A. Bada', U. Albert, G. Maina, F. Bogetto- Vol. 6, Dicembre 2000, num.4
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Obiettivo
Il presente lavoro ha voluto valutare in un campione di 35 pazienti:
– la prevalenza del DD nel sesso maschile e femminile;
– se esistono differenze di espressività del disturbo delirante a seconda
del genere.
Metodi
Tutti i pazienti dovevano rientrare nei criteri diagnostici del DSM-IV
per il disturbo delirante. I pazienti sono stati considerati idonei se alla
Brown Assessment of Beliefs Scale (BABS) presentavano un punteggio totale
> 18 e se al primo item il valore era pari a 4. I pazienti sono
stati valutati con un’intervista semistrutturata e sono state somministrate
molteplici scale di valutazione (BABS; SASS; HDRS; HARS). I pazienti sono
stati divisi in due gruppi distinti a seconda del genere di appartenenza e
quindi tra i due sottogruppi in studio si sono confrontate le variabili demografiche
e cliniche.
Risultati
Il campione generale è risultato così ripartito: 12 maschi
(34,3%) e 23 femmine (65,7%), con un rapporto tra i due sessi di 1:2. La maggior
parte dei parametri clinico demografici presi in considerazione è risultata
sovrapponibile nei due sessi. Gli aspetti di differenziazione rilevati sono
stati: un esordio del disturbo delirante appena più precoce nel sesso
femminile (37,5 ± 10,6 anni) rispetto a quello maschile (39,3 ± 12,8 anni),
mentre inversa è risultata l’età di prima osservazione specialistica
41,8 ± 12,7 anni nei maschi vs 45,4 ± 14,5 anni nelle femmine. Nelle donne
inoltre è stato riscontrato con maggior frequenza un evento di tipo
stressante di modesta-grave entità precedente l’esordio del disturbo.
E infine è anche risultato più frequente il fenomeno della comorbidità
sia di tipo attuale che longitudinale con altri disturbi di Asse I.
Discussione
I dati rilevati dalla presente ricerca suggeriscono una maggiore prevalenza
di DD nel sesso femminile. L’analisi delle caratteristiche demografiche e
cliniche in relazione al genere depone per una elevata omogeneità di
questa categoria diagnostica, benché dallo studio emergano alcune differenze
tra maschi e femmine nella espressività clinica del DD che dovranno
o non essere confermate in studi successivi su campioni più numerosi
di pazienti.