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R. Rossi - Vol. 5, Dicembre1999, num.4

Testo Bibliografia Summary Riassunto Indice

Sodoma e Gomorra: il difficile cammino dell’Identità di Genere
Sodoma and Gomorra: the difficult way of Gender Identity

R. Rossi
Dipartimento di Scienze Psichiatriche, Università di Genova

Parole chiave:— Identità di genere - Identità Sessuale - Transessualismo
Key words:
Gender Identity - Sexual Identity - Transexualism

"La femme aurà Gomorre, et l’Homme aurà Sodome"

L'iter emotivo, interiore, che affianca e traduce gli aspetti biologici che ne rappresentano la trama di fondo, dell'identità riguardante il sesso e il genere, diventa complesso e inestricabile se non si cerca di porre alcuni punti fermi definitori.(1)

Intanto, l'identità è qualcosa che, come la parola stessa lascia intendere, comporta la presenza di un modello. Dai tempi di Lutto e Melancoli (2), che possiamo considerare un punto cardinale e un giro di boa nella teoria della costruzione dell'identità, questa nasce tramite una minaccia di perdita di oggetto d'amore, con il conseguente procedimento di introiezione, allo scopo di salvarlo, dell'oggetto nei riguardi del quale si sciolgono i legami di connessione. Ogni persona quindi, a rigore, viene ad essere costituita da tutti gli oggetti, o frammenti di oggetto, con cui ha stabilito un legame importante, prima di tutto, ovviamente, i personaggi significativi della sua vita infantile.

A rigore, nella infanzia prima, ogni oggetto non percepito è perduto. Solo in seguito si forma nella mente l'esperienza che l'oggetto non percepito può ancora essere

Il concetto di identità (necessita di un modello):

- Lutto e melancolia.
- Percezione e oggetto.
- Oggetto non percepito/non esistente.
- Oggetto interno

esistente: ma per questo complesso passaggio è necessario costruire l'oggetto mentale, l'oggetto interno, e cioè trattenere la rappresentazione mentale dell'oggetto che ha lo stesso valore emotivo, o un valore corrispondente, del percepito. La mamma che non si vede non è scomparsa, ma permane con tutto il suo significato emotivo. Detto ciò, sono già poste le basi del problema dell'identità: come dire che tutti gli oggetti mentalmente salvati dalla perdita, e internamente trattenuti, costituiscono un mosaico che sarà poi l'io della persona, sulla base di tutti coloro che ha incontrati e perduti.

Per questo processo, di soluzione delle perdite non tollerabili tramite la salvazione via narcisistica, e cioè tramite il trattenimento dell'immagine e della memoria all'interno dell'Io (non dimentichiamo che la civiltà umana nasce col culto dei morti, che in nessun animale è presente), la mente può utilizzare meccanismi somatici e procedimenti biologici assai ben consolidati.

Il concetto di identità:

- incorporazione;
- introiezione;
- imitazione;
- identificazione;

Il meccanismo dell'incorporazione, primo modo biologico di trattenimento dell'oggetto del bisogno, è certamente il più primitivo ed antico, costituendo l'elemento di fondo alimentare, e quindi, dall'ameba all'uomo, il modo di strutturazione del sé corporeo più universale. In fondo, l'introiezione, che non è che una introduzione in se stessi dell'oggetto mentale, trova la strada tracciata da questo meccanismo di soddisfacimento e di ristrutturazione generale e biologicamente predeterminato. Dall'incorporazione, dunque all'introiezione, si arriva fino all'identificazione vera e propria, con la possibilità di prendere alcune strade collaterali più esterne, meno profonde, nel senso di più cosciente e più autodeterminate, come l'imitazione. L'identificazione, che avviene tramite il processo di introiezione, è un meccanismo più autonomo ed inconscio, e, come abbiamo visto, è collegato alla perdita, senza la quale non vi è motivo che esista l'introiezione. Paradossalmente dunque, si può dire, senza perdita e senza dolore, non si forma l'identità, che è in ogni modo un elemento di distacco, di fine o limitazione della dipendenza: un iter al termine del quale un individuo è strutturato ad un certo modo.

Risponde alla domanda:

- Chi sono io?
- Come chi sono io?
- Quali sono le mie possibilità?
- Quali sono i miei limiti?
- Cosa sono tenuto a fare?

L'identità dunque, è una sorta di documento di riconoscimento, e bene risponde la metafora della carta di identità.

L'identità definisce e delimita, e, qualora corrispondesse ad un ideale perfetto, permetterebbe all'individuo di rispondere alla domanda su chi egli è, nei suoi desideri, le sue aspettative, i suoi progetti, le sue attività, ma anche come chi egli è, ripescando nella sua storia i personaggi che gli fanno da modello ideale, sia positivo che negativo, che via via può vedere come punti di riferimento, maestri, esempi da seguire o da rifuggire: comunque c'è sempre nell'identità un riferimento ad altre persone, il che non ci stupisce data la definizione che abbiamo data. Dunque l'identità in qualche modo definisce le possibilità dell'individuo, ciò che egli può fare e soprattutto i limiti, ciò che egli non può fare, ponendo netti confini al narcisismo, da cui peraltro si era in ogni modo partiti. Inerisce all'identità anche un certo concetto generale su ciò che un individuo è tenuto a fare, ciò che deve produrre nel mondo e da cui non può esimersi senza un alto livello di frustrazione. Detto ciò, si comprende bene come l'identità sia un fenomeno mentale estremamente complesso, di difficile e conflittuale costituzione, legato ad una serie di elementi interni, biologici e psicologici, e ad una serie di eventi storici e sociali, da cui non può prescindere, e come sia nello stesso tempo un fattore cruciale del funzionamento mentale e del comportamento.

Detto ciò, ed esposti i concetti minimi indispensabili per introdurre il problema, dobbiamo dire che le dimensioni sessuali dell'identità sono diverse e necessitano di alcune precisazioni terminologiche e di contenuto.

L'identità di genere, pur essendo ovviamente ben radicata nel genere sessuale,

ha, a ben vedere, un posto particolare, e sotto certi aspetti poco di sessuale. È una entità prima di tutto con caratteri di definizione grammaticale, diremmo narrativo, riguardante cioè il modo in cui si imposta la narrazione di sé, che parte, per necessità grammaticali e sintattiche, e quindi linguistiche, dalla grande prima convenzione: "di che genere sono". Ne deriva nelle diverse lingue un modo di declinarsi del linguaggio, il cambio di desinenza nelle lingue neolatine (bello/bella, Gilbert/Gilberte) pone nelle diverse lingue soluzioni diverse. Questo investe problemi di definizione linguistica complessa, non priva di ambiguità, che investe anche gli oggetti inanimati, anche se di grande importanza (differenze di genere di parole come mare - mer -

Diverse identità:

Identità di genere: il genere sessuale, grammaticale e narrativo. "Di che genere sono".
Le ambiguità linguistiche (diverse lingue e traduzioni).
I ruoli sociali e il lessico (ambasciatore o ambasciatrice?).
Narcisistica, autonoma, non necessita di oggetto se non interno.
Presuppone la coscienza diadica.

Identità sessuale

- riguarda l'oggetto;
- presuppone la coscienza triadica (Io, maschio, femmina);
- mi piace l'uomo o la donna;

Identità personale

- si forma il superio;
- ruoli e responsabilità;
- coscienza dell'Io generativa (non prevista negli animali).

Il comportamento sessuale si lega all'identità personale.

parole come mare - sea, o come sonne - sole e così via) che indicano complicate storie di personificazioni e di identificazioni ormai perdute nella notte dei tempi. Questa identità di genere si lega spesso ai ruoli sociali e a conseguenze nominali, per cui il lessico ci trova impreparati di fronte ai ruoli sociali nuovi (portiera di una squadra di calcio? Ambasciatrice la moglie dell'ambasciatore, o la signora che fa l'ambasciatore?).

In ogni caso, il vissuto di genere è di solito preciso: il maschio si declina in un modo e la femmina in un altro, la narrazione è diversa e si precisa autonomamente. L'identità di genere è, in qualche modo, autonoma, potremmo dire narcisistica, non riguarda l'oggetto se non secondariamente, non necessita di oggetto se non interno, in dimensioni inconsce, e presuppone una coscienza diadica, un contenitore a due scaffali in uno dei quali ognuno ha la propria posizione definita.
In questo senso l'identità di genere è autonoma: l'omosessuale maschile che non ha disturbi dell'identità di genere, a differenza del transessuale, non ha dubbi sul fatto di essere un uomo, e alla rovescia non ha dubbi l'omosessuale femminile, indipendentemente dal fatto che desiderino la persona dello stesso sesso.

Diverso è il caso dell'identità sessuale: questa, ferma restando l'identità di genere, riguarda una inversione di scelta dell'oggetto sessuale, e non una diversa declinazione della narrazione personale: "Io sono un uomo adulto che desidero un uomo come me", è diverso dal "io sono una donna" o io sono una "adulta".

Questa presuppone dunque una coscienza triadica, costituita da un Io, l'uomo e la donna, nel senso di "Io sono una persona che desidera l'uomo e non la donna", o viceversa, o entrambi, mentre, come abbiamo visto, l'identità di genere presuppone una coscienza diadica, un porsi in uno dei due lati dello scaffale, senza possibilità di scegliere il proprio vissuto.

Altra cosa è l'identità personale, che si innesta sugli elementi di consapevolezza e di responsabilità che investono le pulsioni e il comportamento sessuale. In questo sistema di funzionamento di identità personale globale, sono previste la posposizione e la rinuncia alla pulsione, il suo inserimento in una serie di condizioni sociali, di ruoli e di responsabilità complesse dell'Io: la pulsione sessuale diventa un elemento tra i tanti, con una importanza gerarchica diversa a seconda delle situazioni e delle opportunità, e degli elementi interni di riferimento.

Tra l'altro, si inserisce nel mondo delle pulsioni sessuali un particolare aspetto della coscienza dell'Io, che è la consapevolezza generativa, con tutte le ripercussioni che ha sulla vita emotiva (mezzi anticoncezionali, desideri generativi, ecc.). Tra l'altro questa consapevolezza generativa, che investe il desiderio sessuale, ed ha poco a che vedere con la maternità, non è prevista negli animali.

Occorre ricordare che il comportamento sessuale integrato, nella persona normale, è strettamente collegato all'identità personale, che si pone gerarchicamente al di sopra dell'identità di genere e dell'identità sessuale.

Un problema che si impone nella trattazione di questo argomento, è quello che scaturisce dal fatto che, in origine, dobbiamo ipotizzare una bisessualità originaria, che era stata ipotizzata da Freud e che ha ricevuto recenti conferme dalla biologia (3).

L'origine bisessuale della sessualità umana veniva proposta da Freud alla conclusione delle sue ricerche psicoanalitiche, in Analisi Terminabile e Interminabile (4), nel brano famoso che trattava di Empedocle di Agrigento e delle sue teorie binarie, dove egli si chiedeva come fosse possibile pensare che l'uomo, in realtà, padrone in origine di una capacità di amare nelle due direzioni, avesse poi

La origine bisessuale

- La rinuncia Freudiana
  Empedocle di Agrigento
- Le conferme biologiche

rinunciato ad una delle due possibilità: Freud attribuiva questo dimezzamento all'istinto di morte. A parte questa impostazione teorica di grande interesse, ma oggi superata, rimane il fatto che la monosessualità originaria dell'embrione è abbastanza comprovata, e la bisessualità finale sembra nascere da una serie di aggiustamenti e modifiche che la differente coppia cromosomica induce su una struttura femminile originaria.

Ma quale è il differenziamento originario, il principio che sottende, nel modo più esteso possibile, la differenza tra i generi, prima ancora che tra i sessi?

Il differenziarsi originario

Dimensione cavitaria
Dimensione impervia o protrudente

Non corrisponde a maschile e femminile genitale
Capezzolo/bocca nella fase orale.

La differenza tra i generi e i sessi è in origine, e tale permane, legata alle due dimensioni, cavitaria o recipiente, e impervia o protrudente. È evidente che queste due dimensioni in origine non sono sovrapponibili al femminile e al maschile, secondo i criteri che poi si preciseranno e si specializzeranno nello sviluppo genitale: basta pensare che nella prima infanzia la struttura cavitaria e recipiente per eccellenza è la bocca, e la struttura penetrante è il capezzolo.

È chiaro che queste due dimensioni nascono con la percezione del sé somatico, attraverso diverse esperienze di vuoto e pieno, di contenitore e contenente, di recezione e di espulsione. Ciò a partire dall'esplorazione attraverso la lingua del cavo orale, delle dita nella bocca, dei vissuti evacuativi intestinali e così via. Se è vero che col pieno sviluppo genitale la funzione cavitaria, come vissuto corporeo e mentale, diventerà massima nella femmina (consapevolezza della pervietà vaginale, mestruazioni) fino a raggiungere l'apogeo nella gravidanza, e la funzione penetrativa raggiungerà il suo maggior livello nel maschio, con la penetrazione o l'eiaculazione, è pur vero che dimensioni mentali e somatiche dei due tipi permarranno in entrambi i sessi, se la maturazione sessuale è armonica, pur con diverse grandezze e diverse disposizioni.

Stabilizzazioni genitali

penetrante/recipiente
contenuto/contenente
maschio/femmina

Espressioni motorie e metafore
Attitudini motorie e posturali
Necessità di permanenza di ambiguità diadica

Quello che potremmo chiamare le "stabilizzazioni genitali", nel senso di una definizione, nell'età adulta, collo sviluppo della genitalità e della funzione riproduttiva, sono appunto questi termini di maschile e femminile che comprendono non solo le realtà somatiche, ma la complessa esperienza mentale del penetrante e del recipiente, e del contenuto e del contenente. L'irrigidimento delle posizioni senza una condivisione degli elementi mentali cavitari e protrudenti creerebbe una identità di genere caricaturale, privando il maschio delle qualità contenitive e recettive e la femmina della iniziativa che nella situazione dell'amore determinano la fusione. Per questo, come si vede, è necessaria la permanenza di una sufficiente ambiguità diadica.

Questi principi permangono nelle metafore linguistiche: una delle più evidenti è il "capire" o "comprendere" che fanno riferimento alle dimensioni contenitive mentali, o al tenere dentro. Va tenuto conto che le attitudini motorie e posturali riflettono queste dimensioni mentali, esprimendo quasi a ritmo di danza (basta pensare al Flamengo), ma anche nelle normali posture, gli aspetti penetrativi e cavitari.

Poste le dovute limitazioni, perché non si giunge a caricature della differenza di genere, appunto del tipo Flamengo, o del tipo cresta del gallo o bargiglio del tacchino, rimane il fatto che a maturità genitale avvenuta, e quindi dopo la pubertà, il principio maschile si raccoglie intorno al vissuto di impervietà e protrusione, e il principio femminile a quello di cavità e contenimento.

Il principio maschile
    protrudente

Il principio femminile
    cavitario

In qualche modo, gli inganni percettivi confondono le acque, in quanto le esperienze percettive originarie tendono a confermare ciò che è protrudente, ma non ciò che è cavitario, confermando l'ipotesi dell'apparato genitale maschile come un plus e quello femminile come un minus, e quindi confermando la protrusione ma senza riconoscimento visivo della cavitarietà. Questo alimenta sul piano conflittuale l'ipotesi della castrazione e non riconosce la complessità contenitiva della cavitarietà, immagine visiva peraltro corretta dalle propriopercezioni somatiche e dalle esperienze mentali.

Gli inganni percettivi

- esperienze percettive originarie;
- plus e minus;
- inversione del semplice e del complesso;
- il principio di castrazione.


Questo permetteva a Freud di ipotizzare il vissuto femminile del rapporto sessuale come trauma castratorio, e di utilizzare la vicenda di Giuditta e Oloferne come prototipo dell'aggressività e della rivendicazione femminile,(5) ipotesi da cui oggi si possono prendere le dovute distanze.

Per indicare la complessa interrelazione tra elementi mentali, somatici, e vissuti profondi, riporto qui il sogno di una paziente con rilevanti problemi di identità sessuale.

"Evelina si trova a Firenze, alle Gallerie dell'Accademia (nella realtà è studentessa di architettura), assieme alla madre, e sta esaminando la Pietà di Michelangelo. La madre osserva che lo scultore lavorava togliendo il superfluo al marmo, e che qui, per fare un'opera veramente compiuta, avrebbe dovuto togliere ancora un po' di marmo, scarnirla un po', insomma. Nelle associazioni Evelina sottolinea come nel sogno c'è un errore, in quanto il discorso del togliere il marmo si fa di solito per i Prigioni, che sono di fatto all'Accademia e sono incompiuti, e non per la Pietà, che è rifinita e tornita e che si trova in San Pietro. Certamente a noi su questa Pietà viene in mente Winnicott, ed i suoi disegni della madre col bambino in braccio, e, a parte il sovrasenso confusivo dei Prigioni, facile a individuare come sogno del legame simbiotico, si presenta in tutta la sua evidenza la pietà, più che l'amore, della madre che nutre e garantisce la vita, ma col pericolo di lasciar morire (nella Pietà c'è un morto in braccio alla madre): la condizione perché la madre consenta a lasciar vivere questa bimba incompleta, è che essa si scarnifichi ancora un po', in questo disperato tentativo, per la madre e la sopravvivenza".

A conclusione, possiamo dire che in questi meandri, e in questi difficili percorsi della formazione dell'identità, la natura, per così dire, può sbagliare.

La natura può sbagliare

- assegnazione (turbe dell'identità di genere);
- direzione (turbe dell'Identità sessuale)


La natura sbaglia scaffale: Il Transessualismo

Il Transessualismo è una tipica anomalia dell'identità di genere: in questo senso non è chiaro perché il DSM IV(6) abbia cancellato questo item nosologico, unificando tutto sotto l'etichetta dell'identità sessuale: possono in questa decisione aver influito ragioni di "political correctness"(7). In realtà, è evidente che è necessario, sul piano clinico, psicopatologico e biologico, mantenere la distinzione, in base alle considerazioni che abbiamo fatto sopra. Ricordiamo che la nascita del principio femminile o, come abbiamo visto, cavitario, scaturisce dalle prime costruzioni embrionali, a partire dal principio dell'invaginamento e della conseguente creazione dello spazio interno primitivo: l'apparizione dei due foglietti embrionali, che è la base della formazione dello spazio interno, produce una prima distinzione tra spazio e vuoto, e dà al vuoto un significato di contenitore, cioè spazio atto a contenere e in attesa di recepire. Abbiamo osservato come questo corrisponde ad un vissuto, come dire una esperienza mentale che passa attraverso una serie di sensazioni e di

Nascita del principio femminile cavitario

- la costruzione embrionale;
- l'invaginamento e la creazione dello spazio interno;
- spazio interno come contenitore: spazio e vuoto;
- vissuto corporeo e spazio interno (esplorazioni della cavità);
- residui bisessuali (analità);
- specializzazioni femminili = mestruazioni e gravidanza


esplorazioni dello spazio interno (come la lingua nel cavo orale) e come in realtà, nonostante il compiuto e massimo sentimento di contenimento sia femminile, con la gravidanza, ove il sé contenente ha dentro il sé contenuto, altro individuo e nello stesso tempo organo del sé corporeo, tuttora esistono ampi contenuti mentali e somatici, comuni ai due generi, di tipo contenitivo, primo dei quali tutto ciò che concerne l'analità.

Non v'è dubbio che il principio maschile nasce da un movimento contrario a quello

Nascita del principio maschile o penetrativo
- l'impervietà;
- l'estroflessione embrionale.

femminile, che è l'estroflessione e che crea la base dell'impervietà contenitiva. Il caso dei pesci è chiarificatore: l'organo sessuale maschile rimane un sacculo contenente sperma che si estroflette emettendo il contenuto. Ma come si diceva, le metafore testimoniano il permanere delle aree mentali contenitive, attraverso il chiaro riferimento allo spazio mentale, e soprattutto nel vissuto dell'interscambio dell'atto sessuale, ove vale il sentimento di contenimento reciproco. D'altra parte è facile intravedere l'aspetto della penetrazione che si basa sul vissuto di ingresso totale nell'utero materno, usando la parte per il tutto, e per contro l'identificazione narcisistica della donna, che vive se stessa penetrata dal sé penetrante tramite appunto il meccanismo che abbiamo appena detto.

V'è chi sostiene che le procedure anticoncezionali, attraverso la creazione di una sessualità di fatto, e quindi mentalmente, impervia, agli effetti dello sviluppo del

Spazio interno nei due sessi

- spazio mentale (capire-comprendere);
- scambio di contenitore e contenuto
   (io contengo te e tu me);
- rientro nell'utero materno
la parte per il tutto nel maschio;
l'identificazione narcisistica nella donna.


contenimento interiore, possa ridurre la partecipazione emotiva e sensuale alla vita sessuale. Di questo non ho personalmente dati comprovanti, anche se ciò corrisponde alla mia esperienza clinica.

I disturbi dell'Identità di genere, o spiccatamente il transessualismo, sono dunque errori di assegnazione.

Gli errori di assegnazione

- origini prime (cromosomiche);
- espressioni cliniche:
- rappresentazioni mentali;
- cavitarie;
- protrudenti;
- scarso rilievo dato ai caratteri sessuali secondari.


Se l'origine è certamente a livello cromosomico, riferendosi soprattutto ai casi di non corrispondenza tra i tratti somatici e sesso cromatinico sul piano psichico la situazione è precisa.

L'errore di assegnazione comporta, nell'individuo con corpo maschile, un intenso vissuto cavitario (intolleranza del pene, sentimento di recettività, desiderio di essere penetrato, e vissuto mentale di sé di tipo capiente), e nell'individuo con corpo femminile un rifiuto netto di ogni rappresentazione di cavità o di capienza e un desiderio protrudente e penetrativo (rifiuto delle mestruazioni, abolizione mentale delle problematiche vaginali e uterine, rifiuto dell'idea di maternità). In questo senso, i caratteri sessuali secondari sono certamente vissuti come collaterali e non importanti, ed in fondo non difficili da modificare.

Ne consegue che il sintomo e la caratteristica clinica fondamentale, è in sé il desiderio irriducibile di riassegnazione sessuale, e cioè l'esigenza di far corrispondere ciò che è corporeo a ciò che è mentale. Questo non è una conseguenza

Il punto clinico fondamentale

- il desiderio di riassegnazione sessuale;
- diagnosi differenziale: il delirio o l'idea ossessiva non corrispondono al vissuto dello spazio interno ed esterno.


del quadro clinico, ma è il quadro clinico stesso. La diagnosi differenziale rispetto al delirio o all'idea ossessiva non è difficile, dato che è facile rilevare nei transessuali il profondo disagio per l'incongruenza tra cavitario e penetrativo, tra corpo e mente, che manca negli altri casi, ed il desiderio incoercibile di riassegnazione sessuale che di solito è del tutto superficiale o non presente nei quadri paranoidi, ipocondriaci o nel Disturbo Ossessivo Compulsivo.

La richiesta di riassegnazione è, come ovvio, in realtà un tentativo di recuperare

La correzione
    cavità;
    pseudocavità.

chirurgicamente la cavità, o al contrario l'estroflessione e la impervietà, in modo da far corrispondere la rappresentazione mentale alla realtà corporea. Questo è il punto centrale, ed ogni altra modificazione è secondaria, ed è un corollario dettato da opportunità di "coping" con la realtà (caratteri sessuali secondari, vestiti, attitudini). Ma questa istanza del recupero della dimensione cavitaria o penetrativa segna spesso l'inanità del tentativo, e sottolinea le difficoltà di soluzione: se si prende il caso del transessuale che richiede la riassegnazione femminile, si vedrà come il chirurgo può al massimo produrre una pseudocavità, e cioè una introflessione, e non certo una cavità assoluta, addirittura aperta in peritoneo, come quella femminile. Ciononostante l'istanza di riassegnazione è impellente, il che è sottolineato dalla frequenza di casi di suicidio in casi di impossibilità o impercorribilità dell'iter riassegnativo.

Una struttura sofferente:
    Il mondo interno dell'Omosessualità.


Non ho intenzione di affrontare le dimensioni cliniche dei problemi di identità sessuale, e specificamente dell'omosessualità, scomparsa tra l'altro da un po' di tempo da ogni tipo di nosologia. Varrà la pena ricordare come il mondo interno dell'omosessualità può con facilità essere un mondo sofferente, anche al di là dei problemi culturali e degli impatti sociali negativi.

Vissuto triadico dell'omosessualità

- identità di genere ben definita;
- identità sessuale rovesciata;
- identità personale dipendente dal grado di nevrosi.


Abbiamo già ricordato il vissuto triadico dell'omosessualità, e notato come non ci troviamo di fronte ad un errore di assegnazione sessuale, come nel caso precedente, che comportava una spaccatura insanabile tra mente e corpo: in questo caso è la direzione della spinta verso l'oggetto sessuale ad essere rovesciata, senza dubbi sulla propria appartenenza di genere, e l'identità personale può essere assai diversa, dipendente dal livello dei conflitti, dalla storia personale, dai meccanismi di adattamento e dalle condizioni poste dal mondo esterno. È chiaro che nell'omosessualità esistono problemi di struttura, dalla struttura generale, agli aspetti posturali e motori (rimandiamo per questo alle straordinarie descrizioni della Recherche proustiana), che sembrano essere legati al fondo somatico, e problemi di vissuto, che sono quelli collegati agli aspetti conflittuali, e interpretabili, tra gli altri modi, dal punto di vista psicoanalitico.

In ogni caso, l'omosessualità comporta uno stile particolare, che prevede, sia in quella maschile che in quella femminile, un mescolarsi e un interscambiarsi di vissuti penetrativi e recettivi, non rigidamente separati come nel disturbo dell'identità di genere, che trovano talora una sintesi nelle non comuni dimensioni creative che si riscontrano in queste situazioni.

Per individuare le radici profonde della sofferenza omosessuale, quando essa esiste in quanto specifica, non rimane che rifarsi ad alcune ormai stagionate concezioni Freudiane: l'osservazione straordinaria, e assai spesso clinicamente evidenziabile, che nell'omosessuale esiste un grande antico amore per una donna, una sorta di primo amore sepolto nella notte dell'inconscio, o talora del preconscio. Dal Ricordo d'Infanzia di Leonardo(8) ci discende l'idea della doppia identificazione narcisistica con la madre, con lo schema dell'uomo che ama il giovanetto come avrebbe desiderato che la madre, con cui si identifica, amasse lui.

Amore arcaico

- legge della regressione e defusione dell'istinto;
- amore non praticabile;
- colpevole e contrastato al di là degli aspetti socioculturali;
- per questo instabile e neurotico;
- per questo il rapporto schreberiano tra paranoia e omosessualità;
- per questo è ardua la dimensione della tenerezza;
- per questo è maggiore la tendenza alla sublimazione.


La natura di questo amore è appunto l'arcaicità, il che lo assoggetta ad una legge fondamentale della psicoanalisi, che dice che quanto più l'eros è regredito quanto più si diffonde liberando le componenti di distruttività, inserendo tratti aggressivi che lo rendono arduamente praticabile, con la presenza di elementi di colpa e di conflitto che vanno bene al di là di quello che può essere prodotto dai contrasti ambientali o socioculturali. Ciò rende ragione in parte dell'instabilità e dell'ansia neurotica connessa ai legami, delle ombre depressive legate alla perdita dell'oggetto che si gettano su di essi, quando non irrompano diffidenze e dimensioni paranoidee, per la via difensiva negazione/proiezione secondo gli schemi schreberiani. In questo senso, questo tipo di amore si sviluppa, a causa dell'arcaicità, della colpa e degli elementi proiettivi, trovando difficoltà superiori sul versante della tenerezza, e l'Io fa un uso probabilmente maggiore di meccanismi di sublimazione, incentivando quindi l'istanza creativa e autistica.

Vissuto interno

- bisogno di holding regressivo;
- bisogno di tenerezza inappagata;
- senso di completamento non soddisfacibile;
- bisogno nostalgico di recuperare la perdita antica (le conseguenze creative);
- depressione e insoddisfazione incombente;
- sospettosità proiettiva.


È da questo rivolgimento arcaico dell'amore, e non dalla direzione rovesciata dell'oggetto, che nasce il mondo sofferente dell'omosessuale. L'intenso senso di non soddisfacibilità, con il sentimento di frustrazione continua, legata ad una nostalgia arcaica di una tenerezza senza fine, e di un holding antico irrecuperabile, tengono sempre l'individuo sul filo della depressione e della sospettosità proiettiva, con un senso di irraggiungibilità nostalgica ed un bisogno di recupero, che può concretizzarsi, ripetiamo, in termini creativi. Tra le dimensioni creative non si debbono dimenticare le notevoli istanze pedagogiche, che passano spesso per il legame omosessuale. A ben vedere, queste grandi possibilità, che si esprimono nel transito omosessuale fisiologico, così importante nei meccanismi identificativi, e di cui sono testimonianza le complesse relazioni tra eromenos ed erastès in grande rilievo nei sistemi di formazione della Grecia Classica (9), sono ben legate a questi bisogni di recupero di relazioni arcaiche vissute nella nostalgia dell'antica perdita, e nella necessità di ricostruire.