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S. Pini, N. Baldini Rossi, D. Bravi, P. Donda - Vol. 6, Marzo 2000, num.1

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La fluoxetina nel trattamento del disturbo distimico
Fluoxetine in the treatment of dysthymic disorder

Il disturbo distimico, secondo l’inquadramento che fornisce il DSM-IV, comprende le sindromi depressive oligosintomatiche ad inizio precoce e decorso protratto. L’importanza di trattare adeguatamente questo disturbo sta principalmente nel fatto che la prognosi della distimia sembra essere meno favorevole di quella degli episodi depressivi maggiori con una percentuale di remissione in un periodo di 2-3 anni del 40% circa, quindi inferiore a quella della depressione maggiore. Le attuali evidenze cliniche indicano che la farmacoterapia può agire efficacemente sui sintomi della distimia, sia a breve che a lungo termine. Diversi studi controllati, anche se non numerosi, hanno evidenziato un’efficacia degli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI) (in particolar modo di fluoxetina e sertralina) nel trattamento di pazienti con distimia, comparabile a quella degli antidepressivi triciclici (TCA). Il miglior profilo di tollerabilità degli SSRI e quindi la possibilità di ottenere una maggiore aderenza terapeutica da parte del paziente, soprattutto nel caso di trattamenti a lungo-termine, ha fatto sì che questa classe di farmaci divenisse, negli ultimi anni, il trattamento di prima scelta della distimia. Tra gli SSRI, la fluoxetina, in particolare, è stata ampiamente studiata ed i dati emersi ne hanno evidenziato l’efficacia e la sicurezza di impiego in questo disturbo.