P. Pancheri, R. Delle Chiaie - Vol. 7, Marzo 2001, num.1
Testo Immagini Bibliografia Summary Riassunto Indice
Dopo un periodo in cui il trattamento dell’ansia è stato esclusivamente
sintomatico (barbiturici prima e benzodiazepine poi), nella fase attuale invece,
si è osservata una progressiva diffusione della consuetudine di impiegare
in questo settore gruppi di farmaci che, anche se precedentemente definiti
"antidepressivi", a partire dal disturbo di panico si sono tuttavia dimostrati
utili anche in numerosi disturbi d’ansia, in cui hanno dimostrato un’efficacia
paragonabile o superiore a quella delle benzodiazepine. Questi composti "antidepressivi"
quindi, anche in conseguenza della scoperta dell’importanza della serotonina
nella regolazione dell’ansia, si configurano come ansiolitici di tipo "patogenetico",
laddove invece le benzodiazepine appaiono sempre più confinate ad un
ruolo di ansiolitici "sintomatici".
Metodo
Nella presente review sono stati esaminati i risultati dei principali
studi clinici controllati finora condotti per valutare l’efficacia di vari
composti introdotti in commercio come "antidepressivi" nel trattamento del
Disturbo di Ansia Generalizzata (GAD). Attualmente sono disponibili i dati
di trials clinici sull’impiego di imipramina, venlafaxina, mianserina, fluoxetina,
fluvoxamina, sertralina. I risultati di questi studi sono stati passati in
rassegna. È stato inoltre valutato in modo cumulativo il pool di risultati
di un gruppo di 4 studi clinici, condotti su una popolazione complessiva di
1864 pazienti affetti da GAD in cui, con metodologia in doppio cieco, è
stata testata l’efficacia della paroxetina vs. placebo.
Risultati
Nel trattamento di pazienti con ansia generalizzata gli antidepressivi
hanno evidenziato un’efficacia paragonabile o superiore a quella delle benzodiazepine.
In particolare, rispetto a queste ultime, sembra che l’efficacia degli antidepressivi
sia più marcata sulla sintomatologia psichica dell’ansia, piuttosto
che su quella fisica, e che la massima efficacia compaia circa in quarta settimana
piuttosto che in seconda. Riguardo alla paroxetina, anche questo farmaco ha
dimostrato un’efficacia significativa nell’ansia generalizzata, unitamente
ad una buona tollerabilità. Anche nel follow-up a lungo termine (24
settimane) si è osservata una stabilità dei risultati ed una
buona capacità di prevenzione delle ricadute.
Conclusioni
I risultati dei trials clinici esaminati indicano che gli antidepressivi
sono in grado di agire in modo efficace anche sulla sintomatologia ansiosa.
Numerose evidenze sperimentali indicano che soprattutto la modulazione della
neurotrasmissione serotonergica da loro operata sembra coinvolta nel loro
meccanismo d’azione sulla sintomatologia ansiosa. La paroxetina infatti, che
inibisce in modo selettivo la ricaptazione di questo trasmettitore, e che
già si era rivelata efficace in altri disturbi d’ansia (disturbo di
panico, disturbo ossessivo compulsivo, fobia sociale, disturbo post-traumatico
da stress), si è rivelata anche nel GAD un farmaco molto efficace.
Alla luce di questi dati, l’impiego di questo "antidepressivo" come ansiolitico
"patogenetico" nella terapia dimensionale dell’ansia generalizzata appare
pertanto promettente.