G.D. Kotzalidis, R. Brugnoli, V. Orlandi, M. Donnini, A. Parmegiani,
P. Pancheri - Vol. 7, Settembre 2001, num.3
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Neurobiologia degli Attacchi di Panico
Neurobiology of panic attacks
L’evidenza sulla neurobiologia degli attacchi di panico deriva da studi che
impiegano la tomografia ad emissione di positroni (PET) e da studi su animali,
che sono di difficile interpretazione per vari motivi, come pure da test di
stimolo nell’uomo, che sono inclini ad essere panicogeni in pazienti con disturbo
di panico che nei soggetti di controllo sani. Tali studi suggeriscono la presenza,
in pazienti con disturbo di panico, di un circuito vulnerabile (labile), composto
da varie catene neuronali e che coinvolge neurotrasmettitori multipli, come
la serotonina, la noradrenalina, l’acetilcolina, probabilmente la dopamina,
ed aminoacidi (GABA, glutammato e/o aspartato), e neuromodulatori, come alcuni
neuropeptidi (colecistochinina, oppioidi e peptidi CRF-simili), cannabinoidi
endogeni e adenosina, e che ricevono influenze molteplici da altre sostanze
metaboliche, come l’ossido nitrico o l’anidride carbonica. Le catene neuronali
comprendono relais intermedie nell’amigdala basolaterale, ma anche in quella
centrale, nell’ippocampo, nella corteccia cerebrale (insulare, cingolata e orbitoprefrontale),
il
locus coeruleus, la sostanza grigia periacqueduttale, i nuclei parabrachiale
e del tratto solitario. Connessioni collaterali di questi nuclei e aree si possono
attivare durante l’attacco e rendere conto di particolari sintomi dell’attacco,
che vanno dalle sensazioni viscerali e altre di natura somatica alle percezioni
emotive e l’elaborazione cognitiva (che può residuare in agorafobia).
L’interazione serotonina-noradrenalina che ha luogo tra il rafe dorsale, la
sostanza grigia periacqueduttale ed il
locus coeruleus, sembra al centro
delle componenti somatiche e quelle legate all’attività cerebrale superiore;
tale interazione è regolata da mediazioni GABAergiche, glutamatergiche,
adenosinergiche, oppioidi e anandamidergiche. La paura condizionata sembra mediata
attraverso il rafe, mentre la paura non condizionata (innata), che sarebbe più
strettamente legata all’attacco di panico vero e proprio, sembra coinvolgere
la sostanza grigia periacqueduttale.