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G.D. Kotzalidis, A. Facchi, L. Tarsitani, V. Mantua, P.P. Colombo, P. Pancheri - Vol. 7, Giugno 2001, num.2

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Thalamic abnormalities in schizophrenia
Anomalie talamiche nella schizofrenia

L’aumento recente dell’interesse sul ruolo del talamo nella schizofrenia è in parte dovuto al perfezionamento delle tecniche di indagine strumentale (visualizzazione cerebrale e tecniche immunoistochimiche) e ai progressi nella neurobiologia della sinapsi e del neurosviluppo. Sebbene gli studi strutturali in vivo (prevalentemente condotti attraverso la risonanza magnetica nucleare) non abbiano evidenziato differenze chiare e univoche, tuttavia, essi indicano l’esistenza di modificazioni talamiche fini; tali modificazioni sono meglio da configurare alla luce delle molteplici connessioni del talamo con altre strutture cerebrali che hanno importanza per la patogenesi della schizofrenia, in particolare con la corteccia prefrontale dorsolaterale. Le interconnessioni talamocorticali e corticotalamiche mettono in evidenza un alto grado di specificità; innervazioni reciproche sono presenti tra le parti altamente differenziate della corteccia prefrontale dorsolaterale e le porzioni densocellulare e parvocellulare del nucleo talamico medio dorsale. Studi immunoistochimici e volumetrici/densitometrici post-mortem sono a favore della presenza di un’alterata composizione neuronale del nucleo filogeneticamente più avanzato medio dorsale talamico, specie delle sue parti connesse con la corteccia prefrontale dorsolaterale/dorsomediale, ma rivelano anche una riduzione del numero dei pirenofori glutamatergici che si irradiano nella corteccia a partire dal nucleo talamico antero-ventrale, una struttura più primitiva. Studi funzionali, come quelli che impiegano la tomografia ad emissione di positroni, la tomografia computerizzata ad emissione di singolo fotone e la spettroscopia magnetica a protoni, nonostante qualche risultato controverso, evidenziano coerentemente la presenza di una compromissione di circuiti talamo-prefrontocortico-cerebellari che consegue in alterazioni della memoria operativa e in ridotte prestazioni in alcuni compiti cognitivi, a sostegno del concetto di "dismetria cognitiva" quale perno di gran parte della sintomatologia schizofrenica.