sopsi         

Loading

F. Lupi, A. Iannitelli, G. Bersani - Vol. 6, Marzo 2000, num.1

Testo Immagini Bibliografia Summary Riassunto Indice

Il ruolo del cervelletto nella schizofrenia: dai dati morfologici e funzionali alle implicazioni nella Psicopatologia
The role of the cerebellum in schizophrenia: from structural and functional data to implications in psychopathology

Fig. 1.
Immagine di RMN cerebrale: sezione sagittale mediale T1 pesata di un giovane soggetto schizofrenico (nostra casistica).
Cerebral MRI: T1 midsagittal section of a young schizophrenic patient (our case).

lupi_fig1.jpg (26519 byte)

Tab. I.
Ricordi di anatomia del cervelletto.
A reminder of cerebellar anatomy.

Il cervelletto è un organo di forma ellissoidale, situato nella fossa cranica posteriore insieme al midollo allungato ed al ponte. È situato al di sotto della lamina quadrigemina del mesencefalo, posteriormente al ponte e al bulbo; è separato dai lobi occipitali degli emisferi telencefalici, che lo sovrastano, per mezzo del tentorio del cervelletto. Risulta connesso con i tre segmenti troncoencefalici per mezzo di cordoni di sostanza bianca, denominati peduncoli cerebellari inferiori, medi e superiori. I peduncoli cerebellari superiori o brachia conjunctiva connettono il cervelletto con il mesencefalo attraverso il fascio spino-cerebellare ventrale o crociato di Gowers e fibre crociate che dai nuclei cerebellari proiettano alla formazione reticolare, al talamo e al nucleo rosso; i peduncoli cerebellari medi o brachia pontis lo collegano con il ponte attraverso il fascio cortico-ponto-cerebellare; i peduncoli cerebellari inferiori o corpora restiforme lo collegano con il bulbo attraverso le fibre vestibolo-cerebellari e cerebello-vestibolari, il fascio spino-cerebellare dorsale o diretto di Flechsig, i fasci di Göll e Burdach e le fibre olivo-cerebellari.
Il diametro trasverso massimo del cervelletto è di 8-10 cm; quello anteroposteriore, misurato sulla linea mediana, raggiunge i 3-4 cm; il diametro verticale o spessore è di 4-5 cm. Il peso medio del cervelletto è di 142 g nell’uomo e 128 g nella donna.
Nella sua conformazione esterna si distinguono, una porzione impari e mediana, detta verme e due masse laterali simmetriche, denominate emisferi cerebellari. Tali porzioni sono solcate esternamente da una serie di scissure trasversali che suddividono ciascuna di esse in lobi, questi in lobuli e questi ultimi in lamine e lamelle.
Nella conformazione interna del cervelletto si distinguono: un mantello grigio superficiale denominato corteccia cerebellare, una massa interna di sostanza bianca detta corpo midollare e quattro coppie di nuclei cosiddetti intrinseci, quali il nucleo del tetto (o fastigiale), il nucleo globoso, il nucleo emboliforme e il nucleo dentato.
L’irrorazione del cervelletto è assicurata dalle arterie cerebellari che si distinguono in: arteria cerebellare anteriore o superiore e inferiore che derivano dal tronco basilare e l’arteria cerebellare posteriore che origina dall’arteria vertebrale. Le arterie cerebellari si ramificano alla superficie dell’organo e si anastomizzano tra loro e con quelle del lato opposto, formando una rete piale. Da questa si staccano rami corticali che irrorano la corteccia, rami midollari per la sostanza bianca e rami diretti ai nuclei intrinseci. La rete arteriosa termina in un sistema di capillari da cui originano le vene costituenti la rete venosa piale.
Il consumo energetico della corteccia cerebellare è pari al 60% di quello consumato dalla corteccia cerebrale. Dato interessante è che nell’anziano e nel morbo di Alzheimer il metabolismo del glucosio è invariato nel cervelletto rispetto alle altre strutture cerebrali. Il metabolismo è inferiore a quello della corteccia cerebrale e questo si può spiegare perchè il cevelletto, organizzato in moduli, attiva solo quelli che devono in quel momento funzionare.

Tab. II.
Cenni sui meccanismi di base del funzionamento cerebellare.
An outline of the function basic mechanisms of cerebellar working.

Il cervelletto ha la più alta densità di cellule di tutto il SNC con un rapporto di convergenza nella corteccia che è altissimo: 40 fibre afferenti per 1 fibra efferente. La caratteristica peculiare che distingue la corteccia cerebellare da quella cerebrale è la presenza di una stessa organizzazione neurale in ogni sua parte. La specificazione delle diverse porzioni cerebellari non è insita quindi nella struttura ma è determinata dai differenti tipi di afferenze che ad esse pervengono. La corteccia cerebellare è costituita da soli 5 fenotipi neuronali distribuiti in 3 strati che, dalla superficie alla profondità, sono: a) lo strato molecolare, in cui si trovano principalmente arborizzazioni dendritiche, assoni amielinici e, soltanto in misura minore, elementi cellulari quali le cellule stellate superficiali che, nella parte più profonda di questo strato, prendono il nome di cellule a canestro per la particolare forma che assumono nel contatto con le cellule di Purkinje; esso è implicato in funzioni di tipo associativo nell’ambito della corteccia; b) lo strato gangliare è formato da un’unica fila di cellule del Purkinje che da un lato entrano in sinapsi con gli assoni delle cellule dei granuli e dall’altro raggiungono le cellule dei nuclei intrinseci e in minima parte il nucleo vestibolare di Deiters; c) lo strato granulare, costituito da neuroni ed interneuroni immersi in una rete di fibre cerebellipete; la funzione dei granuli è quella di ricevere la gran parte degli impulsi cerebellipeti pervenuti alla corteccia per poi distribuirli alle cellule gangliari. Le cellule di Purkinje rappresentano la via finale comune, l’unica via di uscita del cervelletto e ricevono afferenze dalla corteccia cerebrale, dal tronco e dal midollo spinale.
I neuroni dei nuclei intrinseci, al pari delle suddette cellule corticali, occupano un ruolo di primo piano nell’assetto anatomo-funzionale cerebellare, essendo parte integrante di una sorta di unità funzionale che ha come fulcro una cellula gangliare e come porta di uscita una cellula nucleare. Su tale unità convogliano le diverse afferenze nervose trasmesse al cervelletto attraverso un doppio sistema di fibre cerebellipete: le fibre muscoidi e le fibre rampicanti.
Le fibre muscoidi costituiscono le più numerose afferenze della corteccia cerebellare, provenendo sia dai neuroni del midollo, dai nuclei propri del tronco e dai nuclei di alcuni nervi encefalici, sia da formazioni soprassiali. Tali fibre, penetrate nella corteccia cerebellare e, rilasciate le collaterali dirette ad eccitare le cellule dei nuclei intrinseci, entrano in sinapsi con le cellule dei granuli (parallele) formando i cosiddetti glomeruli e, soltanto attraverso questi, inviano impulsi alle cellule di Purkinje a livello dendritico e agli interneuroni: cellule stellate superficiali, cellule a canestro e cellule del Golgi. Il risultato finale dell’azione glomerulare è una risposta aspecifica di tipo tonico.
Le fibre rampicanti derivano in gran parte dal nucleo olivare inferiore che riceve informazioni da altre aree del cervello. Le fibre si dirigono verso lo strato gangliare, dove ciascuna di esse viene a contatto con l’albero dendritico delle cellule di Purkinje; a queste ultime vengono trasmessi impulsi attivanti che producono una risposta altamente specifica. Le cellule di Purkinje proiettano ai nuclei profondi del cervelletto svolgendo un’azione inibitoria su di essi. Le fibre muscoidi e quelle rampicanti eccitano le cellule di Purkinje e gli interneuroni intervenendo, in tal modo, nella regolazione dei nuclei cerebellari.
Il risultato è che i nuclei cerebellari, sede di origine delle vie cerebellifughe (dirette alla formazione reticolare del tronco, al nucleo rosso, ai nuclei ventro-laterali del talamo ai neuroni vestibolari), presentano un’attività permanente che è modulata in senso inibitorio dalla corteccia cerebellare. La maggior parte dei neuroni cerebellari sono, dunque, inibitori tanto che Eccles parlò del cervelletto come di una "struttura inibitoria". La grande plasticità del cervelletto risiede proprio in questi due canali afferenti.
In chiave moderna si pensa che la corteccia cerebellare sia articolata in maniera "modulare". Esisterebbero cioè delle unità morfofunzionali definite "moduli cortico-nucleari" o "microzone" che, ricevendo da unità specifiche funzionali (motorie, cognitive, sensitive etc...), tramite le fibre rampicanti e le muscoidi trasporterebbero il segnale ai nuclei cerebellari che proietterebbero, a loro volta, alle zone di origine. È in questo meccanismo funzionale che risiderebbe la "modulazione" delle rispettive funzioni. Quindi, i vari moduli si differenzierebbero solo per le differenti connessioni afferenti ed efferenti.

Tab. III.
Alcuni dati sulle funzioni motorie del cervelletto.
Some data on cerebellar motor functions.

L’importante funzione svolta dal cervelletto è quella di effettuare e controllare gli opportuni aggiustamenti dell’attività motoria promossa da altri distretti del SNC. Si ritiene che il cervelletto attui una istantanea e continua comparazione tra lo stato attuale dei vari segmenti corporei, desunto dalle informazioni sensoriali-cognitive ad esso pervenute, e l’intenzione motoria. Se tale confronto rivela un’incongruità tra l’intenzione e la realizzazione motoria, il cervelletto invia istantanei segnali correttivi ai sistemi della motilità al fine di esaltare o inibire il livello di attivazione dei muscoli specificamente implicati. Il cervelletto esplica la propria attività di controllo della motilità corporea su tre importanti funzioni motorie: la postura, l’equilibrio e la motilità volontaria (o delle estremità).
I lobi flocconodulari, il verme e le regioni paravermiane agiscono sulle prime due funzioni; a tal fine essi lavorano in associazione con il midollo spinale e la parte inferiore del tronco encefalico.
Gli emisferi cerebellari sono deputati al controllo dei movimenti volontari o delle estremità; a tal scopo essi entrano in un circuito di feed-back con la corteccia motoria: i segnali vanno dalla corteccia motoria agli emisferi cerebellari e da qui tornano di nuovo alla corteccia, attraverso i nuclei dentati ed i nuclei ventrolaterali del talamo.
Generalmente la corteccia motoria, durante movimenti rapidi, trasmette impulsi molto più numerosi di quanti siano necessari a che gli stessi movimenti si verifichino lentamente; pertanto il compito del cervelletto è quello di inibire la corteccia al momento giusto, dopo che l’estremità interessata ha iniziato lo spostamento dalla sua posizione iniziale; esso riesce così ad arrestare il movimento esattamente nel punto voluto.
Uno degli effetti secondari del meccanismo cerebellare di feed-back è, quindi, il cosiddetto "effetto di smorzamento" dei movimenti volontari. Considerando che tutti i movimenti del nostro corpo sono di tipo pendolare, ciascuna estremità in movimento avrà la tendenza a superare il limite voluto in virtù del proprio momento angolare. L’azione di smorzamento consiste proprio nell’annullamento di tale momento. Conseguenza inevitabile di quanto detto è che nei soggetti con deficit cerebellare i movimenti volontari si fanno tremuli e si parla di tremore intenzionale: una qualsiasi estremità corporea in movimento oscilla attorno alla posizione "comandatagli" dalla corteccia, prima di arrestarsi in essa.
Altra inevitabile conseguenza di un deficit dell’azione di "smorzamento" cerebellare, è la cosiddetta dismetria: le estremità in rapido movimento superano il punto di arresto programmato, viene, cioè, persa la misura dei movimenti che diventano eccessivamente ampi. L’incoordinazione generale che dalla disartria deriva è detta atassia. Altri caratteristici sintomi di deficit cerebellare sono i disturbi dell’equilibrio, l’asinergia, che consiste nella scomposizione dei singoli movimenti che costituiscono un atto volontario; l’anisostenia, che consiste in una alterata distribuzione del tono muscolare in alcuni gruppi di muscoli; l’adiadococinesia, che consiste in movimenti di supinazione e pronazione delle mani più ampi e lenti nel lato malato; le vertigini; i disturbi della parola, che riguardano, soprattutto, una difficoltà nella pronuncia tanto che le parole appaiono scandite, rallentate, esplosive.
Ulteriori inevitabili conseguenze di un deficit cerebellare sono il nistagmo, ovvero un tremore dei globi oculari che si verifica quando si fissa lo sguardo su di un oggetto, e l’ipotonia, ovvero un deficit del tono muscolare omolaterale alla lesione cerebellare.

Fig. 2.
Immagini di RMN cerebrale: sezione sagittale mediana T1 pesata di un giovane soggetto schizofrenico (nostra casistica). Sono visibili il cervelletto, il IV ventricolo, il tronco encefalico, ed il ponte. E' ben evidente la struttura lobulare e laminare del cervelletto (arboe vitae). Sono ben visibili i lobuli degli emisferi cerebellari che nella faccia superiore sono: il vincolo della lingula, l'ala del lobulo centrale, il lobulo quadrangolare e il lobo semilunare superiore; nella faccia inferiore sono la tonsilla, il lobulo digastrico, il lobulo gracile ed il lobulo semilunare inferiore.
Cerebral MRI T1-weighted section of a young schizophrenic patient (our case series).

lupi_fig2.jpg (23209 byte)

Fig. 3.
Circuito cognitivo fronto-talamo-cerebellare. Input a partenza dalla corteccia prefrontale dorsolaterale giungono, via cortico-ponto-cerebellare, alla corteccia cerebellare da cui partono proiezioni che giungono alla stessa corteccia attraverso l’area ventrale del nucleo dentato, i nuclei talamici ventrolaterale, mediale dorsale e intralaminari.
Cognitive fronto-talamic-cerebellar circuitry. The input from the dorsolateral prefrontal cortex reach the cerebellar cortex through the pons. Efferences from the ventral area of the dentate nucleus of the cerebellum, as well as from the ventrolateral, mediodorsal and intralaminar thalamic nuclei provide feedback to the cortex.

lupi_fig3.jpg (23153 byte)

Tab. IV.
Principali studi eseguiti con TC sul cervelletto di soggetti schizofrenici.
Major CT studies of cerebellum in schizophrenic patients.

Autore Campione Aree studiate Caratteristiche della tecnica Risultati
Weinberger e Coll.,
1979
60 SZ 15 pazienti psichiatrici cronici Cervelletto   10 dei 60 SZ studiati presentano riduzione del volume cerebellare superiore; nessuno dei 15 pazienti psichiatrici mostra tale anomalia
Koller e Coll.,
1981
55 casi di atrofia cerebellare Cervelletto EMI 1010 Matrice=160x160 Viene standardizzato il metodo di valutazione dell’atrofia cerebellare: l’atrofia del verme è significativa quando i solchi sono visibili; l’atrofia degli emisferi è proporzionale al n° dei solchi visibili nella sezione mediana
Coffman e Coll.,
1981
14 SZ
21 CS
Cervelletto   Non esistono differenze significative tra SZ e CS sebbene negli SZ si riscontri una maggiore area di sezione del verme
Nasrallah e Coll.,
1981
43 SZ
15 MA
36 CS
em = 30,2
Cervelletto   Nessuna differenza significativa tra SZ e CS
Owen e Coll.,
1989
48 SZ (26M/22F) con storia familiare positiva o per schizofrenia o per disturbi affettivi o per psicosi funzionali; 48 SZ con storia familiare negativa per patologie psichiatriche; 48 CS Ampiezza del3° ventricolo EMI 1010 VBR maggiore negli SZ che nei CS; VBR maggiore negli SZ con storia familiare negativa che in quelli con storia familiare positiva
Serban e Coll.,
1990
31 SZ (18M/13F)
em = 43,5
Ventricoli laterali
dm = 14,6 presenza di almeno 2 dei seguenti sintomi negativi: anedonia. avolizione, alogia, deficit dell’attenzione, appiattimento affettivo.
31 CS (24M/7F) em=41,2
GE 8800 Spessore = 10mm Non esistono differenze significative tra le misure volumetriche e lineari dei ventricoli degli SZ e quelle dei CS. Il VBR dei corni frontali dei ventricoli è maggiore negli SZ; non esistono correlazioni tra variabili cliniche e anomalie morfologiche
Kay e Sandik,
1991
23 SZ (21M/2F)
em = 31,2
scol = 10,3
dm = 20,3
Verme cerebellare, 3° ventricolo, ghiandola pineale, plessi coroidei dei ventricoli laterali GE 8800 L’atrofia del verme cerebellare (VCA) correla positivamente con lo stato confusionale e la disorganizzazione del pensiero. Il VBR correla positivamente con gli atteggiamenti autistici. La calcificazione dei plessi coroidei correla positivamente con i disturbi del pensiero e la scarsa attenzione. La calcificazione pineale correla positivamente con la perseverazione
Sandik e Kay,
1991
23 SZ (21M/2F)
em = 31,2
Verme cerebellare
scol = 10,3
dm = 20,3
GE = 8800 Viene riscontrata una correlazione positiva statisticamente significativa tra la variabile morfometrica VCA e la variabile psicopatologica"disorganizzazione del pensiero", nonché tra la VCA ed i sintomi psicopatologici generali valutati alla PANSS
Daniel e Coll.,
1991
20 SZ, em = 29,3
20 CS, em = 30,2
Verme cerebellare, area prefrontale, corpo calloso, testa del nucleo caudato GE = 9800;
12 sezioni; spessore = 12 mm
matrice = 512x512
Non esistono differenze tra SZ e CS in alcuna area esaminata
Vita e Coll.,
1994
275 SZ
(182M/93F)
em = 26,5
124 CS
(73M/51F)
em = 26,5
Ventricoli laterali EMI 1010(per 13 SZ e 93 CS);
GE 9000 II
(per 86 SZ e 31 CS)
Il VBR è maggiore negli SZ che nei CS: misure maggiori si riscontrano negli uomini e soprattutto tra quelli con storia familiare negativa per schizofrenia

 Fig. 4A e 4B.
Confronto tra immagini di TC e RMN del cervelletto. La Figura 4A mostra una sezione assiale cerebrale ottenuta con TC. È visibile il verme cerebellare ed i solchi vermiani il cui numero viene utilizzato per misurare l’atrofia. La Figura 4B mostra una analoga sezione cerebrale. Si noti l’ottima risoluzione dell’intero cervello. La zona vermiana è ben visibile così come i solchi.
Cerebellar CT (4A, left) vs. MRI scans (4B, right).

lupo_fig4ab.jpg (38154 byte)

Tab. V.
Principali studi eseguiti con RMN sul cervelletto di soggetti schizofrenici o con altri disturbi psichiatrici.
Major MRI studies on cerebellum in schizophrenic patients and other psychiatric disorders.

Autore Campione Aree studiate Caratteristiche della tecnica Risultati
Mathew e Coll.,
1985
12 SZ (7M/5F)
em = 35
dm = 9,5
12 CS (7M/5F)
em = 9,5
Verme cerebellare, 4° ventricolo GE 0,5 T;
freq. coil = 28 cm
freq. spin-echo
matrice = 256x256
spessore = 10 mm
ris. spaz. = 1,7x1,7
sez. sagittale
Non esistono differenze tra SZ e CS per la superficie della sezione vermiana e per l’ampiezza ventricolare
Murakami e Coll.,
1989
9 AU (8M/1F)
em = 26,5
7 CS (6M/1F)
em = 26
Lobuli I-V e VI-VII del verme ed emisferi cerebellari GE 1,5 T
matrice = 256x256
campo = 24
sez. ass/sagitt;
TR = 2000 (sez.ass)
TR = 600 (sez. sagitt)
TE = 25-70 (sez. ass)
TE = 25 (sez. sagitt)
spessore = 5mm
L’area della sezione sagittale degli emisferi cerebellari è minore negli AU che nei CS; l’area della sezione sagittale mediana dei lobuli cerebellari VI VII è minore negli AU che nei CS
Ekman e Coll.,
1991
15 AU (10M/5F)
em = 8,3
Cervelletto, cervello, tronco encefalico GE 0,02 T sez. ass/cor/sagitt. TR = 2300 (sez. assiale)
TR = 500 (sez. cor/sagitt)
TE = 120 (sez. ass)
TE = 60 (sez. sagitt)
spessore = 10 mm
Non si riscontra alcuna anomalia morfologica in ciascuna area esaminata
Nasrallah e Coll.,
1991
30 SZ (M)
em = 30,7
scol = 13,4
alt = 177,7
11 CS;
em = 31,1
scol = 15,9

alt = 179,4

Verme cerebellare: lobuli I-V, VI-VII, VIII-X GE 1,5 T;
T1 = 800 ms
TR = 1500 ms
matrice=256x25;
sez. sagittale;

spessore = 3 mm

Il volume dei lobuli cerebellari è maggiore negli SZ che nei CS
Harvey e Coll.,
1993
48 SZ (37M/11F)
em = 31
34 CS (19M/15F)
em = 31,6
Lobo frontale, lobo parietale anteriore, lobo temporale, scissura silviana GE 0,5 T;
sez. cor/ass;
Te = 40 ms;
Ti = 150 ms;
Tr = 4420 ms;
spessore = 5 mm;
NEX = 1
I volumi dei lobi esaminati sono minori negli SZ che nei CS; l’ampiezza della scissura silviana è maggiore negli SZ che nei CS
Rossi e Coll.,
1993
23 SZ (14M/9F)
em = 28,2
dm = 6,1
16 CS (8M/8F)
em = 36,6.
Verme cerebellare: lobuli I-V, VI-VII, VIII-X Sezione sagittale Non esistono differenze di volume tra i lobuli cerebellari degli SZ e quelli dei CS. Tra gli SZ, il valore del CBR (Cerebellar Brain Ratio) è minore negli uomini che nelle donne; in particolare risulta ridotto il CBR relativo ai lobuli I-V
Jurius e Coll.,
1993
1 SZ (M)
em = 41
Cervelletto GE 1,5 T;
TR = 500 ms;
TE = 15 ms;
matrice = 265x192;
NEX = 2;
sez. sagittale
Si riscontra una diffusa atrofia cerebellare precedente l’insorgenza della sintomatologia schizofrenica
Aylward e Coll.,
1994
36 SZ (25M15F)
em = 31
scol = 12,4
51 CS (33M/18F)
em = 30,8
scol = 15,7
Verme Cerebellare(lobuli I-V, VI-VII, VIII-X), midollo, ponte, 4° ventricolo GE 1,5 T;
Te = 15 ms;
TR = 500 ms;
matrice = 256x256;
sez. sagittale;
spessore = 5 mm;
NEX = 1;
campo = 24 cm
Le misure di area eseguite per ciascuna struttura non rivelano differenze significative tra SZ e CS; quando si rapportano tali misure all’area della superficie intracranica (minore negli SZ), si dimostra un’ampiezza del 4° ventricolo maggiore negli SZ
Roy e Coll.,
1994
51 pz. con diagnosi di schizofrenia, disturbo schizoaffettivo, disturbo schizofreniforme (22 casi familiari e 29 casi sporadici); em = 31,5; 97 CS em = 31,5 Cervelletto, emisferi cerebrali, ventricoli laterali, corni temporali, 3° ventricolo, nuclei lenticolari, amigdala- ippocampo GE 1,5 T;
sez. coronali;
spessore = 3 mm;
Te = 30-90 ms;
Tr = 3000 ms
I casi familiari mostrano una maggiore asimmetria dei ventricoli laterali (quello sn è più largo del dx) e dei corni temporali (quello sn è più largo del dx). L’asimmetria Ventricolare e il volume dei nuclei lenticolari sono maggiori nei casi familiari che nei CS. Non esistono differenze significative tra i vari gruppi riguardo al volume cerebellare

 

Courchesne e Coll., 1994 50 AU;
53 CS
Lobuli I-V e VI-VII del cervelletto GE 1,5 T;
TR = 600 ms;
TE = 12-25 ms;
sez. sagitt. mediana;
matrice = 256x256;
campo = 16 cm;
spessore = 5 mm
43 AU mostrano ipoplasia significativa dei lobuli VI-VII; 6 AU mostrano una iperplasia significativa degli stessi lobuli
Bilder e Coll.,
1995
29 SZ (18M/11F);
5 pz. affetti da disturbi schizoaffettivi;
scol = buona
em = giovane
Amigdala ed ippocampo ant. e post. GE 1,0 T;
TR = 40;
TE = 15;
spessore = 3,1mm;
matrice = 256x256;
sez. coronale
Si dimostra che il volume dell’ippocampo anteriore è positivamente corre lato con un deficit delle funzioni motoria ed esecutiva
DeQuardo e Coll.,
1996
14 SZ (7M/7F)
em = 37,4
14 CS (8M/6F)
em = 37,6
Cervelletto, corpo calloso, chiasma ottico, 4° ventricolo, lobo frontale GE 1,5 T; sez. sagittale; TR = 40-567; TE = 5-16; NEX = 1; spessore = 2-5 mm; matrice = 256x128-256; campo = 22 Si riscontrano una riduzione del volume cerebellare, un maggiore inarcamento del corpo calloso e un allargamento del 4° ventricolo negli SZ rispetto ai CS
Jacobsen e Coll.,
1997
24 SZ (12M/12F)
em = 14,1
alt = 158,4
pm = 62,1
52 CS (28M/24F)
em = 14,3
alt = 164
pm = 55,4
Verme cerebellare, lobo cerebellare infero- posteriore, cervelletto; 4° ventricolo GE 1,5 T; sez. cor/ass/sagitt;
spessore = 1,5-2 mm;
TE = 5;
TR = 24;
ang = 45;
matrice = 192x256;
NEX = 1;
campo = 24
Il volume del verme, l’area della sezione sagittale del verme e il volume del lobo infero-posteriore del cervelletto sono minori negli SZ che nei CS. Nessuna differenza nel volume del cervelletto e nell’ampiezza del 4° ventricolo
De Lisi e Coll.,
1997
50 SZ (32M/18F)
em = 27,4
20 CS (12M/8F)
em = 26,5
Cervelletto, emisferi cerebrali, lobo temporale, amigdala, ippocampo, ventricoli laterali, nucleo caudato, corpo calloso GE 1,5 T;
sez. ass/cor/sagitt;
matrice = 256x256;
spessore = 5 mm;
TR = 600 (sez.ass/cor)
TR = 2000(sez. sagitt.)
TE = 25(sez. ass/cor)
TE = 25-80(sez. sagitt.)
NEX = 2(sez. ass/cor)
NEX = 1(sez. sagitt.)
Le uniche differenze significative riguardano un minore volume degli emisferi cerebrali e dell’emisfero cerebellare dx ed un restringimento dell’istmo calloso negli SZ rispetto ai CS; si dimostra una progressione di tali anomalie nei soggetti non sottoposti a trattamento
Piven e Coll.,
1997
35 AU (26M/9F)
em = 18
36 CS (20M/16F)
em = 20
Lobuli I-V e VI-VII del cervelletto GE 1,5 T;
sez. coronali;
spessore = 1,5 mm;
ang = 40;
TR = 24;
TE = 5;
NEX = 2;
campo = 26;
matrice = 256x192
Nessuna differenza significativa tra i 2 gruppi per quanto riguarda il volume dei lobuli I-V e VI-VII; il volume cerebellare totale è maggiore negli AU che nei CS

Tab. VI.
Principali studi eseguiti con PET sul cervelletto in soggetti schizofrenici.
Major PET studies on cerebellum in schizophrenic patients.

Autore Campione Aree studiate Risultati
Volkow e Coll.,
1992
18 SZ
12 CS
Cervelletto Il metabolismo assoluto e relativo del cervelletto risulta minore negli SZ che nei CS
Levy e Coll.,
1992
12 SZ
11 CS
Cervelletto e gangli della base Negli SZ viene riscontrata una riduzione del metabolismo del glucosio sia a livello del cervelletto che dei gangli della base
Andreasen e Coll.,
1997
17 SZ
17 CS
Corteccia prefrontale, corteccia temporale, corteccia parietale, talamo e cervelletto Negli SZ si riscontra una ridotta perfusione della regione prefrontale, parietale e temporale ed un’aumentata perfusione cerebellare e talamica; tali dati suggeriscono uno squilibrio nel circuito fronto-talamo- cerebellare
Wiser e Coll.,
1998
SZ e CS Regione prefrontale, precuneo e cervelletto Negli SZ, sottoposti a test mnemo-cognitivi, si riscontra una ridotta attivazione delle aree indagate
Krespo-Facorro e Coll.,
1999
14 SZ
13 CS
Cervelletto, talamo e corteccia prefrontale Negli SZ, sottoposti a prove cognitive, si riscontra una ridotta perfusione della corteccia prefrontale, del talamo, del verme cerebellare e del cuneo

Tab. VII.
Principali studi eseguiti con fRMN sul cervelletto di soggetti schizofrenici.
Major fMRI studies on cerebellum in schizophrenic patients.

Autore Campione Aree studiate Caratteristiche della tecnica Risultati
Andreasen e Coll.,
1994
52 SZ (36M/16F)
em = 30,1
dm = 21,9
scol = 13,3
alt = 173
90 CS (48M/42F)
em = 27,43
scol = 13
alt = 171,9
Volume tissutale e volume del CSF cerebellare, frontale, parietale, temporale e occipitale; volume del CSF ventricolare e totale; volume cerebrale GE 1,5 T;
sez. coronale;
spessore = 1,5 mm;
TE = 5 ms;
TR = 24 ms;
ang. = 40°;
NEX = 2;
matrice = 256x192;
campo = 26 cm
Il volume del CSF totale e ventricolare è maggiore negli SZ che nei CS; il volume cerebrale è minore negli SZ; il volume del lobo frontale è minore negli SZ; non esistono differenze significative tra SZ e CS riguardo al cervelletto
Kim e Coll.,
1994
7 CS Nuclei cerebellari   Durante le prove cognitive si verifica l’attivazione di un’area del nucleo dentato diversa rispetto a quella implicata in attività motorie
Loeber e Coll.,
1999
Un campione di SZ, MA e CS Cervelletto DSC fRMN Non si riscontra alcuna differenza di volume nella perfusione cerebellare dei tre gruppi

 

Legenda delle Tabelle
VBR: Ventricular Brain Ratio
SZ: Schizofrenici
AU: Autistici
pz: Pazienti
CS: Controlli sani
MA: Maniaci
M: Maschi
F: Femmine
T: Tesla
dm: Durata della malattia in anni
scol: Scolarità
alt: Altezza in cm
em: Età media in anni
pm: Peso medio in kg
CSF: Liquido cerebrospinale
sez: Sezione
vf: Diametro