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F.J. Scarsi, D. Lagorio - Vol. 5, Dicembre 1999, num.4

Testo Bibliografia Summary Riassunto Indice

Contro la "par condicio": isteria, anoressia, tossicomania
Against the "par condicio": hysteria, anorexia, drug addiction

F.J. Scarsi, D. Lagorio
Dipartimento di Scienze Psichiatriche, Università di Genova

Parole chiave: — Isteria - Anoressia - Tossicomania - Differenze di genere - Vulnerabilità correlata al genere
Key words:
Hysteria - Anorexia - Substance addiction - Gender differences - Gender-related vulnerability

Dati epidemiologici

Partiamo dai dati: sono i dati epidemiologici infatti che continuano a confermare questa singolare situazione, nonostante i cambiamenti culturali e sociali che sono avvenuti nell'arco degli ultimi decenni: di isteria (nel senso più ampio e tradizionale del termine) continuano ad ammalarsi molto di più le femmine, come pure di disturbi dell'alimentazione (e segnatamente di Anoressia Nervosa). I Disturbi Correlati a Sostanze, invece, a parte poche eccezioni, continuano ad essere appannaggio del genere maschile. Vedremo che tutto ciò non è di facile interpretazione.

Partiamo dunque dai dati.

I dati sono quelli del DSM-IV (1), corroborati dai dati dei trattati e manuali editi in area angloamericana (2 3) dopo l'uscita del DSM-IV, che ne confermano la significatività.

Disturbo di Conversione

Il Disturbo di Conversione risulta più frequente nelle donne, in un rapporto che è riportato variare da 2 a 1 fino a 10 a 1. [Tra i bambini c'è una predominanza ancora maggiore delle femmine (Kaplan e Sadock( 2))]. Specialmente nelle donne, i sintomi sono più comuni all'emilato sinistro rispetto a quello destro. Le donne (più raramente gli uomini), che presentano sintomatologia di conversione, possono manifestare successivamente il quadro clinico completo del Disturbo di Somatizzazione. In particolar modo nei pazienti maschi è evidente un'associazione con il Disturbo Antisociale di Personalità. Negli uomini il Disturbo di Conversione viene spesso osservato nel contesto di incidenti sul lavoro e nell'ambiente militare, casi nei quali deve essere attentamente distinto dalla simulazione.

Amnesia dissociativa

Si pensa si verifichi più frequentemente nelle femmine (Kaplan e Sadock(2)).

Disturbo Dissociativo dell'Identità

Il Disturbo è diagnosticato da 3 a 9 volte più frequentemente nelle femmine adulte che nei maschi adulti; nella fanciullezza il rapporto femmina/maschio può risultare ancora più accentuato, ma i dati sono limitati. Le femmine tendono ad avere un numero maggiore di identità, con una media di 15 o più, mentre la media per i maschi è all'incirca 8 identità. Molti clinici e ricercatori ritengono che gli uomini siano iporappresentati nei campioni clinici perché la maggior parte degli uomini con tale disturbo entrano nel Sistema di Giustizia Criminale piuttosto che nei servizi di Salute Mentale (Kaplan e Sadock(2)).

Disturbo Istrionico di Personalità

In ambienti clinici questo disturbo è stato diagnosticato più frequentemente nelle femmine. Alcuni studi, che si avvalgono di valutazioni strutturate, riportano percentuali simili tra i maschi e le femmine.

L'espressione comportamentale del Disturbo Istrionico di Personalità può essere influenzata dagli stereotipi di ruolo sessuale. Per esempio, un uomo con questo disturbo si può vestire e comportare nella maniera identificata con la definizione di "macho", e può cercare di essere al centro dell'attenzione vantando capacità atletiche, mentre una donna, per esempio, può scegliere abiti molto femminili e raccontare di quanto ha fatto impressione sul suo istruttore di danza.

Anoressia Nervosa

Più del 90% dei casi di Anoressia Nervosa si sviluppano nel sesso femminile. Si verifica in una percentuale che va dallo 0,5% all'1% delle ragazze adolescenti e da 10 a 20 volte più frequentemente nelle femmine rispetto ai maschi (Kaplan e Sadock(2)).

(Tra il 1965 e il 1991, l'incidenza della Anoressia Nervosa è aumentata di circa 6 volte (questi studi forse sottostimano la vera incidenza perché non tutti i casi vengono all'attenzione dei sanitari).

Solo il 4-6% della popolazione anoressica sono maschi (Hales, Yudofsky, Talbott(3)).

Disturbi Correlati a Sostanze

I Disturbi Correlati a Sostanze sono solitamente diagnosticati con maggior frequenza tra i maschi che tra le femmine ma la distribuzione tra i generi varia a seconda della classe della sostanza. (Secondo Kaplan e Sadock(2), l'Abuso e la Dipendenza sono più comuni negli uomini con una differenza più marcata per le sostanze non alcooliche).

a) Alcool: le tradizioni culturali che riguardano l'uso di alcool in famiglia, in contesti religiosi e sociali, specialmente durante la fanciullezza, possono influenzare sia le modalità di consumo di alcool sia la probabilità che possano svilupparsi problemi relativi all'alcool. Nella maggior parte delle culture Asiatiche, la prevalenza complessiva dei Disturbi correlati all'Alcool può essere relativamente bassa e il rapporto maschio/femmina alto.

Questi reperti sembrano correlati all'assenza, in circa il 50% dei soggetti Giapponesi, Cinesi e Coreani, della forma di aldeide deidrogenasi che elimina parte del primo catabolita dell'alcool, l'acetaldeide. Quando questi soggetti assumono l'alcool, provano vampate al volto e palpitazioni, e sono meno propensi a consumarne grandi quantità.

Negli Stati Uniti i bianchi e gli AfroAmericani hanno all'incirca gli stessi tassi di Abuso di Alcool e Dipendenza.

I maschi latini hanno tassi alquanto maggiori, benché la prevalenza sia più bassa tra le donne Latine che tra le donne di altri gruppi etnici.

L'Abuso di Alcool e la Dipendenza sono più comuni nei maschi che nelle femmine con un rapporto maschio /femmina alto, pari a 5:1. Tuttavia questo rapporto varia consistentemente a seconda dell'età del gruppo.

È molto più probabile che gli uomini rispetto alle donne siano binge drinkers (23,8% e 8,5% rispettivamente) e forti bevitori (9,4% e 2% rispettivamente) (Kaplan e Sadock). Il rapporto maschio/femmina è 4:1 negli Stati Uniti fino a 28:1 in Corea (Hales, Yudofsky, Talbott). Le femmine tendono a cominciare a bere pesantemente più tardi nella vita rispetto ai maschi e possono sviluppare Disturbi Correlati all'Alcool più tardi. Una volta che l'Abuso di Alcool o la Dipendenza si sviluppa nelle femmine, può progredire più rapidamente, in modo tale che a partire dalla mezza età le femmine possono presentare la stessa gamma di problemi di salute e di conseguenze sociali, interpersonali e lavorative dei maschi. Le femmine tendono a sviluppare concentrazioni ematiche di alcool più elevate dei maschi, a determinate dosi di alcool per kg, a causa della loro minore percentuale di acqua corporea, della maggiore percentuale di grasso corporeo, e del fatto che esse tendono a metabolizzare l'alcool più lentamente (in parte a causa dei minori livelli di alcool deidrogenasi nella mucosa di rivestimento dello stomaco). A causa di questi maggiori livelli di alcool, esse possono essere maggiormente a rischio dei maschi per certe conseguenze di salute correlate all'assunzione di forti quantità di alcool (in particolare, danno epatico).

b) Amfetamine: l'uso endovenoso presenta un rapporto maschio/femmina di 3 o 4: 1. Il rapporto maschio/femmina presenta valori più sfumati tra i soggetti che fanno un uso non endovenoso.

c) Caffeina: il consumo di caffeina è maggiore nei maschi rispetto alle femmine.

d) Cannabis: come per la maggior parte delle altre droghe illecite, i Disturbi da Uso di Cannabis compaiono più spesso nei maschi. (Kaplan e Sadock(2) riportano simili trend tra teenagers maschi e femmine).

e) Cocaina: differentemente dalla maggioranza degli altri Disturbi Correlati a Sostanze nei quali i maschi sono coinvolti più frequentemente delle femmine, i Disturbi da Uso di Cocaina sono quasi equamente distribuiti tra maschi e femmine.

f) Allucinogeni: l'uso di Allucinogeni e l'Intossicazione risultano 3 volte più frequenti tra i maschi che tra le femmine.

g) Inalanti: i maschi sono titolari del 70-80% delle visite di P.S. correlate all'uso di inalanti.

h) Nicotina: negli Stati Uniti, la prevalenza dell'abitudine al fumo è leggermente più alta nei maschi che nelle femmine; tuttavia la prevalenza diminuisce più rapidamente nei maschi che nelle femmine. Negli altri Paesi il fumo è spesso molto più diffuso tra i maschi. Le percentuali di abitudine al fumo sono simili tra i 12 e i 17 anni (Kaplan e Sadock(2)).

i) Oppiacei: i maschi sono interessati più comunemente con un rapporto maschio/femmina tipicamente di 3/4:1.

l) Fenciclidina: la prevalenza di problemi correlati a fenciclidina sembra più alta tra i maschi (circa il doppio). I maschi rappresentano circa i tre quarti dei soggetti che si sottopongono a visite di PS per problemi correlati alla fenciclidina.

m) Sedativi, ipnotici o ansiolitici: vi sono considerevoli variazioni delle modalità prescrittive (e della disponibilità) delle sostanze appartenenti a questa classe nei diversi Paesi ed esse possono condurre a variazioni di prevalenza dei Disturbi Correlati ai Sedativi, Ipnotici o Ansiolitici. Le donne possono essere maggiormente a rischio di abuso di farmaci prescritti contenenti le sostanze di questa classe (droghe "legali").

n) Steroidi anabolizzanti: i maschi che fanno uso di steroidi anabolizzanti superano enormemente le femmine con un rapporto di circa 50:1(Kaplan e Sadock(2)).

A conclusione, riportiamo i dati relativi alla nostra realtà, trasmessi dal SERT USL3 Genovese (Salita S. Francesco da Paola): il numero di pazienti in carico presso tale Ambito nel periodo compreso tra il 01/05/1998 e il 01/05/1999 è stato di 594 di cui 496 maschi e 98 femmine (perciò un rapporto maschio-femmina pari a 5:1).

Appendice

Disturbo Antisociale di Personalità

In diversi studi, una percentuale che va dal 35 al 60% dei pazienti con diagnosi di Abuso di Sostanze o con Dipendenza da Sostanze, incontra anche i criteri diagnostici per il Disturbo Antisociale di Personalità.

Un'alta percentuale di pazienti con diagnosi di Abuso di Sostanze o Dipendenza da Sostanze ha modelli di comportamento di tipo antisociale (presenti prima dell'inizio dell'uso di sostanze oppure durante il periodo di uso di sostanze). I pazienti con diagnosi di Abuso di Sostanze o Dipendenza da Sostanze che presentano anche il Disturbo Antisociale di Personalità, più facilmente fanno maggior uso di sostanze illegali (Kaplan e Sadock(2)).

Il Disturbo Antisociale di Personalità è molto più comune nei maschi che nelle femmine (DSM-IV(1)).

Coaddiction (Co-dipendenza)

La "Coaddiction" si verifica quando alcune persone, di solito una coppia, hanno una relazione che è primariamente responsabile del mantenimento di un comportamento "additivo" in almeno una di esse (mutatis mutandis, il modello sembrerebbe quello della "folie a deux").

Ciascuna persona può mostrare comportamenti "mirati" che contribuiscono a perpetuare la situazione e anche la negazione della situazione è un prerequisito affinché si sviluppi e si mantenga una siffatta relazione diadica (Kaplan e Sadock(2)).

Disturbo dell'Identità di Genere

Nei campioni di pazienti pediatrici vi sono almeno 5 maschi per ciascuna femmina giunta all'osservazione con questo disturbo. Nei campioni di pazienti adulti, i maschi sono di 2 o 3 volte più numerosi delle femmine. Nei bambini, la sproporzione della segnalazione di maschi può almeno in parte riflettere la maggiore stigmatizzazione che l'assunzione del comportamento del sesso opposto comporta per i maschi rispetto alle femmine (DSM-IV).

La maggior parte delle stime di prevalenza sono basate sul numero di persone che cercano la chirurgia di "riassegnazione del sesso", un numero che indica una preponderanza maschile. I rapporti M/F ottenuti in tre cliniche infantili per Disturbi dell'Identità di Genere erano 30:1, 17:1 e 6:1. Altro che "invidia del pene!".

Questa disparità può indicare una maggior vulnerabilità maschile ai Disturbi dell'Identità di Genere o una maggiore sensibilità e preoccupazione riguardante i maschi identificati col sesso opposto negli Stati Uniti) (Kaplan e Sadock(2)).

Rassegna mirata della letteratura

Alla voce "Isteria" del "Dizionario critico di Psicanalisi" di Charles Rycroft, Ed. Astrolabio, 1970, leggiamo quanto segue:

"Termine medico diagnostico per: a) malattia caratterizzata dalla presenza di sintomi fisici; b) l'assenza di segni fisici o di qualsiasi evidenza di patologia fisica; c) un comportamento che suggerisce che i sintomi adempiano qualche funzione psicologica". Scrive R. Vizioli(4): "La nozione di isteria deriva dagli antichi greci, i quali applicarono il termine unicamente a malattie del sesso femminile ( ...lungo percorso della concezione uterina della malattia (di Ippocrate)".

L'isteria occupa un posto importante nella storia della psicoanalisi, che cominciò appunto con la pubblicazione di Freud e Breuer, "Studi sull'isteria (1895)", ma i sintomi isterici erano spiegati come conseguenza dei ricordi rimossi e della conversione di idee in sintomi fisici...

"... È proprio con il grande innovatore Sigmund Freud che il concetto di isteria ritorna alla classicità: il sintomo isterico come conseguenza di ingorgo libidico, appagamento nevrotico di un Eros inibito, genitalizzazione del pensiero" (da non confondere con il concetto di genitalità).

... Freud il 15 ottobre 1886, di ritorno da Parigi, lesse alla Società di medicina un rapporto sopra l'isteria maschile che fu accolto molto sfavorevolmente dall'ambiente medico viennese, sia per lo scetticismo nei confronti dell'ipnosi, sia perché l'isteria era da molti ritenuta una malattia esclusivamente femminile, e comunque di origine organica(5).

... Un vecchio chirurgo, nell'udire Freud mentre riferiva ciò che aveva appreso nella clinica di Charcot, esclamò: "Ma come può Lei, caro collega, sostenere simili sciocchezze? Hysteron (sic!) vuol dire "utero". Come può quindi un uomo essere isterico?(6)".

Scrive Freud "L'isteria necessariamente presuppone un'esperienza primaria di dispiacere, cioè di natura passiva. La naturale passività sessuale delle donne spiega perché esse siano più inclini all'isteria. Ogni volta che ho riscontrato l'isteria negli uomini ho potuto notare una notevole passività sessuale nella loro anamnesi(7)".

"Charcot stesso era assolutamente certo della vittoria delle teorie che aveva formulato a proposito dell'isteria, e se gli si obiettava che, tranne in Francia, in nessun altro paese era possibile osservare i quattro stadi dell'isteria, l'isteria maschile, eccetera, sottolineava che queste cose erano sfuggite a lui stesso per moltissimo tempo e ripeteva una volta di più che l'isteria è sempre stata la stessa dovunque e comunque".

"... Era poi molto sensibile all'accusa rivolta ai francesi di essere un popolo di gran lunga più nervoso di altri e si rallegrò quindi moltissimo il giorno in cui una pubblicazione "su di un caso di epilessia di riflesso" in un granatiere prussiano gli permise di fare, a distanza, una diagnosi di isteria ...(8)".

Scrive ancora: "... non si dimentichi che, secondo Charcot, l'isteria maschile sarebbe enormemente diffusa nella classe operaia(9)" (e qui giocherebbe il livello socio-culturale). Sempre relativamente alle lezioni di Charcot alla Salpetrière, aggiunge: "... Di tutte le cose che ebbi modo di osservare durante il mio soggiorno presso Charcot, nessuna mi colpì tanto quanto le sue ultime ricerche sull'isteria...egli dimostrò che i fenomeni isterici sono qualcosa di autentico e conforme a uno scopo [...] che l'isteria è molto frequente negli uomini, che paralisi e contratture isteriche possono essere provocate dalla suggestione ipnotica...(10)"

Freud ricorda così un suo sogno: "... Avevamo avuto un'accesa polemica scritta - con Theodor Meynert (1833-92), professore di psichiatria all'Università di Vienna - a proposito dell'isteria maschile, che egli negava, e quando andai a trovarlo moribondo e gli chiesi come stesse, indugiò nella descrizione delle sue condizioni e chiuse con le parole: "Lei sa, sono sempre stato uno dei più bei casi di isteria maschile(11)".

In altri scritti Freud, riflettendo sulla possibile etiologia dell'isteria maschile, scrive:

"... I maschi in età immatura sembrano particolarmente suscettibili all'isteria dovuta a traumi e intossicazioni ..." e, più avanti, evidenzia l'"immensa importanza pratica dell'isteria negli uomini, per lo più non riconosciuta, e soprattutto delle isterie traumatiche ...(12)". Osserva poi: "... Il fatto di considerare isterie le nevrosi derivanti da traumi (railway-spine) ha suscitato una vivace opposizione(13)". Riferisce ancora: "... classici casi di isteria traumatica che Charcot ha imparato a conoscere negli uomini, in cui un soggetto, che prima non era isterico, soccombe alla nevrosi dopo un solo grande spavento (incidente ferroviario, caduta, ecc.)".

"... In questi casi, tuttavia, il comportamento non differisce da quello della comune isteria femminile, ma anzi ne è un esatto modello(14)" (e qui giocherebbe una sorta di "indebolimento" rispetto agli standard).

Raffaello Vizioli, nella presentazione del libro di Roccatagliata "Isteria" (Il Pensiero Scientifico Editore 1990)(15) fa acutamente notare: "Ma se l'isterismo classico sembra con Freud riabilitare il concetto ippocratico, questo nuovo isterismo del XX secolo sembra al contrario dare ragione a tutti quegli autori, a cominciare da Briquet, che cercarono di svalorizzare il pesante attributo ipererotico assegnato all'anima isterica. Briquet fu seguito da Charcot, che aveva anche egli contribuito a liberare l'isterismo dall'ipoteca sessuale fondando questo assunto anche sul fatto che l'uomo può avere crisi isteriche come la donna, cosa dimostrata ampiamente da Babinski con i suoi casi di nevrosi isteriche di guerra ...".

G. Roccatagliata, nell'introduzione al succitato libro, afferma:

"L'isteria si identifica con la storia di una 'malattia' e documenta una ideologia specifica fondata sul conflitto fra il principio maschile e quello femminile - dialettica conflittuale del rapporto maschio-femmina - [...] L'uomo è il medico dell'isteria se la donna rifiuta il maschio [...] Dal modello di natura ideologica del mitico Melampo, all'elogio della voluttà tenuto da Galeno, all'idea del sintomo come angoscia da inibizione sessuale del secolo XIX, corre un analogo atteggiamento ideologico: l'isteria proteiforme [...] esprime la mancanza di appagamento sessuale.

L'opposizione maschio/femmina [...] su cui si basa l'organizzazione sociale, tanto più si radicalizza nell'idea di isteria quanto più androcentrico è il codice etico, e più misogina è l'immagine del femminile.

Il medico, erede del Satiro dionisiaco e del pensiero apollineo [...] si pone davanti all'isteria come mediatore verso il punto terapeutico supremo...la strada della guarigione conduce al culto del Fallo. Invidiato, perché amato e quindi odiato, temuto ma sostanzialmente desiderato.

L'utero, come la terra, rappresenta sia la vita sia la morte, evoca sia la figura della madre buona che nutre, sia quella della madre cattiva che uccide. Il menarca, il mestruo, l'allattamento, riti di sangue e di vita, indicano nella donna un organismo dominato da misteriose forze biologiche. La storia dell'isteria si svolge...sulla linea travisante tracciata da modelli ideologici... rinnovati col loro equivoco di fondo.

Perseo, amico del mitico Melampo, incarna l'emozione che sempre ha sotteso il modello dell'isteria: la paura di una donna castrante, emblema delle antiche paure dell'uomo, insorte al tempo della separazione dalla Madre. [...] Volutamente scotomizza la riconoscenza verso la madre, ne deteriora l'immagine, che attacca e distrugge, come insegna Apollo al matricida Oreste [...] il legame col seno nutre ma addormenta il logos.

... L'eroe [...] teme il ritorno del potere della Madre [...] mette in opera tutti i mezzi [...] per impedire la restaurazione del suo culto [...] Si lega con orgoglio alla figura paterna [...] Contempla [...] solo gli aspetti "buoni" della donna, raffigurata come la Grande Madre Buona dai molti seni e come l'Afrodite benevola che dispensa i doni della voluttà accondiscendendo ai bisogni del maschio.

Scissa l'unità androginica, emergono due figure femminili: una cattiva e una buona. La femminilità che si adatta al culto del Fallo coincide con l'immagine positiva; la donna artemidea, clitoridea [...] segnala una sfera femminile malvagia. L'isteria nasce nel momento in cui il codice ancestrale materno (che corrisponde per molti aspetti al codice materno di Fornari) viene soppiantato dal codice civilizzato per il superamento del mondo arcaico e la vittoria del diritto della polis. La madre nelle "Eumenidi" mostra il seno al figlio Oreste, lo invita a venerarlo quale fonte di vita [...] Pilade invita Oreste a non lasciarsi sedurre, a giudicare la realtà in base al nuovo codice etico, quello normativo dettato [...] dal logos di Apollo".

"Nella mitologia del mondo classico il femminile si definisce essenzialmente nei suoi rapporti di opposizione e di complementarietà con il maschile [...] la donna occupa il posto che le viene assegnato dall'uomo. [...] In questa coerente adesione fra physis e nomos si fonda l'ethos femminile che aderisce in modo perfetto alla ideologia dell'eroe greco [...] il mito organizza simbolicamente le manifestazioni del reale [...] istituendo un ordine che ha valore di modello [...] fornisce una spiegazione degli eventi fondamentali della vita dell'individuo e del gruppo; fonda la realtà stessa [...] assolve ad un compito educativo nell'additare modelli tipici ed esemplari. La reciproca interferenza fra mito e pensiero logico nella cultura greca si attua principalmente nell'ambito della filosofia e della tragedia e, per l'isteria anche nello spazio medico.

... l'isteria [...] altro non esprime che un dilemma, un enigma risolto con un approccio non tanto scientifico quanto metaforico, che affonda le sue radici nella complessità delle relazioni fra il maschio e la femmina.

... L'uomo ha chiamato isteria non tanto una realtà morbosa tassonomica...quanto uno specifico meccanismo etiologico, concepito in base ad una prospettiva erronea circa le cause della sofferenza femminile. Egli ha dato il nome di isteria ad un complesso quadro clinico che riteneva determinato da un preciso meccanismo patogenetico sostenuto da un'etiologia a carattere psicosessuale. L'isteria verrebbe a coincidere con una scena drammatica che preesiste all'interno della mente del maschio, elicitata e riscoperta dalla semeiologia cosiddetta isterica.

L'uomo, equivocando in base ai propri sentimenti negativi, ha bollato e deteriorato la femminilità e ha elaborato un'antropologia femminile fondata sull'anatomia dei genitali della donna.

... Egli si è comportato verso la donna adottando interpretazioni alimentate da meccanismi paranoicali, proiettivi: sin dal momento della separazione dal grembo della Madre l'uomo si è posto davanti alla donna con odio e con paura [...] così come agisce il personaggio di un romanzo "Sonata a Kreutzer" di un grande e moderno seguace di Apollo, Tolstoj.

La donna isterica apparve all'uomo come il segno di una resistenza ad accettare l'ordine apollineo, il sintomo come un dramma dell'interiore conflitto fra difensivo rifiuto all'orgasmo e sofferenza biologica dell'utero affamato e desideroso di soddisfare l'eros biologico. Apparve conveniente alla civiltà patrilineare tacitare tutto quello che il sintomo in verità diceva e localizzare l'isteria soltanto come un segno della sofferenza per una sessualità inappagata".

Lo stesso Roccatagliata, in una sua precedente relazione, presentata al Congresso Internazionale di Pisa su "Personalità e psicopatologia" (dicembre 1989)(16), dal titolo "Femminilità clitoridea e isteria nella psicopatologia classica" aveva sottolineato: "La personalità della donna e le sue malattie sono determinate", per l'indirizzo naturalistico, "dall'apparato genitale, organismo dotato di una vita propria, di un'anima, sia sensitiva sia vegetativa".

L'utero per Ippocrate è mater puerorum (abitacolo per una nuova vita), mentre la vagina per Galeno è la sede della summa voluptas, legittimo luogo del piacere erotico. Il clitoride, invece, ha sempre raffigurato nella classicità un piccolo organo sede di un biochimismo tossico, luogo del piacere narcisistico e orgoglio femminile nato dall'"invidia penis virilis". Le vergini di Argo, rabbiose contro l'ordine patrilineare, ostili al culto del Fallo, ribelli all'orgia dionisiaca, vivevano allo stato selvaggio godendo senza il pene con la masturbazione o l'omosessualità. Pertanto il clitoride venne ritenuto da Melampo l'organo della follia uterina. Galeno riteneva che dal clitoride della donna sessualmente insoddisfatta emanassero umori deteriori che agivano sul corpo e sulla mente (il logos) come veleno di serpente. La terapia era quindi la titillatio: la mano del novello Dioniso annullava il potere malefico insito negli umori ristagnanti nel clitoride. Non tutti i medici dell'antichità erano così tolleranti: Ippocrate, Sorano di Efeso e Aetio di Amida proponevano più brutalmente la clitoridectomia. Il clitoride è il segno dell'eros biologico [...] della physis femminile, mentre la vagina e l'utero esplicano una funzione che coincide con il nomos maschile. La Tribade, la donna fallica, la personalità isterica esprimono una femminilità insoddisfatta perché segno del rifiuto della sessualità vaginale ed uterina. La donna clitoridea rifiuta sia il ruolo di Afrodite sia quello della Madre Buona, e paga con la follia acuta la lotta contro il fallo. Tanto più la società si impregna di diritto patrilineare, tanto più diventa repressiva verso la sfera femminile.

Sempre, con pertinacia, mosso dal mito, dalla Paura della Grande Madre Cattiva, l'uomo, il medico, novello Dioniso, si presenta alla donna isterica ingenuamente, come salvatore, come terapeuta che, con l'orgasmo, con la medicina e con la parola estirpa il residuo tossico e ripulisce così l'anima sporca della sua compagna. Il mito di Melampo agisce nell'inconscio maschile e supporta tutta l'ideologia dell'isteria fondata sull'equivoco e sulla malafede cioè su un totale travisamento dei fatti clinici".

Un altro contributo ci viene fornito dallo psicoanalista milanese Davide Lopez(17), nel capitolo intitolato "L'emancipazione dal matriarcato sotto la guida di Apollo, l'io ideale", nel libro E Zarathustra parlò ancora. Secondo Lopez, Eschilo, nell'Oresteia, si pose "il problema di come superare il pericolo del ritorno al matriarcato [...] e del ritorno alla dipendenza dalla madre fallica". Nel matriarcato "tutti i rapporti naturali sono sovvertiti, l'omicidio, la legge del taglione, la vendetta, la colpa soggiogante, il moralismo soffocante, in una parola la notte è imperante sulla terra".

Eschilo ha voluto rappresentare "tutta intera la tragedia umana e l'inesorabile cruenta decisione che spinse l'uomo e che tuttora lo spinge, a rompere proprio ciò a cui più è legato, a compiere sacrilego matricidio, per il bene supremo che è l'emancipazione, la genitalità e la persona. Come potrebbe l'individuo pervenire alla maturità senza l'inevitabile, a volte spietata rottura dei legami affettivi con la madre? Forse Eschilo non doveva descrivere la perdita di ogni speranza di civiltà, quale in verità è il matriarcato, e la dipendenza pregenitale dalla madre, per giustificare Oreste e far confluire in una valle stretta come le Termopili [...] tutto il pathos della tragedia?". "... Vi sono qui tutti gli ingredienti dell'angoscia di castrazione e del trauma della nascita!".

Nel paragrafo "L'Oresteia, quale storia biblica: dal patricidio al matriarcato fino alla riconquista del giardino dell'Eden(18)" troviamo citato: "l'odio mortale tra i sessi più profondo di amore" di cui Nietzsche parla nell'"Anticristo". "Eschilo arrivò a comprendere che tanto la lotta politica, quanto il conflitto per la prevalenza tra religione patriarcale e matriarcale, erano in primo luogo il risultato della rivalità tra i sessi basata sull'odio fraterno più forte di amore. Egli, per ristabilire l'amore tra i sessi, quindi l'armonia sulla terra, per rompere definitivamente la legge della vendetta, basata in ultima analisi sulla competizione uomo-donna, concepì una soluzione ideale, in cui il matricidio veniva compiuto dal figlio, con la sorella in un ruolo secondario, per stabilire così una leggera prevalenza del ruolo maschile, e fondare durevolmente e solidamente il patriarcato".

"Se il ruolo femminile prevale nel matricidio, così come nell'omicidio del consorte, cioè se il matriarcato prevale, allora, attraverso la deformazione delle caratteristiche naturali, la mascolinizzazione della donna, la rivalità per il potere e l'odio incolmabile tra i sessi sono destinate a permanere sulla terra. Che la donna conservasse la sua femminilità, che Elettra partecipasse in minima parte al matricidio per la riappropriazione della potenza mascolina espropriata dalla donna dopo l'uccisione del padre tiranno dell'orda primitiva, dopo la eliminazione del patriarcato primordiale, era assolutamente indispensabile.

Solo attraverso l'amore per il padre, di tipo identificatorio da parte del maschio, di tipo erotico da parte della donna, e la connessa rinuncia femminile alla lotta per la prevalenza politica e psicologica, alla lotta per il potere, poteva divenire realizzabile l'ideale di una terra benedetta dall'amore e dalla fecondità". ("Quale insegnamento potrebbe rappresentare l'Oresteia per gli entusiasti ed acritici seguaci del Malinowski, idealizzatori del matriarcato, per i sociologi e psicologi adoratori di una società "senza padre", per quegli psico-analisti che vedono in Melanie Klein la reincarnazione della dea della colpa e della riparazione e per i retori del femminismo!").

Rimanendo in tema di "odio mortale tra i sessi", ci pare significativo riferire alcuni concetti contenuti nel capitolo "Superiore o inferiore mai uguale. Percorsi per uno studio su protofemminismo e pregiudizio misogino nell'età dei Lumi" di G.S. Santangelo(19) (contenuto nel libro Impostori e creduloni nel secolo dei Lumi di Roland Mortier):

"... Di assoluta evidenza appare, ai nostri giorni, quanto la supposta unitarietà del pensiero degli scrittori" dell'età dei Lumi "... si sia nutrita, in realtà, di profonde contraddizioni". "... Basterebbe pensare a quella persistente concezione elitaria [...] delle possibilità dell'individuo di accedere all'ampliamento delle proprie conoscenze"; una vera e propria "Imposture"!

"Les tenants de la Lumière ne sont pas toujours disposés à en faire béneficier l'ensemble de leurs congénères. Soit pessimisme moral, soit méfiance politique, soit prudence de grand bourgeois, ils entend parfois réserver le privilège du savoir à une minorité, qu'ils entourent d'une zone d'ombre qui doit la soustraire aux regards indiscrets".

L'istanza protofemminista ha fatto la sua prima apparizione al tempo della reggenza di Anna d'Austria, ed è circolata attraverso tutto il '600. Il teatro è permeato ancora della tradizionale ideologia maschile, mentre il romanzo diventa la forma di scrittura che permette la circolazione di idee protofemministiche (per esempio il Marivaux romanziere si fa portatore di una sorta di "compartecipe attenzione" nei confronti dell'universo femminile, utilizzando un duplice registro narrativo - "la feminisation du 'je' narratif ...". Lungo tutto il XVIII secolo, l'ideologia delle classi medie continua ad utilizzare "l'esprit de misogynie"; tuttavia appaiono anche veri "paladini della donna". Esempi in tal senso possono essere l'abbé Desfontaines (nell'isola di Babilary, le donne, dotate di virtù virili, esercitano il potere) oppure Rustaing De Saint-Jory (che descriveva una Repubblica aristocratica guidata dall'incarnazione del mito delle Amazzoni).

Hoffmann, in La femme dans le penseé des Lumierés (1977), ha messo a fuoco le difficoltà e le oscillazioni, a favore o contro la donna, persino dei padri dell'Illuminismo. Tali oscillazioni sono particolarmente evidenti in Voltaire, il philosophe meno incline alle istanze protofemministiche, che dedicò tuttavia una costante attenzione alla condizione femminile facendosi cantore della donna-vittima. Montesquieu restò "uomo del suo tempo", non riuscendo ad affrancarsi dalla sua condizione maschile (la donna è "un rivale"), mentre Diderot propose (non senza in seguito rovesciare tale giudizio), di "sacralizzarle", di porle "au-dessus des hommes, divinités dépouilleés de leur sexe". Si ravvisa perciò un tragitto che dal timore della donna conduce fino alla sua "angelicazione", ad una sorta di "autodifesa dell'uomo nei confronti dei propri fantasmi femminili".

È proprio vero - conclude il Santangelo - come il philosophe non riuscì mai a svestirsi dal proprio abito virile, la donna, superiore o inferiore ch'essa venisse considerata, lungo l'intero arco dell'ultrasecolare percorso dei Lumi, non riuscì mai, in definitiva, a diventare davvero "uguale".

Nel recente libro Amiche mie isteriche, Angela Putino(20) propone di fatto il ritorno a un modello "estensivo e integralista" di femminilità uterina, una sorta di "revival" dell'istericità, un orgoglio della differenza sessuale ed esistenziale.

"... Sopportare l'assenza è ciò che accosta il destino di uomini e di donne [...] incontrare la mortalità [...] Il gioco del non più e del non ancora è la separazione [...] L'isterica va alla madre, all'utero, ai rapporti tra donne ricalcati sull'iniziale, originario e vantaggioso modello materno per immunizzarsi dall'alterità e dall'alterazione" (!).

"Il momento nodale della posizione isterica sembra quello della critica e del rifiuto dei saperi maschili".

"La posizione isterica cerca di saldare la nostalgia del luogo materno con quelle forme dei saperi che consentono una partecipazione più fusionale, di identificazione [...] li rivisita sempre in un desiderio di accordo fondamentale di necessaria simbiosi come se si trattasse di un originale involucro".

"La differenza non è più il divenire disgiunto di un'evoluzione differente, ma un arroccamento in un legame indissolubile che preserva dalla paura indotta da tale evoluzione. L'isterica non riesce a slacciarsi dalla vicinanza e dalla paura della perdita. Non è capace di ipotizzare un'alterità femminile ...".

L'isterica insegue il familiare, ricalca il ritorno come mito, si rassicura nella prossimità e medesimezza, sfugge e attenua la paura dell'evoluzione e in tal modo, perdendo il rischio, manca la differenza fino al punto di dubitarla e di esibirla ostinatamente, di individuarla ovunque facendone un centro propulsivo sempre verificabile. Dal momento che non la lascia vivere nell'evoluzione, la fissa nell'attaccamento alla madre, costruendo sulla modalità della relazione duale un preciso strumento di misurazione dell'identità femminile e una difesa dai pericoli di mutazione. Il legame originario serve a dissimulare il "mancare".

Giungendo a questo punto nel vivo delle "questioni dei giorni nostri", a proposito della Psichiatria "on line", facciamo riferimento ad alcuni punti "cruciali" del capitolo: "Il corpo è necessario alla psicoterapia?" (21) (che è come dire "esserci o non esserci"?) di Albertina Seta

"... Freud motiva l'abbandono dell'ipnosi con la formulazione di una clinica delle nevrosi che spodesta l'isteria dal posto d'onore che aveva fino ad allora tenuto fin dalle ricerche di Mesmer [...] Il corpo dell'isterica [...] sarà, da allora in poi, un oggetto di studio sempre meno interessante per il Freud psicoanalista, e le manifestazioni della conversione isterica compariranno sempre più raramente negli studi di psicoterapia [...] e curiosamente si faranno sporadiche anche all'osservazione della clinica psichiatrica.

Sarebbe troppo azzardato...indagare un'eventuale connessione tra il tramonto dell'isteria (di conversione) e la formulazione della tecnica classica? Ci si potrebbe addirittura chiedere se la scissione tra mente e corpo - insita nella concezione di un analista neutrale e di un processo terapeutico fortemente intellettualizzato - abbia potuto rappresentare un fattore culturale in grado di influenzare le stesse manifestazioni della psicopatologia

[...] sembra comunque sostenibile che con gli Studi sull'isteria si sia delineato un modello di psicoterapia che "supera" la questione dell'isteria senza averla risolta: con il risultato che tutta la storia successiva della psicoterapia si porterà dietro, in un certo senso, il fantasma del corpo dell'isterica [...] da allora in poi, ogni tentativo [...] di affrontare la questione della scissione mente-corpo, sarà visto come sospetto di voler resuscitare questo fantasma e di voler riportare la psicoanalisi stessa alle contaminazioni ipnotiche e suggestive delle sue origini.

La discussione sulla psicoterapia online si propone oggi [...] in uno scenario mutato, nell'ambito del più ampio contesto problematico indicato come virtualizzazione del corpo, cioè un reale processo di disincarnazione e dematerializzazione, che può portare ad ipotizzare un destino assai prossimo di relazioni interumane prive di fisicità, o segnate da una fisicità stravolta e in definitiva mostruosa nonché a porci il problema dell'esigenza di una ridefinizione dell'identità umana di fronte a mutamenti di grande portata".

"Pensiamo che esistano dei nessi, profondi e complessi, tra questa nuova frontiera e l'antica questione dell'isteria: è per questo che abbiamo proposto di iniziare la discussione sulla psicoterapia online con una critica alla storia dello stesso costituirsi della tecnica psicoanalitica come espulsione del corpo dell'isterica dal setting terapeutico. Non è forse un caso che la questione dell'isteria si ripresenti come uno dei temi ricorrenti nelle discussioni attuali sull'uso della rete.

Ma le manifestazioni isteriche [...] non sono più quelle della conversione, bensì quelle della dissociazione isterica (il tema delle personalità multiple e quello della simulazione).

[...] l'isterica di conversione di fine ottocento con le sue manifestazioni corporee metteva direttamente in campo il problema di una situazione psichica alterata, dando luogo a un peculiarissimo linguaggio del corpo e riusciva così a realizzare una certa fusione tra realtà fisica e realtà psichica ..."

"... Attualmente, invece, i cosiddetti isterici della rete [...] hanno la possibilità di gestire tante immagini, tante maschere, spesso lontane e discordanti tra loro. Il Proteo del ventesimo secolo, che naviga in Internet con pseudonimi [...] può essere anche qualcuno che ricorre a una forma di simulazione cosciente, lucida, dando spazio a parti scisse del proprio mondo interno, e che svolge le sue pratiche all'insegna di una malcelata angoscia di dissociazione o di perdita dell'identità".

"... abbiamo assistito all'aggravarsi di un problema di scissione: la scissione presente nell'isteria a espressione somatica, come scissione ideo-affettiva (la bélle indifférence), sarebbe andata progressivamente trasformandosi in dissociazione". Sarebbe perciò opportuno chiedersi se in questo "processo di aggravamento della scissione psicopatologica non abbia avuto qualche ruolo la formulazione di una identità dello psicoanalista/psicoterapeuta basata sulla neutralità e di un setting finalizzato all'esclusione del corpo dall'ambito della relazione terapeutica" (anche se in realtà la vera esclusione del corpo è inequivocabilmente quella che avviene nel rapporto "on line").

L'isteria è stata messa in relazione con l'anoressia nervosa già dalle prime descrizioni di questa: "Gull descrisse in Inghilterra nel 1868 una strana malattia che colpiva le giovani donne [...] definì questo quadro clinico, dapprima apepsia isterica ed alcuni anni dopo (nel 1873) anoressia nervosa (perché la pepsina non era necessariamente assente, e non si riferiva solo alle donne ma meno frequentemente poteva manifestarsi anche tra gli uomini). Nell'aprile 1873, Laségue presentò una relazione in cui descriveva i casi di 8 pazienti affette da quella che lui chiamò anoressia isterica. Sosteneva che questa malattia fosse dovuta ad un trauma emotivo inconfessato della paziente, più spesso adolescente(22)".

Huchard (1883) propose che i due quadri (anoressia isterica e anoressia nervosa) fossero considerati patologie distinte. Sollier "suggerì invece che la patologia fosse suddivisa in un quadro primario e in uno secondario, a seconda che fossero assenti o presenti rispettivamente le stimmate isteriche". Dell'Anoressia isterica parlò anche Janet (1907); più recentemente (1969), Dally "ha distinto l'anoressia nervosa in 3 sottogruppi: ossessivo, isterico e misto(22)".

Troviamo poi osservazioni di grande interesse nel capitolo: "La sorprendente minoranza di maschi digiunatori nella storia dell'Anoressia Nervosa" (Van Deth, Vandereycken(23)) del libro

"Ascetismo, digiuni, anoressia", a cura di P. Santonastaso, G. Favaretto; Masson, 1999: "... Gli studi epidemiologici più recenti sono concordi nel sostenere che l'Anoressia Nervosa colpisca soprattutto le donne. In campioni clinici il rapporto tra maschi e femmine va da 1:10 a 1:20; si tratta del rapporto tra i sessi più squilibrato tra tutti i disturbi psichiatrici. Tale dato è il supporto fondamentale di molte interpretazioni socioculturali, e può in parte spiegare il numero relativamente ridotto di studi che riportino dati sostanziali sull'Anoressia Nervosa nel maschio. Il primo maschio che si è imposto il digiuno si trova già nella "Phtisiologia" di Richard Morton. L'assenza di digiunatori maschi nelle fonti moderne si può ascrivere alla nozione attuale dell'astinenza alimentare come disturbo prevalentemente femminile. Molte tipiche spiegazioni di digiuni prolungati sono strettamente associate al genere femminile.

"... Johann Jacob Ritter [...] analizzò nel 1737 il digiuno di tre anni di una ragazza svedese. Una delle sue spiegazioni riguardava l'amenorrea: se una donna può nutrire il suo feto con il sangue, la digiunatrice poteva essersi nutrita del suo sangue mestruale" (autonutrimento).

"...di 50 dissertazioni [...] abbiamo potuto rintracciarne solo 5 che trattassero di maschi in un lasso di tempo di 400 anni". Tra le digiunatrici femmine, si ritrovano facilmente digiuni protratti ispirati dalla religione. "Gli ultimi esempi di digiuno religioso effettuati da maschi risalgono al XVIII secolo: S. Giuseppe di Copertino, il quale per 5 anni visse solo di pane consacrato e un certo Isaac Stiphont in Olanda, del quale fu detto non avesse toccato cibo per 40 giorni".

"... La durata dei digiuni da parte dei maschi appare più modesta. Inoltre, in contrapposizione alle decine di fanciulle dei miracoli, solo pochi casi simili nei maschi destarono ammirazione a quei tempi".

"... L'apparente prevalenza di digiunatrici femmine potrebbe giusto riflettere la persistenza storica degli stereotipi di autori maschili rispetto alle donne. Eppure [...] sembra poco probabile che nel corso di tutta la storia i digiuni prolungati compiuti dalle donne abbiano ottenuto notorietà, mentre un simile sorprendente comportamento da parte dei maschi non sia stato preso in considerazione [...] è sempre stata del tutto evidente una differenza di genere nella prevalenza dell'astinenza alimentare".

"... Lo squilibrio del rapporto tra i sessi riguardo all'astinenza alimentare nel corso della storia ha sollevato un'interessante ipotesi femminista. Studiose femministe hanno notato che l'autodeprivazione di cibo da parte delle donne è collegata alla più ampia questione della loro posizione all'interno della società e dovrebbe essere interpretata come una risposta al predominio maschile".

"... Dovremmo considerare una spiegazione biologica, cioè la questione se l'astinenza alimentare abbia un fondamento nella fisiologia femminile [...] le donne dispongono di maggiori strati protettivi di tessuto adiposo rispetto ai maschi. La supposta maggiore tolleranza femminile alla mancanza di cibo potrebbe avere un significato evolutivo alla luce del ruolo femminile nella riproduzione della specie".

"... Nel corso della storia la maggiore capacità del cosiddetto "sesso debole" di tollerare il digiuno ha sempre suscitato impressione [...] Già nel XII secolo Eloisa affermava: "la natura stessa ha protetto il nostro sesso con un maggior potere di sobrietà; è effettivamente riconosciuto che le donne possano sostenersi con un minor nutrimento, e con molto minor sacrificio, rispetto agli uomini" (citata in Bynum). Solo pochi uomini hanno compromesso la loro salute col digiuno e molto raramente hanno digiunato fino a morirne. Senza dubbio la maggior parte degli straordinari digiuni femminili- in alcuni casi durati decenni- è leggendaria. Ciò che importa è però il fatto che queste storie siano sembrate più "accettabili" per le femmine che per i maschi".

Attingendo ad una letteratura "non propriamente psichiatrica" è interessante riportare alcuni passaggi tratti da Un digiunatore di Kafka(24), che testimoniano delle finalità di spettacolo, e della questione dell'audience (aspetto istrionico, spettacolare del digiuno), nonché della discordanza tra aspetti cognitivi ed emozionali.

"Negli ultimi decenni l'interesse per i digiunatori, per gli artisti del digiuno, si è molto affievolito. Mentre prima era decisamente proficuo organizzare in proprio grandiosi spettacoli di questo genere, oggi sarebbe del tutto impossibile. [...] c'erano addirittura degli abbonati che rimanevano seduti per tutto il tempo dinanzi alla sua piccola gabbia con le grate; e anche di notte c'erano visite, fatte al lume di torcia [...]

[...] c'erano anche dei sorveglianti fissi, scelti dal pubblico, i quali stranamente erano quasi sempre dei macellai [...] (!).

[...] ma era soltanto una formalità [...] in quanto gli iniziati sapevano bene che durante il periodo di digiuno l'artista non avrebbe assaggiato la minima cosa a nessun costo, neanche se l'avessero costretto. Glielo impediva l'onore in cui egli teneva la sua arte.

[...] Ma la sua massima felicità era quando albeggiava e, a sue spese, veniva recata loro (ai sorveglianti) una straordinaria colazione..

[...] nessuno era in grado di trascorrere ininterrottamente accanto al digiunatore tutta quella serie di giorni e di notti, e quindi nessuno poteva sapere per esperienza diretta se il digiuno fosse stato protratto davvero ininterrottamente e irreprensibilmente; poteva saperlo soltanto il digiunatore; solo lui, quindi, poteva essere contemporaneamente lo spettatore perfettamente soddisfatto del proprio digiuno.

[...] solo lui infatti sapeva quanto fosse facile digiunare [...] eppure non gli si voleva credere. Quando andava bene, lo si riteneva un modesto, ma nella maggior parte dei casi lo si riteneva uno che bramava farsi pubblicità [...]

[...] Per il digiuno l'impresario aveva fissato un periodo massimo di quaranta giorni [...] poi. il pubblico non rispondeva più [...]

[...] Perché smettere proprio adesso, dopo quaranta giorni? Avrebbe resistito ancora a lungo, senza limiti di tempo [...]

[...] Perché mai lo si voleva defraudare della gloria di continuare a digiunare [...] poiché egli non avvertiva limiti alla sua capacità di digiunare?

[...] In questo modo egli visse per anni [...] in un apparente fulgore e tra gli onori del mondo, eppur tuttavia quasi sempre in preda a una grave malinconia che diveniva sempre più grave proprio per il fatto che nessuno riusciva a prenderla sul serio.

[...] Che restava da fare ormai al povero digiunatore? Lui che era stato acclamato da migliaia di persone non poteva certo esibirsi nei baracconi delle piccole fiere di paese; e per cambiar mestiere non solo il digiunatore era troppo vecchio, ma soprattutto troppo fanaticamente dedito alla propria arte. Sicché egli licenziò l'impresario [...] e si fece scritturare da un gran circo; per riguardo alla propria sensibilità non guardò neppure le condizioni del contratto.

[...] Si finì con l'abituarsi alla "stranezza" di voler convogliare l'attenzione del pubblico [...] su un digiunatore [...] lui poteva anche digiunare nella maniera più perfetta, ma nulla poteva più salvarlo, la gente gli sfilava dinanzi senza accennare neanche a una sosta.

[...] la tabella con il numero dei giorni di digiuno effettuati [...] rimaneva invariata già da parecchio tempo.

[...] Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno disse il digiunatore. E noi infatti lo ammiriamo replicò gentilmente il sorvegliante. E invece non dovete ammirarlo affermò il digiunatore. [...] Ma perché non dobbiamo ammirarlo? Perché io son costretto a digiunare, non posso farne a meno [...] perché non sono riuscito a trovare il cibo che mi soddisfacesse. Se l'avessi trovato, credimi, non avrei fatto tante storie, e mi sarei rimpinzato come te e come tutti. Furono le sue ultime parole [...] (qui si potrebbe parlare di adeguatezza cognitiva, e di inadeguatezza emotiva, relazionale, e comportamentale).

"Nella gabbia invece venne messa una giovane pantera [...] Non le mancava nulla. Il cibo, che a lei piaceva, le veniva portato senza tante storie dai guardiani; non pareva neppure che l'animale rimpiangesse la libertà [...] e da quelle fauci la gioia di vivere prorompeva con tale ardore che agli spettatori non era facile resistervi".

Il recente articolo Lutto e anoressia: il caso di un'adolescente, a cura di M. Barisone e C. Schinaia(25), riferendo di una esperienza fruttuosa di psicoterapia analitica, sottolinea, dell'anoressia giovanile, gli aspetti di controllo onnipotente del corpo, di aspirazione idealizzata alla totale autosufficienza, di identificazione (simbiotica) con la figura materna onnipotente, di "nientificazione" del corpo (di cui vengono negati i bisogni e le potenzialità, molto diversamente che nell'isteria).

In realtà la scelta dell'autosufficienza onnipotente porta a una ingravescente dipendenza, al punto di "non uscire proprio più dalla famiglia".

Nel caso di Claudia, la svolta avviene quando, grazie all'attività sportiva, la paziente comincia a confrontarsi con gli altri, invece che "isolarsi in corse solitarie" e in "viaggi (!) anoressici", e grazie alla psicoterapia, prende coscienza del significato del proprio comportamento: il corpo, fino ad allora "muto, ma maniacale", fino ad allora "tutto potenzialità", come quello infantile, può diventare adulto, accettare i limiti, la fragilità, la sessualità.

Gli autori fanno anche notare la svolta avvenuta nel rapporto col terapeuta quando la paziente ha cominciato a divenire più femminile, e persino un po' "isteriforme" (abbandonando modalità di ragionamento e di comportamento sempre femminili ma ben più regressive, narcisistiche, distruttive).

Nell'articolo Il corpo che vuole perdersi nell'aria, recensendo la raccolta di saggi di R. Girard dal titolo Il risentimento, e riprendendo concetti antichi, Umberto Galimberti(26) (la Repubblica 27/7/1999), parla di "isteria dietetica, avvolta in un conflitto senza uscita dal sistema capitalistico che è abbastanza intelligente da adeguarsi alla mania della magrezza inventando ogni sorta di prodotti che si suppone siano in grado di aiutarci nella lotta contro le calorie, anche se il suo stesso istinto va in direzione opposta: favorisce sistematicamente il consumo rispetto all'astinenza". ("Tutti noi, quando le cose non vanno bene, tendiamo a rifugiarci in qualche forma di eccesso che si trasforma quasi in un vizio, e poiché il cibo sembra ancora la droga meno pericolosa, la maggior parte ricorre ad una forma lieve di bulimia"). "... L'anoressica non si accorge che il suo corpo, che vorrebbe testimoniare oltre al suo orgoglio anche la sua differenza, in realtà testimonia solo la forma più esasperata di conformismo" (qui si potrebbe parlare di un ponte tra turbe dell'alimentazione, isteria, e tossicomania).

La questione delle tossicomanie rimanda ad una differenza tra i generi già nella letteratura "classica". Nella introduzione-commento al libro di Baudelaire Paradisi artificiali, C. Ghelli(27) scrive: "... La donna matura che racconta la propria esperienza d'hascisc dimostra un processo mentale che si differenzia da quello del letterato. Se l'uomo di lettere non deduce una moralità da questa esperienza, per la donna la colpa e l'espiazione sono ben presenti, e la rêverie dell'hascisc giunge a farle intendere come l'ispirazione dei poeti e dei creatori "assomigli a ciò che io ho provato".

In questa euforia nutrita di immagini - mentre quella del letterato è quasi "iconoclasta" - il loro peso, se pur piacevole, suscita nella donna il desiderio di abbandonare la danza sull'abisso per ridiscendere nella "prosaica soddisfazione della vita reale".

Nel libro Atarassia ed euforia del già citato Roccatagliata(28) (che la pensa molto diversamente da Baudelaire) leggiamo che "il dio Dioniso danza e canta in correlazione al tipo di azione dell'alcool, essenzialmente euforizzante. Al contrario il dio Apollo è solitario, profetizza, parla in prima persona, vive isolato nei templi. I due specifici atteggiamenti di Dioniso e Apollo configurano l'azione del vino e dell'oppio: Dioniso è popolare, faceto, si muove, canta, si mette in contatto con gli altri. È il dio della gioia [...] Apollo invece è l'allontanatore del male, è il dio che porta alla atarassica sicurezza personale".

"Il vino esalta, avvicina all'oggetto, rende euforici; l'oppio isola, rende edonici, atarassici. Da un lato il dio Dioniso e dall'altro Apollo: la gioia e l'impassibilità". Dioniso, il dio popolare; Apollo, il "dio aristocratico".

"... il succo del papavero e il succo della vite, mezzi farmacologici per giungere ad un momentaneo equilibrio mentale, di tipo Apollineo o di tipo Dionisiaco".

"... Il vino viene dalla Madre Terra, l'oppio scende dal Dio Padre".

"... L'oppio cura dolori e svenimenti nell'isteria ..." (Ippocrate in De Morb. mul) (e però sia il vino che l'oppio "dopano", servono cioè o a dare la carica o a proteggere il soggetto!).

Panoramica degli articoli scientifici più recenti:

Dal Journal of Psychiatric Research 1985;19:323-238. "Factors affecting prognosis in male anorexics" Burns T, Crisp AH(29): "I fattori prognostici negativi altamente predittivi nei maschi anoressici (da uno studio eseguito su 27 pazienti maschi) sono risultati essere le relazioni disturbate con i genitori durante l'infanzia e l'assenza di un comportamento e di una fantasia sessuale normale nell'adolescenza. Nessun comportamento dietetico specifico è predittivo e si osserva una notevole similitudine nel decorso tra maschi e femmine.

Dal Journal of Psychiatric Research 1985;19:315-321. "Anorexia nervosa in the male: clinical features and follow-up of nine patients" Hall A, Delahunt JW, Ellis PM(30): "Tutti i pazienti avevano una storia di aumentata attenzione all'apparenza corporea e/o si erano sottoposti ad una dieta prima dell'inizio della malattia".

Dal Journal of Psychiatric Research 1985;19:305-313 "Anorexic syndromes in the male" Fichter MM, Daser C, Postpischil F(31): "Su 42 pazienti maschi, 29 furono classificati come affetti da anoressia primaria. Non si trovò alcuna differenza tra maschi e femmine sia nell'età di esordio, che nel profilo di personalità e nella sintomatologia. Tuttavia i maschi erano più preoccupati nei confronti del cibo, del peso, dell'atto di cibarsi, e mostravano più frequentemente iperattività e maggior ansietà nei confronti della sessualità rispetto alle femmine. L'età della madre alla nascita dei pazienti maschi era significativamente più giovane che nel gruppo delle femmine. Comparando il profilo di personalità dei pazienti maschi, tramite il Freiburger Personality Inventory, Fichter e Coll. hanno rilevato che il gruppo maschile era più "estroverso" e otteneva punteggi "iperfemminili"(secondo diversi autori, l'anoressia nervosa nel soggetto maschio potrebbe corrispondere a conflitti di identità sessuale(22)).

Da Kliniske Padiatrie 1988;200:113-119 "Anorexia nervosa in male adolescents. I: Clinical findings" Toifl K, Lischka A, Waldhauser F(32) (Universitatklinik fur Neuropsychiatrie des kindes und Jugendalters, Wien): "Sono stati esaminati 6 pazienti maschi con Anoressia Nervosa e sono stati osservati sintomi ossessivi in tutti i pazienti, e in 2 di essi anche atteggiamenti depressivi. Questi dati sono in contrasto con quelli di 61 pazienti femmine con Anoressia Nervosa (in 36 di esse predominavano sintomi isteriformi e depressivi). Nell'esperienza degli Autori, il decorso della malattia nel maschio sembra essere più serio e più resistente alla terapia".

Da Adolescence 1987;22:617-623. "Anorexia nervosa: a misdiagnosis of the adolescent male" Svec H(33) (School Psychology Program, Michigan State University; East Lansing): "L'Anoressia Nervosa nel maschio può essere un marker per un'altra patologia più severa".

Da Comprehensive Psychiatry 1993;34:406-409. "Anorexia nervosa and "reverse anorexia" among 108 male bodybuilders" Pope HG Jr, Katz DL, Hudson J(34) (Biological Psychiatry Laboratory, McLean Hospital, Belmont): "Gli Autori hanno esaminato gli effetti psichiatrici degli steroidi anabolizzanti mediante valutazione strutturata in 55 culturisti e 53 soggetti di controllo. Tre (2,8%) con storia di Anoressia Nervosa, nove (8,3%) con "Anoressia alla rovescia"(due di essi avevano precedenti anoressici). Questi ultimi credevano di apparire piccoli e deboli sebbene fossero grossi e muscolosi; perciò declinavano gli inviti sociali, rifiutavano di farsi vedere al mare o indossavano vestiti pesanti anche in estate per paura di apparire troppo esili. Tutti i 9 casi si sono verificati tra coloro che facevano uso di steroidi. L'"Anoressia alla rovescia" può precipitare o perpetuare l'uso di steroidi anabolizzanti in alcuni individui" (si potrebbe parlare di "dismorfismo" abbinato ad abuso di sostanze).

Da Addictive Behaviors 1998;23:171-8 "Eating behavior and weight control among women using smokeless tobacco, cigarettes, and normal controls". Gerend MA, Boyle RG, Peterson CB, Hatsukami DK(35) (University of Minnesota, USA): "Circa metà delle donne appartenenti al gruppo di coloro che fumavano sigarette, riferirono l'uso di queste per ottenere un calo ponderale, mentre solo tre delle donne appartenenti al gruppo "smokeless tobacco" riferirono l'uso del "smokeless tobacco" per tali propositi"(si potrebbe parlare di casi "ponte" tra anoressia e dipendenza da sostanze).

Considerazioni e ipotesi interpretative

La conclusione di questo excursus non potrà che essere un discorso ambiguo, naturalmente nel senso buono della parola, un po' come lo erano i "dissòi lògoi" dei sofisti greci.

Per quel che riguarda l'isteria abbiamo assistito recentemente, con il libro della Putino, alla riproposta spontanea e accorata di quello che pareva essere diventato un pregiudizio storico-culturale negativo da tutti riconosciuto e ritenuto superabile. La Putino suggerisce infatti un allargamento del concetto di isteria, che la fa assomigliare al "codice materno" di F. Fornari, configurando se non un "partito dell'utero", almeno una sorta di modello esistenziale "uterino".

Le dinamiche frequentemente sottese sia all'isteria che all'anoressia femminile fanno in realtà pensare a tutt'altro che un sentimento prevalente di debolezza, sia per quel che riguarda l'enfasi sul corpo, sia per quel che riguarda il disprezzo dei bisogni, per esempio nutritivi, del corpo stesso: verrebbe da dire "altro che sesso debole!", anche se i maschi diventano isterici al fronte, e sotto i bombardamenti.

Bisognerebbe anzi dire, alla luce di ciò, che le situazioni belliche in molti casi non fanno affatto rifulgere la virilità (altra buona ragione per essere pacifisti!).

E alla luce delle statistiche disponibili sulle richieste di cambiamento di sesso ci sarebbe da affermare: "altro che invidia del pene!".

Tuttavia, per tornare all'argomento di partenza, e cioè alla diversa distribuzione tra i generi di questi tre importanti disturbi, si potrebbe cominciare a fare qualche ipotesi: per esempio la dipendenza dalla gran parte delle sostanze tossicomanogene sembra collegata, come negli sport, al meccanismo del doping e cioè alla ricerca di un aumento sia delle prestazioni che della resistenza presumibilmente più diffusa tra i maschi, oltre che per ragioni storiche e culturali, anche per la facilità con cui un soggetto può esperire sentimenti di inferiorità (Minus) alle aspettative e ai desideri di affermazione.

Nel campo delle dipendenze l'antisocialità, prerogativa soprattutto maschile, gioca sia "a monte" che "a valle" della tossicomania, ma senz'altro gioca "a valle" anche nei casi di tossicomania femminile. E a fare da ponte tra maschi e femmine in questo campo troviamo casi di abuso di amfetamine e nicotina per controllare il peso, nonché i casi significativi di "anoressia alla rovescia" riguardanti maschi bodybuilders in cui l'insoddisfazione e la preoccupazione per l'aspetto fisico si accompagnano a norme paradossali di vita e ad abuso di steroidi.

Per quel che riguarda la considerazione di una crescente "virtualizzazione del corpo" che viene dall'ambiente dei cibernauti e che ha indotto alcuni psichiatri a ipotizzare la possibilità di far psicoterapia in rete, l'idea nostra è che non potrà funzionare più di tanto. Una psicoterapia di insight, del profondo, basata sul transfert e indirizzata alla maturazione del paziente, in mancanza dell'"esserci": infatti la presenza corporea, la corporeità dell'incontro, ha un'importanza centrale in psicoterapia anche se sottoposta a limitazioni inevitabili, come la regola della "astinenza sessuale" tra terapeuta e paziente.

Oltretutto, nella attuale temperie socioculturale l'ipotesi citata corre il rischio di andare ad alimentare una deleteria contrapposizione tra l'integralismo del "tutto è corpo" (e cioè della mancanza d'anima) e l'integralismo del "tutto può essere virtuale" (e cioè una sorta di neo animismo o di neo-nominalismo).

I quattro grandi film che abbiamo scelto per illustrare i nostri ragionamenti offrono effettivamente un contributo assai apprezzabile: "Lezioni di piano" e "L'uomo dal braccio d'oro" illuminano, se vogliamo un po' troppo a posteriori, sulla questione dei costi reali, a tutti i livelli, e della sostituibilità della psicoterapia di insight; nelle due vicende le protagoniste pagano con la vita o con una vita di sofferenze la mancanza dell'aiuto appropriato.

In "Lezioni di piano" il caso è quello di un mutismo funzionale che trova a lunghissimo termine una risoluzione molto drammatica, anzi catartico-catastrofica.

Ne "L'uomo dal braccio d'oro" assistiamo all'evoluzione parallela in una coppia della tossicomania di lui e del disturbo somatoforme-fittizio di lei, e la risoluzione è più catastrofica ancora.

Ne "La merlettaia" si coglie il collegamento di un quadro anoressiforme con problemi di immaturità, di trauma abbandonico e di evoluzione verso la psicosi.

In "Cristiana F." troviamo l'abuso di sostanze come iniziazione adolescenziale, come condivisione nella coppia, infine come scelta melanconica (e, come si può vedere, una cosa non esclude l'altra).

A conclusione del nostro ragionamento, perché più che un ragionamento non può essere, diremo ancora che persino la mente in sé (Logos) è stata da alcuni autori considerata una specie di droga che protegge in qualche misura dal destino biologico come una sorta di ammortizzatore rispetto ai traumi fisici e psichici e rispetto ai limiti fisici: e sarebbero elementi di questo tipo ad aver determinato in gran parte la prevalenza del "disagio della civiltà" (il male minore) sulla "legge della jungla".

L'enfasi sul corpo, sulle capacità nutritive, sull'assenza di bisogni da parte delle femmine potrebbe corrispondere a un vissuto di "Plus", come nel maschio la ricerca del doping potrebbe corrispondere in gran parte a un vissuto di "Minus".

Sceverare in modo definitivo se ciò si colleghi a una tendenza più razionale nell'uomo e più emotiva nella donna, o viceversa, o se la cosa non sia ben più complessa, non è sicuramente per il momento possibile: Roccatagliata e Lopez parlano, riferendosi agli antichi, del maschio come portatore del Logos e della femmina come portatrice delle Pulsioni da "addomesticare", Baudelaire invece parla della ispirazione poetica del maschio (sotto hashish) contrapposta alla prosaicità della femmina.

Ragionando da terapeuti forse possiamo semplicemente auspicare e magari adoperarci al fine di individuare modalità educative, culturali, esistenziali, curative, sempre più "compatibili", costruttive, "leggere", condivisibili, soprattutto non violente, di integrazione e di valorizzazione di ciò che è maschile e di ciò che è femminile sia all'esterno che all'interno di ciascuno di noi.