e da elementi di interazione personale, elencati nella Tabella I, che vanno considerati parte integrante della qualità professionale, in tutte le discipline ma soprattutto in salute mentale.
Orientamento ai risultati
Tra le novità dellultimo decennio nel campo dellaccreditamento vi sono la diminuzione dellenfasi posta sulla standardizzazione dei processi per un recupero dellimportanza dei risultati. È stato il modello European Foundation for Quality Management (EFQM) a proporre questo orientamento, che poi è stato in gran parte fatto proprio dal modello International Standards for Organisations (ISO) 9001:2000 (2), in Italia particolarmente da parte del gruppo CERMET (3). Ciò è tanto più importante nei servizi sanitari e sociali, dove i risultati non sono mai stati oggetto di valutazione sistematica. Naturalmente qui per risultati si intendono non i volumi di prestazioni, né il rapporto ricavi/costi, ma quei particolari risultati che sono rappresentati dagli esiti di salute (modificazioni in meglio o in peggio delle condizioni di salute, fisica e psichica, inclusa la sofferenza fisica e morale e il funzionamento sociale). E di esiti si parlerà da ora in poi.
Qualità professionale e medicina basata sulle evidenze
Per fortuna lindividuazione e promozione della qualità professionale è stata enormemente facilitata negli ultimi anni dal movimento della Evidence Based Medicine (EBM) o Medicina Basata sulle Evidenze (qui evidenze è un inglesismo che significa prove, dimostrazioni). Professionalmente la parola chiave è "appropriatezza professionale". Gli interventi diagnostici, terapeutici, riabilitativi, preventivi sono appropriati quando sono sia efficaci (o meglio, quando hanno un rapporto efficacia-costo ottimale), sia indicati per la persona o la situazione a cui sono applicati. Lefficacia viene valutata in funzione sia della qualità metodologica degli studi con cui è stata valutata (la cosiddetta forza delle evidenze), sia della somiglianza tra le situazioni in cui è stata studiata a quelle in cui dovrebbe essere applicata e delle maggiori o minori difficoltà di applicazione (da cui anche dipende la cosiddetta forza delle raccomandazioni). Non è certo questa la sede in cui esporre in dettaglio i principi e le pratiche della medicina dellassistenza sanitaria basata sulle evidenze. È però utile ricordare che il metodo migliore, anche se non unico e non esente da critiche, per valutare lefficacia di un intervento è lo studio controllato randomizzato (il cosiddetto trial), che i resoconti aneddotici su singoli pazienti possono essere utili per generare ipotesi, ma non hanno nessun valore per confermarle e che il parere di esperti va sempre preso in considerazione, ma solo ad integrazione ed adattamento delle informazioni prodotte dagli studi scientifici disponibili (4)-(7). Lo ribadiamo qui perché ci sono in salute mentale professionisti che ancora ritengono che non si possa valutare con metodi scientifici lefficacia degli interventi, nonostante le ormai migliaia di studi controllati relativi anche agli interventi psicoterapeutici e riabilitativi, nonostante le decine di rassegne sistematiche su tali studi, la pubblicazione della eccellente rivista di letteratura secondaria Evidence Based Mental Health (sito internet: http://ebmh.bmjjournals.com/) da parte del Centro per la Salute Mentale Basata sulle Evidenze di Oxford (sito internet: www.cebmh.com/) e lattività di cinque gruppi collaborativi Cochrane su depressione, ansia e nevrosi, schizofrenia, alcol e droghe, demenza, disturbi dello sviluppo e dellapprendimento (vedi www.cochrane.it e i relativi link). In sintesi si può dire che molte ricerche hanno ormai dimostrato che parecchi interventi, non solo farmacologi, ma anche psicoterapeutici e, in senso più ampio, psicosociali, migliorano la qualità della vita delle persone affette da disturbi psichici; ad esempio nella schizofrenia il trattamento territoriale "assertivo", la psicoeducazione familiare secondo Falloon (8) o interventi simili, i programmi di inserimento lavorativo, linsegnamento di abilità di autogestione dei sintomi. Ma questi interventi sono ancora offerti poco e quindi vi è ampio spazio per iniziative di formazione degli operatori e di loro diffusione nei servizi (9). Ci sembra utile riportare in appendice lelenco degli interventi psicoterapeutici di provata o probabile efficacia secondo Roth e Fonagy (10), Fonagy et al. (11), Carr (12), lAmerican Psychological Association (13) e la pubblicazione "Clinical Evidence" (14), di cui è uscito da poco il primo estratto dedicato alla salute mentale. Su Clinical Evidence sono riportati anche gli interventi probabilmente inefficaci o dannosi e, oltre ai dati sugli interventi psicosociali, anche quelli sugli psicofarmaci. Tutte le altre terapie si suppone siano di efficacia ignota dal punto di vista dei criteri della EBM. In altre parole, anche se per i trattamenti psicoterapeutici non ancora sottoposti ad una valutazione sistematica rigorosa, lassenza di evidenze di efficacia non implica mancata efficacia (10), certo segnala fortemente la necessità di condurre opportuni studi a riguardo.
Si può concludere questa sezione con due citazioni di Gavin Andrews dal prestigioso British Medical Journal: "I pazienti hanno diritto a ricevere trattamenti di dimostrata efficacia. I professionisti sanitari che praticano terapie di efficacia non provata, anche se accettate e diffuse, lo fanno a rischio dei loro pazienti" (15) e "Se questi trattamenti psicoterapeutici (in questo caso si tratta delle psicoterapie cognitivo comportamentali per i disturbi dansia) fossero stati farmaci, sarebbero stati certificati come efficaci e sicuri e considerati parte della farmacopea essenziale di ogni medico. Poiché però non sono stati sviluppati da ditte tese al profitto, non sono stati pubblicizzati né promossi e il loro uso è poco diffuso" (16).
Qualità e profili professionali
Qual è limportanza in questo contesto dei profili professionali (detti anche, forse meglio, percorsi assistenziali o percorsi diagnostico-terapeutici)? È quella di essere probabilmente uno degli strumenti più efficaci, se non il più efficace, per cambiare il comportamento dei professionisti, per far sì che le raccomandazioni, contenute in linee guida che tengano conto delle evidenze scientifiche, siano applicate tenendo conto delle situazioni locali e coinvolgendo tutte le professionalità che sono interessate dai cambiamenti o li possono influenzare. Si sa ormai che lingenua convinzione che sia sufficiente informare i professionisti per diffondere le pratiche migliori è infondata. Anche la produzione e la diffusione di buone linee guida, nutrite di cultura delle evidenze, non basta. Le rassegne degli studi sulla diffusione passiva di raccomandazioni hanno concluso che limpatto sulla pratica è scarso. Nella Tabella II sono sintetizzate le conclusioni sullefficacia dei vari interventi per il cambiamento della pratica professionale della monografia del NHS Centre for Reviews and Dissemination di York (17).
Nella Tabella III abbiamo sintetizzato quali possono essere a nostro parere, anche sulla base delle esperienze italiane (ad esempio (19)) gli accorgimenti di cui tenere conto perché un intervento di miglioramento della pratica dei professionisti sanitari abbia successo.
Tutti gli accorgimenti elencati nella Tabella III sono presenti nei buoni programmi di applicazione dei percorsi assistenziali. Lutilità della formazione con didattica attiva è stata documentata da una serie di corsi intensivi in epidemiologia clinica, EBM e MCQ tenuti presso lIstituto Superiore di Sanità (ISS), per i quali sono stati raccolti dati a sostegno dellefficacia formativa e della messa in opera nella pratica di quanto appreso (20).
Tra le altre possibilità per accelerare la diffusione di interventi più efficaci, per eliminare interventi superati e per ridurre il consumismo medico, ci è gradito citare la formazione degli utenti o meglio dei membri delle associazioni che li rappresentano. Attualmente gli utenti tendono a richiedere acriticamente ogni intervento disponibile, alimentando il consumismo sanitario, ma potrebbero diventare, se meglio informati, uno strumento capace di spingere dal basso i professionisti sanitari verso unassistenza sanitaria maggiormente basata sulle evidenze (21).
Valutazione degli esiti
Vogliamo qui ribadire che i percorsi assistenziali rappresentano anche una buona occasione per introdurre nei servizi sanitari la valutazione sistematica degli esiti, cioè della cosiddetta efficacia nella pratica (effectiveness). Si tratta di una esigenza matura, che rappresenta ormai, come accennato, anche un requisito dei più avanzati programmi di accreditamento, ma che ancora oggi è troppo spesso disattesa. Ad esempio, nel progetto PROGRES (22) su tutte le strutture residenziali psichiatriche italiane, promosso e coordinato dallISS, è stato osservato che solo in un terzo delle strutture viene effettuata una valutazione clinica e delle disabilità mediante strumenti standardizzati, e solo nel 12% una valutazione multidimensionale degli esiti (23). In salute mentale, nonostante quanto normalmente si creda, questa esigenza può essere relativamente facile da soddisfare mediante la compilazione ripetuta nel tempo da parte dei pazienti e/o dei loro familiari di scale standardizzate relative ai sintomi, alla qualità della vita, al funzionamento sociale e alla soddisfazione nei confronti dellassistenza ricevuta. Tra queste, ci sembra utile citare alcuni strumenti per la valutazione della soddisfazione da parte dei pazienti e dei familiari (24)-(26) tra i quali la Rome Opinion Scale (27), la nuova scala per la valutazione degli esiti SAVE (28) che comprende 10 domande su funzionamento sociale e principali sintomi psichiatrici, una domanda su atti aggressivi, una su prepotenze e violenze subite e due sulla soddisfazione nei confronti della vita in generale e sui cambiamenti rispetto allanno precedente. La caratteristica più interessante di questultimo strumento è che esiste in tre versioni quasi uguali, una per i pazienti, una per i familiari e una per gli operatori, il che permette di confrontare i tre punti di vista. Anche le persone con psicosi possono contribuire direttamente alla valutazione, ad esempio mediante il questionario sullinsight di Birchwood (29) o semplici strumenti per la valutazione della qualità soggettiva della vita (30). Tra gli strumenti più tradizionali compilati dagli operatori, ci piace ricordare quelli illustrati nel bel libro di Ruggeri e dallAgnola (31), la SVARAD per la valutazione rapida delle principali dimensioni psicopatologiche (32)-(35), e la HoNOS-Roma (36). Questultimo strumento, che riguarda sia la psicopatologia, sia il funzionamento sociale e le condizioni di vita, ha una veste grafica innovativa, che permette di effettuare più compilazioni sullo stesso modulo e di ottenere una rappresentazione grafica dellandamento dei problemi nel tempo. Un altro aspetto da considerare nella valutazione dei servizi sanitari è la soddisfazione degli operatori. Si sta infatti iniziando ad apprezzare la necessità di considerare limpatto sugli operatori, e non solo sui pazienti, negli studi sullefficacia nella pratica dei diversi modelli di organizzazione dei servizi. A questo proposito, ultimamente abbiamo sviluppato e validato uno strumento per la valutazione della soddisfazione professionale degli operatori dei servizi di salute mentale (37) (38).
Ricerca e conclusioni
Vi sono ancora considerevoli lacune nelle conoscenze sui metodi per modificare le pratiche e realizzare migliori esiti di salute. Sono opportune altre ricerche, sia qualitative, per capire meglio come identificare gli ostacoli e adattare lintervento alle circostanze e agli atteggiamenti locali, sia epidemiologiche, per valutare il rapporto costo-efficacia degli interventi. Il disegno della massima parte degli studi di valutazione degli interventi psicosociali finora è stato del tipo pre-post, con solo controlli interni. Inoltre raramente vengono condotti follow-up che consentano di valutare gli esiti dei trattamenti a medio-lungo termine. È quindi auspicabile che anche nel nostro paese si attuino più spesso studi controllati randomizzati, di efficacia anche dei trattamenti psicoterapeutici e riabilitativi e non solo dei trattamenti psicofarmacologici (39), anche considerando che vi sono esempi che mostrano come simili studi, con opportuni accorgimenti, possano essere facilmente condotti anche nella pratica quotidiana dei servizi, senza la sponsorizzazione di unindustria farmaceutica e con minime risorse aggiuntive (40). Recenti esempi mostrano inoltre che adottando un approccio orientato alla valutazione sistematica degli esiti è possibile condurre anche studi di follow-up nella comune pratica clinica (41)-(44).
Un disegno particolarmente interessante di studio potrebbe essere il seguente: si sceglie un problema e si reclutano una ventina di centri, si nomina un comitato di esperti con rappresentanti delle varie professionalità coinvolte che individua un insieme semplice di indicatori di processo e di esito concordati con tutti i centri. Per almeno 6 mesi un anno, questi indicatori vengono rilevati in tutti i centri in assenza di interventi specifici. I 20 centri vengono quindi suddivisi in modo randomizzato in due gruppi: a) intervento precoce e b) intervento ritardato. Un gruppo di lavoro, coadiuvato da almeno un metodologo indipendente, elabora sulla base delle migliori linee guida esistenti un insieme di raccomandazioni basate il più possibile sulle evidenze. Le raccomandazioni vengono incorporate localmente in percorsi assistenziali e si inizia il tentativo di applicazione. Dopo sei mesi un anno si confrontano i valori degli indicatori sia tra il prima e il dopo nei vari centri, sia tra i centri del gruppo "a" e quelli del gruppo "b". Questo disegno ha il vantaggio di permettere di capire quali caratteristiche hanno i centri che più possono giovarsi dellintervento. I centri del gruppo "b", che sono stati messi, per così dire, in lista dattesa, potranno approfittare dellesperienza di quelli del gruppo "a" e decidere di modificare o meno lapproccio.
È auspicabile che ogni anno venga presentato almeno un progetto di questo tipo per i bandi della ricerca finalizzata ministeriale e regionale, nel campo della salute mentale e sperabilmente anche in ogni disciplina sanitaria.
Appendice
Interventi psicosociali di provata o probabile efficacia in Clinical Evidence (ce), in roth e Fonagy (RF) e per la American Psychologial Association (APA). Gli psicofarmaci sono considerati solo in CE e sono qui riportati in caratteri più piccoli. Nelle psicoterapie cognitivo comportamentali sono state incluse anche terapie prevalentemente comportamentali e varianti come la terapia dialettico-comportamentale. Non tutti gli interventi sono stati presi in considerazione in CE.
ABUSO DI ALCOL (non trattato in CE)
Terapie efficaci
ANORESSIA E BULIMIA NERVOSA
Terapie efficaci
Probabilmente efficaci
Probabilmente inefficaci o dannosi (solo per anoressia)
DEMENZA (non considerata da APA)
Efficaci
Probabilmente efficaci
Bilanciamento tra benefici e danni
DEPRESSIONE
Efficaci
Probabilmente efficaci
DISFUNZIONI SESSUALI E TERAPIA DI COPPIA (non considerate da CE)
Efficaci
Probabilmente efficaci
DISTURBI DANSIA (Ansia generalizzata, fobie con e senza attacchi di panico, disturbo post-traumatico da stress)
Efficaci
Probabilmente efficaci
Bilancio benefici e danni da valutare individualmente
DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
Efficaci
Probabilmente efficaci
DISTURBI DI PERSONALITÀ
Efficaci
Probabilmente efficaci
SINDROME DA FATICA CRONICA (solo CE)
Efficaci
Probabilmente inefficaci
SCHIZOFRENIA
Efficaci
Probabilmente efficaci
Bilancio benefici e danni da valutare individualmente
Probabilmente inefficaci
INTERVENTI NELLINFANZIA (solo depressione e ADHD per CE)
Efficaci
Probabilmente efficaci
Bilancio tra benefici e danni
Probabilmente inefficaci o dannosi