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A. Serretti, R. Zanardi, E. Galbusera, C. Cusin, D. Rossini, E. Lattuada, R. Lilli, C. Lorenzi, B. Corradi, L. Mandelli, E. Pisati, L. Tentoni, C. Facchinetti, M. Catalano, E. Smeraldi - Vol. 7, Settembre 2001, num.3

Testo Immagini Bibliografia Summary Riassunto Indice

Genetica della risposta antidepressiva nei Disturbi dell’Umore
Genetics of the response to antidepressants in Mood Disorders

Obiettivi

Il trattamento con farmaci antidepressivi costituisce l’approccio principale nella terapia del disturbo depressivo, ma solamente due terzi dei soggetti beneficiano di tale trattamento. Tra le varie ragioni di questa variabilità nella risposta, rivestono un ruolo importante le componenti genetiche.

Recentemente è stata riportata un’associazione significativa tra il gene codificante per il promotore del trasportatore della serotonina (5-HTTLPR) e la risposta antidepressiva ad alcuni inibitori della ricaptazione della serotonina. Lo scopo del presente studio è quello di riassumere alcuni nostri recenti risultati sull’effetto antidepressivo delle varianti 5-HTTLPR e del polimorfismo A218C sul gene triptofano idrossilasi (TPH) in un campione di soggetti depressi, sia unipolari che bipolari, con e senza manifestazioni psicotiche.

Metodi

I soggetti inclusi nel presente studio sono stati trattati con fluvoxamina 300 mg, paroxetina 20-40 mg, associata a pindololo o placebo per 6 settimane in doppio cieco. La sintomatologia depressiva è stata valutata settimanalmente con la scala di Hamilton per la Depressione (HAM-D). La varianti geniche 5-HTTLPR e TPH sono state analizzate mediante tecniche di PCR.

Risultati

Le varianti s/s del 5-HTTLPR e le varianti A/A del TPH sono risultate entrambe associate con una peggiore risposta alla fluvoxamina ed alla paroxetina, indipendentemente dalle altre variabili cliniche. In dettaglio, la diagnosi, la presenza di manifestazioni psicotiche e la gravità della sintomatologia depressiva non sono risultate influenzare i risultati osservati. Al contrario, il potenziamento con pindololo ha migliorato la risposta nei soggetti mutati sia sul 5-HTTLPR che sul TPH, riducendo così l’effetto delle varianti sfavorevoli.

Conclusioni

Se confermati, questi risultati potrebbero portare ad un miglioramento della terapia antidepressiva permettendo al clinico di individualizzare il trattamento in base all’assetto genetico del soggetto