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V. Orlandi, G. Bersani - Vol. 7, Settembre 2001, num.3

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Assunzione di cannabis e schizofrenia: rapporto con esordio, decorso e psicopatologia
Cannabis and schizophrenia: relationships with onset, clinical course and psychopathology

L’elevata prevalenza dell’assunzione di cannabis in soggetti affetti da schizofrenia ha suscitato vivo interesse tra i ricercatori, soprattutto per quanto riguarda la possibilità che questa sostanza possa, in qualche maniera, modificare il decorso e la sintomatologia della schizofrenia e, negli ultimi anni, anche essere considerata un possibile fattore di rischio per l’insorgenza della schizofrenia. Obiettivo di questo studio è quello di valutare la prevalenza dell’assunzione di cannabis in una popolazione di 125 pazienti con diagnosi di schizofrenia cronica ed il rapporto che intercorre tra questa sostanza e l’esordio, il decorso e la psicopatologia della schizofrenia, tenendo in considerazione l’intensità e la modalità di assunzione, nonché la relazione temporale tra i due disturbi. Le caratteristiche cliniche e pscicopatologiche sono state valutate con SANS, SAPS, PANSS e BPRS. Assunzione di cannabis è stata riscontrata in 54 soggetti (43%), 36 dei quali (66,7%) avevano iniziato almeno due anni prima l’esordio della schizofrenia. I pazienti consumatori di sostanze erano più giovani e presentavano una minore evidenza di sintomatologia negativa, soprattutto i pazienti abuso di cannabis e i poliabusatori. La familiarità per disturbi psichiatrici era più evidente nei pazienti consumatori di sostanze, soprattutto in coloro che avevano iniziato tale assunzione precedentemente all’esordio della schizofrenia. Questi risultati suggeriscono che i pazienti consumatori possono essere divisi in due gruppi principali, un gruppo in cui i soggetti ricorrono all’assunzione di sostanze con l’intenzione di contrastare i sintomi spiacevoli ed angoscianti della malattia ed un altro gruppo in cui la cannabis potrebbe essere uno dei fattori predisponenti per l’insorgenza della malattia, dando supporto all’idea di una eterogeneità nella eziopatogenesi della malattia e di una suscettibilità genetica a fattori ambientali.