C. Silvestrini, A. Iannitelli, G. Bersani - Vol. 5, Giugno 1999, num.2
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C. Silvestrini, A. Iannitelli, G. Bersani
III Clinica Psichiatrica, Università di Roma "La Sapienza"
Parole chiave: Corpo
Calloso - Schizofrenia - Disgenesia callosale - Test neuropsicologici - Trasferimento
interemisferico
Key words: Corpus Callosum - Schizophrenia - Callosas
Dysgenesis - Neurophycological Test - Interhemispheric transfer
Introduzione
Il problema relativo alla evidente antinomia tra la dualità morfologica del cervello, formato da due emisferi simmetrici, e lunità della mente, ha costituito per secoli argomento di interesse non solo tra gli scienziati ma anche tra i filosofi, che hanno provato a dare una soluzione a questo enigma, soluzione che può forse essere raggiunta solo comprendendo le funzioni specifiche di ciascun emisfero e le modalità di comunicazione tra le due metà del cervello, tali da produrre un output integrato nellambito di un modello di "information processing".
Relativamente al primo punto, luomo si differenzia da tutti gli altri vertebrati. In questi, infatti, i due emisferi sono uguali da tutti i punti di vista, con la specificazione che ogni emisfero è prevalentemente interessato alle funzioni di senso e di moto del lato controlaterale. Diversamente stanno le cose nelluomo, dove ogni emisfero, oltre a possedere funzioni che sono in relazione con il lato destro o sinistro del corpo, possiede funzioni specifiche proprie. I classici studi di Sperry sulluomo con cervello bisecato avevano, infatti, dimostrato che nellemisfero destro sono presenti la stereognosia proveniente dalla mano sinistra, la comprensione delle parole, le relazioni spaziali e la rappresentazione dellemicampo visivo sinistro; nellemisfero di sinistra, nella maggior parte dei soggetti, sono presenti il centro principale del linguaggio, la stereognosia della mano destra, la scrittura, il calcolo e la rappresentazione dellemicampo visivo destro (1-3) .
Per quanto riguarda il secondo punto, è accettato che le integrazioni delle diverse funzioni superiori avvengano attraverso le commissure, compatti sistemi di fibre che uniscono in genere aree corrispondenti dei due emisferi cerebrali a livello della linea mediana, a diversi livelli del nevrasse. Le commissure note si dividono in commissure telencefaliche, comprendenti il Corpo Calloso (CC), la commissura anteriore e la commissura ippocampale, e commissure diencefaliche e mesencefaliche, che comprendono la commissura intertalamica, il sistema delle commissure sopraottiche, la commissura abenulare, la commissura posteriore e la commissura intertettale.
Nel presente lavoro verranno innanzitutto presentati i dati relativi alle commissure encefaliche nei loro aspetti anatomo-fisiologici, filogenetici ed ontogenetici. Si passerà successivamente a descrivere il ruolo potenziale del CC nella sindrome schizofrenica, con un particolare approfondimento della teoria della disconnessione e delle alterazioni del trasferimento interemisferico valutate attraverso i test neuropsicologici. Infine, parleremo delle implicazioni che le disgenesie del CC possono avere nello sviluppo della sindrome e dei suoi correlati funzionali neurologici e psicopatologici.
Le Commissure encefaliche
Nonostante lesistenza di circuiti multisinaptici diffusi, quali la formazione reticolare, che collegano i due emisferi, è ormai un dato accettato che sono le commissure telencefaliche neocorticali quelle che adempiono alla funzione fondamentale di integrazione delloutput superiore.
Gli studi filogenetici hanno dimostrato che il CC è la commissura che evolve parallelamente allo sviluppo della neocorteccia. I vertebrati non mammiferi ed i mammiferi inferiori, come i Monotremi ed alcuni dei Marsupiali, sono caratterizzati da uno sviluppo scarso o nullo della neocorteccia ed, in accordo a ciò, il loro cervello non ha CC.
| Tab. I. Metodi e risultati degli studi sulle commissure interemisferiche neocorticali. Methods and results of studies on neocortical interhemispheric commisures.
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Tab. II. Nei mammiferi superiori, e specialmente nei Primati,
il CC è una struttura le cui dimensioni superano largamente quelle
di tutti gli altri tratti fibrosi del cervello. |
Una recente ed accreditata ripartizione del CC, semplificata in termini anatomo-funzionali, è stata proposta da Witelson, nel 1995; secondo tale autore il 3° anteriore del CC o genu contiene fibre che connettono le cortecce prefrontali dei due lati; il 3° medio contiene proiezioni provenienti da zone motorie somato-sensitive ed uditive; infine, il 3° posteriore viene a sua volta suddiviso in due porzioni: listmo che sembra contenga fibre connettenti regioni superiori temporali e regioni parietali (le aree pre-silviane in relazione con il linguaggio) ed il quinto posteriore, o splenio, che contiene fibre temporali, parietali ed occipitali (visive) (6,7) .Un ampliamento di questa suddivisione è stata operata recentemente da Jacobsen che ha suddiviso il CC in sette sezioni che corrispondono meglio alle proiezioni corticali (8) .
Il Corpo Calloso nella Schizofrenia
Che il ruolo funzionale del CC possa essere in qualche misura implicato nella patogenesi dei disturbi mentali e della schizofrenia in particolare, è suggerito da numerose evidenze cliniche e sperimentali. Studi di brain imaging hanno evidenziato alterazioni nelle dimensioni e nella forma del CC (9) in un elevato numero di pazienti schizofrenici acuti e cronici che presentavano disturbi dei patterns di transfer interemisferico, indagati mediante studi di neuropsicologia e neurofisiologia. Inoltre, la sintomatologia da disconnessione presenta alcuni sintomi psicotici che ricordano alcuni di quelli presenti nella sindrome schizofrenica e che potrebbero essere spiegati sulla base di una anomala trasmissione interemisferica. Ma ancora più interessante, soprattutto alla luce dellipotesi di una alterazione del neurosviluppo alla base dellaumentata vulnerabilità allo sviluppo della schizofrenia (10) ,è considerare che le disgenesie del CC sono frequentemente associate a sintomi psicotici. Uno studio sistematico di RMN ha riportato la presenza di agenesie parziali del CC nel 2% circa dei pazienti schizofrenici contro un valore dello 0,005-0,07% nella popolazione generale ad indicare un anomalo sviluppo del CC durante lontogenesi o delle strutture ad esso correlate (11) .
La teoria della disconnessione
Una delle teorie più interessanti, ancora non definitivamente chiarita, sullorigine della schizofrenia, ipotizza che soprattutto la sintomatologia delirante e quella allucinatoria siano correlate ad una condizione definibile come disconnessione degli emisferi (12) .Tale condizione, assimilabile per certi versi a quella dello split brain (la condizione di "cervello diviso" da commisurotomia per la terapia di forme di epilessia intrattabili) (1-3) ,comporterebbe una mancanza od una carenza di integrazione delle informazioni in uscita dai due emisferi, con conseguente possibilità che lattività di ciascun emisfero non venga riconosciuta dallaltro come propria, ma attribuita a stimoli esterni (13) .
Il modello di una disconnessione interemisferica viene attualmente interpretato secondo due ipotesi: quella della iperconnessione anatomica e quella della desincronizzazione funzionale.
Liperconnessione interemisferica troverebbe la sua base patogenetica nella persistenza di un eccesso di fibre callosali, non eliminate fisiologicamente durante il periodo embrionale e neonatale (14) .
La seconda ipotesi, invece, considera la disconnessione come un evento funzionale, da ascriversi ad una perturbazione della sincronizzazione tra i due emisferi (15) ;tale teoria si basa sullipotesi secondo la quale la funzione del CC sarebbe "integrativa dellattività mentale"; il CC sarebbe implicato nei fenomeni di lateralizzazione emisferica, inibendo alcune funzioni di un emisfero e favorendo le stesse nellemisfero controlaterale. La rappresentazione del linguaggio sembrerebbe ben inquadrabile secondo questa teoria (16) ,come dimostrano gli studi di Selnes che riportano, infatti, nei soggetti con agenesia del CC una rappresentazione bilaterale del linguaggio (17) .Secondo lAutore, la possibilità di apprendere il linguaggio verbale mostrata dai bambini emiplegici, dopo emisferectomia, potrebbe indicare che le influenze inibitorie esercitate dal CC sarebbero pregnanti durante lo sviluppo del Sistema Nervoso Centrale (SNC): la commissura eserciterebbe, infatti, una soppressione di alcune funzioni in uno dei due emisferi telencefalici (in particolare il destro per la rappresentazione del linguaggio), al fine di prevenire una duplicazione funzionale, che sarebbe inutile ed antieconomica. Anche le allucinazioni uditive potrebbero essere spiegate nello stesso modo: anomalie callosali determinerebbero un discontrollo funzionale tale che larea di Wernicke del lobo temporale sinistro percepirebbe lattività dellarea del linguaggio del lobo frontale destro, omologa a quella di Broca, come non proveniente da un sé interno, ma dallesterno, con conseguente interpretazione delirante.
La sintomatologia psicotica, presente in schizofrenici con agenesia del CC, potrebbe essere correlata, nel modo più semplice, ad una assente o ridotta comunicazione interemisferica, con conseguente riduzione dellattività inibitoria esercitata dal CC su alcune specifiche funzioni corticali di un emisfero; ma potrebbe essere anche letta secondo la teoria delliperconnessione, in quanto in seguito allagenesia, potrebbero essere reclutate altre vie nervose di comunicazione interemisferica; da ultimo la sintomatologia psicotica potrebbe essere la risultante delle due teorie, e quindi caratterizzata da "un eccessivo, forse non filtrato transfer dinformazione interemisferica" (15) .
Dunque, le conoscenze raggiunte finora ci permettono di affermare che sia i soggetti agenesiaci che gli schizofrenici presentano una disconnessione interemisferica ed, inoltre, che nei secondi si riscontra una maggiore prevalenza di agenesia del CC, così come una maggiore presenza di sintomatologia psichiatrica, più frequentemente psicotica, nei soggetti agenesiaci (18) .
Al fine di inquadrare meglio le possibili relazioni tra le alterazioni del CC e lo sviluppo della patologia schizofrenica, è opportuno soffermarci sulle caratteristiche delle disgenesie di questa commissura.
La Disgenesia Callosale
Le disgenesie callosali possono essere distinte in: agenesia iniziativa, ipogenesi interruttiva ed ostruttiva ed ipoplasia (19) ;possono essere, inoltre, caratterizzate sulla base del proprio periodo dinsorgenza durante lembriogenesi dellencefalo.
Nella sua definizione classica, lagenesia del CC è rappresentata dal "mancato sviluppo di tutta, o di una parte, della maggiore fra le commissure neocorticali". Esistono, dunque, due forme di agenesia, quella totale, caratterizzata dallassenza di tutte le fibre del CC e quella parziale, dove riescono a svilupparsi esclusivamente alcune fibre callosali, localizzate, secondo gli Autori, in posizione anteriore (20) .
Nei casi di agenesia iniziativa è la massa commissurale a non svilupparsi; a ciò corrisponde una assenza completa del CC nelladulto. Se il letto commissurale, dopo unadeguata induzione, viene bloccato nel successivo sviluppo, il correlato morfologico al termine dello sviluppo è rappresentato da una riduzione caudale del CC, definita ipogenesi o agenesia interruttiva quando è determinata dai cosiddetti "fattori interruttivi primari", per definizione idiopatici. Quando, invece, i fattori interruttivi sono i "fattori ostruttivi organici", localizzati profondamente sulla midline del telencefalo in via di sviluppo, si parla di agenesia ostruttiva. Questi fattori, collidendo frontalmente col CC in crescita caudale, ne determinerebbero ostruttivamente un arresto di maturazione. Riguardo alla agenesia ed ipogenesi primaria va sottolineata limpossibilità di riconoscere definiti fattori eziopatogenetici precoci del mancato sviluppo.
La terza forma di anomalia callosale è rappresentata dallipoplasia; in questo caso è possibile osservare un CC completamente formato ma focalmente o totalmente ridotto in dimensioni.
Allorigine di questultima anomalia morfologica viene invocata una anomala laminazione nei layers corticali dove risiedono gli assoni dei neuroni responsabili per le fibre commissurali. È cioè possibile che "una corteccia cerebrale disgenetica, semplicemente, non proietterà verso la midline un normale complemento di assoni per la decussazione". Ciò permette di definire ulteriormente lipoplasia callosale come proiezionale e corticogenica.
| Tab. III. Embriogenesi del Corpo Calloso. Embryogenesis of the corpus callosum. Il CC origina come una componente della commissura ippocampale, successivamente
si separa da questa organizzandosi in posizione interemisferica. Studi
di ultrasonografia eseguiti su feti umani hanno permesso di ottenere
informazioni più precise circa lo sviluppo del cervello umano e del
CC in particolare 55. |
Correlati funzionali neurologici della disgenesia callosale
Già nel 1968 lo studio di Jeeves dimostrava negli individui privi del CC un abnorme allungamento della risposta motoria crociata allo stimolo visivo lateralizzato, sottolineando dunque la presenza di un deficit nelle prove motorie (21) ;più recentemente altri lavori (22) hanno evidenziato difetti nellapprendimento tattile-motorio e nellabilità visuo-spaziale e visuo-percettiva (23) .Dunque, i soggetti con anomalia callosale connatale presenterebbero più frequentemente un impairment nelle prove che coinvolgono il controllo motorio e/o le abilità spaziali (24) ;poiché queste funzioni sono svolte, rispettivamente, dalle aree associative corticali frontali e parietali posteriori, gli Autori ipotizzano che lencefalo acallosale non sia stato in grado di sviluppare vie alternative compensatorie di comunicazione interemisferica tra le regioni omologhe coinvolte in queste attività. Ciò sarebbe dimostrato dalla peggiore performance a test cognitivi dei soggetti acallosali rispetto agli individui sani, con prestazioni dei primi sovrapponibili a quelle degli individui commissurotomizzati. Lintervento supplente funzionale delle spesso invocate vie commissurali alternative (commissura anteriore, posteriore e commissura spinotalamica), sarebbe dunque limitato solo ad alcune delle funzioni svolte dal CC.
Correlati psicopatologici della disgenesia callosale
Più difficilmente ricavabile è il dato di una possibile franca sintomatologia psichiatrica nei soggetti affetti da disgenesia callosale. Una delle limitazioni alla revisione della letteratura in proposito è colta da David che riferisce, infatti, della relativa rarità dellanomalia nella popolazione generale (0,005- 0,07%), per cui gli studi effettuati su soggetti agenesiaci sono più frequentemente casi singoli e dunque le informazioni ottenute difficilmente generalizzabili (18) .Nei lavori su più ampie coorti, daltro canto, le informazioni cliniche sono raramente riportate, forse a testimonianza della pregiudiziale considerazione di questa anomalia come clinicamente silente. Non esistendo una raccolta delle storie cliniche dei soggetti disgenesiaci, risulta dunque necessario risalire ad una associazione del dato neuromorfologico con leventuale espressione sintomatologica attraverso una attenta rilettura delle diagnosi, frequentemente laconiche, date dagli Autori dei vari studi.
Il lavoro di Unterharnscheider e Coll. è utile in quanto gli Autori riportano sia la sintomatologia neurologica che il funzionamento psicologico di 23 soggetti affetti da agenesia del CC; nelle conclusioni dello studio tutti i soggetti vengono definiti come "psicologicamente anormali", tre di essi rispetto alle loro caratteristiche di personalità, 16 rispetto ai valori di quoziente intellettivo; per quanto concerne le loro condizioni psichiatriche, in particolare, tre dei soggetti manifestano una franca sintomatologia psicotica ed un quarto presenta una diagnosi di psicosi organica, combinata con uno scarso risultato ai test intellettivi ("basso QI") (25) .
Daltro canto, il gran numero di studi di brain imaging cerebrale eseguiti su soggetti psichiatrici ha mostrato, in quelli affetti da schizofrenia, un importante aumento della prevalenza di anomalie dello sviluppo di alcune strutture della midline encefalica, in particolare del CC (9) .Lo studio di Swayze e Coll., ad esempio, analizzando immagini di Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) cerebrale ottenute in 140 schizofrenici e 48 bipolari confrontati con 140 soggetti sani di controllo, ha riscontrato una bassissima frequenza di malformazioni callosali sia nei soggetti sani che negli affettivi (una agenesia, parziale o totale, sarebbe stata infatti riscontrata solo in 5 individui su un campione costituito da 7240 RMN cerebrali), mentre una agenesia parziale del CC è presente esclusivamente nel gruppo dei soggetti schizofrenici (con una frequenza pari al 2%). Altro dato dinteresse proveniente dallo studio è lassociazione di "preminenti e severi" sintomi positivi (deliri ed allucinazioni) nei soggetti schizofrenici con anomalie callosali; tale sintomatologia risulterebbe inoltre, secondo gli Autori, resistente al trattamento farmacologico e condurrebbe quasi invariabilmente alla istituzionalizzazione (11) .
Anche il lavoro di David e Coll. descrive sette casi seguiti personalmente dagli Autori, nei quali alle anomalie callosali si associano patologie di interesse psichiatrico. Gli Autori, inoltre, riportano in una tabella cinque studi pubblicati dal 1970 al 1990, nei quali vengono descritti soggetti con "severi disturbi psichiatrici" associati ad anomalie del CC. Rispetto alla propria serie di casi, le diagnosi risultano preponderantemente inerenti a patologie dello spettro schizofrenico. Gli Autori dello studio asseriscono che "il rischio relativo di schizofrenia nella agenesia callosale è difficilmente ricavabile" stanti le difficoltà di reperire informazioni circa la reale prevalenza dellanomalia nella popolazione generale e nel selezionare coorti di soggetti nei quali siano assenti alcune anomalie sovrapposte, giudicate dagli Autori confondenti, quali lepilessia o un basso quoziente intellettivo, e dunque, "nessun significativo calcolo di medie può essere fatto solo al fine di menzionare che lagenesia è un singolare accoppiamento con la psicosi" (26) .
Tab. IV.
Principali studi sulle disgenesie del Corpo Calloso nei disturbi psichiatrici.
Major studies of corpus callosum dysgenesis in psychiatric disorders.
| Autore | Campione di studio | Risultati |
| Untherharnscheidet e Coll., 1968 | 23 soggetti con agenesia del CC | 3 con disturbi di personalità, 17 con basso Q.I., 3 psicotici e 1 con psicosi organica |
| Swayze e Coll., 1990 | studio con RMN di 140 schizofrenici, 48 bipolari e 140 controlli sani |
1 agenesia parziale del
CC solo nel gruppo degli schizofrenici (1,4%) |
| David e Coll., 1993 | studio di 7 soggetti con anomalie del CC |
2 con schizofrenia, 1
con psicosi maniaco-depressiva, 2 con depressione, 1 con sindrome diAsperger, 1 con disturbo chizofreniforme |
| Scott e Coll., 1993 | studio con RMN di 52 schizofrenici |
8 con anomalie della midline cerebrale di cui: 5 cavum vergae, 2 cavum septum pellucidum, 1 agenesia del CC e del septum pellucidum |
| Degreef e Coll., 1992 | 62 schizofrenici e 62 controlli sani |
1 schizofrenico con agenesia parziale della parte posteriore del CC con un grado III di cavum septum pellucidum |
| Puzella e Coll., 1995 | caso di schizofrenia indifferenziata cronica |
alterazione dello splenio
con quadro di empty sell |
| Guptaet e Coll., 1995 | caso di psicosi e sindrome di Apert |
agenesia parziale del CC |
| Edelstyn e Coll., 1997 | 3 soggetti schizofrenici | 1 agenesia completa del
CC, 1 agenesia parziale del CC ed1 cavum vergae |
| Silvestrini e Coll., 1998 | caso di fuga psicogena
e disturbo dissociativo di identità |
ipoplasia focale della
regione antero-mediale del corpo calloso |
Anche nello studio di Scott e Coll., effettuato nel 1993, lindagine con RMN in un gruppo costituito da 52 schizofrenici rileva in otto, dei pazienti anomalie della midline encefalica, costituite in cinque casi dalla persistenza di un cavum vergae ed in due di un cavum septum pellucidum, ed in un caso dallagenesia associata del setto pellucido e del CC. Nello studio in questione manca una descrizione di dati psicopatologici inerenti ai pazienti; gli Autori commentano i ritrovamenti neuromorfologici affermando che questi apparirebbero rafforzare lipotesi che la patologia psicotica sia in stretta associazione con varie anomalie della midline encefalica, tra le quali i disturbi di formazione del CC. Propongono, inoltre, unipotesi per il meccanismo dazione di tali malformazioni nella genesi dei disturbi psicotici: le alterazioni della midline cerebrale potrebbero causare "il fallimento della normale modulazione dellattività del lobo limbico, e/o delle strutture corticali o delle regioni verso le quali proiettano". Un interessante interrogativo lasciato aperto dagli Autori riguarda leventualità di una associazione puramente casuale delle anomalie neuromorfologiche medioencefaliche con la sintomatologia psicotica: in tale caso queste potrebbero essere riviste come un epifenomeno di ulteriori anomalie strutturali (e dunque neuroanatomiche) o funzionali (neurofisiologiche) "radiologicamente silenti", responsabili della psicopatologia schizofrenica (27) .
Nello studio di Degreef e Coll., effettuato su un campione di 62 pazienti schizofrenici, in uno di essi viene rilevata una agenesia parziale della porzione posteriore del CC, associata ad un grado III di cavum septum pellucidum; nellomogeneo gruppo di soggetti sani non si riscontra alcuna anomalia di tale tipo e gli Autori commentano il dato affermando che il ritrovamento di agenesia del CC e di disturbi dello sviluppo delle strutture encefaliche che ne accompagnano la formazione (commissura anteriore, ippocampale e setto pellucido) nei soggetti schizofrenici rappresenterebbe unindicazione che lalterazione dei normali processi del neurosviluppo abbia un ruolo fondamentale nella genesi dei disturbi schizofrenici (28) .
La recente descrizione di psicosi (con prevalenti idee di riferimento, sospettosità e allucinazioni uditive) in un soggetto affetto da sindrome di Apert, con agenesia parziale del CC, permette agli Autori di ricordare il frequente riscontro, nei pazienti affetti da tale patologia (Acrocefalosindattilia, Tipo 1), di anomalie del lobo limbico (29) ;la manifestazione di chiari sintomi psicotici nei pazienti potrebbe essere causata, secondo gli Autori, da una "distruzione del controllo genetico dello sviluppo callosale". Altri Autori, in passato, avevano riscontrato lo stesso dato e cioè quello di una associazione tra agenesia del CC ed alterazioni a carico del sistema limbico, agenesie che nel loro campione di studio erano presenti in 10 degli 11 soggetti esaminati (30) .Poiché le patologie organiche encefaliche nelle quali è presente una franca sintomatologia psicotica sono più spesso rappresentate da lesioni cerebrali che coinvolgono le proiezioni dopaminergiche, soprattutto a livello del sistema limbico, è possibile ritenere che una disfunzione di queste strutture "predisporrebbe allo sviluppo di una psicosi", ovvero alla percezione di "esperienze anomale quali deliri o allucinazioni" (30) .
Di estremo interesse appare un recentissimo studio con RMN che riporta tre casi di pazienti schizofrenici con alterazioni a carico della midline cerebrale, costituite da agenesia totale del CC nel primo paziente, agenesia parziale con un residuo di fibre callosali nella zona anteriore in un secondo caso e cavum vergae nel terzo caso. La valutazione neuropsicologica del gruppo di studio, eseguita con test cognitivi (Wisconsin e Stroop), dimostra una riduzione prestazionale riconducibile a disfunzioni a carico delle regioni anteriori del lobo frontale, analoghe a quelle che si riscontrano in soggetti con alterazioni strutturali frontali. Gli Autori concludono affermando che solo da un confronto tra soggetti schizofrenici con disgenesie callosali e controlli "sani" senza sintomatologia psicotica, con analoghe anomalie, sarà possibile avere dei dati in grado di spiegare le alterazioni della performance (31) .
Un caso di ipoplasia focale della regione antero-mediale del CC, visto con RMN cerebrale, è stato da noi descritto in un soggetto con diagnosi di fuga psicogena e disturbo dissociativo di personalità (32) .Il caso appare di utile presentazione in questa sede, in quanto mentre, come fin qui detto, è possibile osservare una associazione tra agenesia callosale e disturbi psicotici, mai questa disgenesia, per quanto ci risulta, è stata descritta e associata con il disturbo dissociativo. In questo caso lipoplasia focale è evidente a livello del genu del CC, che contiene fibre che connettono le cortecce prefrontali, ed a livello mediale dove sono presenti fibre che provengono da aree motrici, somatosensitive ed uditive. Nel caso osservato, la possibile spiegazione è che lagenesia presente a questo livello sia in qualche misura implicata funzionalmente nella dissociazione tra identità personale e memoria corrispondente alla sintomatologia clinica.
I risultati di questi studi ci consentono di segnalare se non una prevalenza, almeno un trend per lo sviluppo di psicopatologia nei soggetti con disgenesia callosale. In questi casi si osserverebbe, inoltre, un decorso grave della sintomatologia, esordiente in età giovanile e scarsamente rispondente ai trattamenti terapeutici; ciò sarebbe particolarmente significativo nel caso dei soggetti psicotici (in realtà prevalenti) dove la sintomatologia positiva viene più volte descritta come "più forte e refrattaria alla terapia". Swayze afferma, commentando tale dato, che alla base dellespressione di una sintomatologia produttiva negli psicotici sarebbe presente una abnorme connettività neuronale del lobo limbico; lepifenomeno di tale anomalia sarebbe la presenza di un CC malsviluppato (11) .A tale riguardo va sottolineato il riscontro, con indagini neurofunzionali, di una diffusa e bilaterale iperattivazione nellencefalo degli schizofrenici con prevalenti sintomi positivi, rappresentata da un aumento del flusso encefalico pari al 20-35%, ed una areattività nei soggetti con prevalente sintomatologia negativa (nessuna variazione di flusso) (33) .Il dato è molto interessante, soprattutto perché potrebbe essere messo in relazione con il modello che farebbe risalire la sintomatologia psicotica (soprattutto le allucinazioni ed i deliri) ad anomalie nei processi di lateralizzazione emisferica, mediate dal malfunzionamento del CC, postulata da Nasrallah nel 1985 (13) .Il ritrovamento di diffusa iperattivazione encefalica nel gruppo dei soggetti prevalentemente positivi viene interpretato come una evidenza di carente lateralizzazione, che potrebbe rimanere clinicamente silente per lungo tempo e manifestarsi più tardivamente con lespressione di una sintomatologia positiva. Il parallelo con i soggetti con disgenesia del CC è estremamente suggestivo: nei casi di iposviluppo o mancata formazione del calloso, infatti, il danno neuroanatomico è ben evidente e non è necessario, dunque, postularne un malfunzionamento su base neurofunzionale; le manifestazioni psicotiche, a questo riguardo, potrebbero essere valutate alla luce di tale anomalia macroscopica.
È interessante sottolineare, infine, che i risultati dei test neuropsicologici volti ad investigare la funzionalità del trasferimento interemisferico nei soggetti disgenesiaci dimostrano un impairment delle funzioni svolte dalle aree frontali e parietali (22) ;questo dato ha una spiccata similitudine con riscontri sui pazienti schizofrenici, nei quali più volte sono stati segnalati vari aspetti di ipofrontalità (34,35) .
Recentemente abbiamo descritto un caso di uno schizofrenia che presentava allesame con RMN cerebrale alterazioni a carico del CC costituite da ispessimento e presenza di aree iperdense e ipodense associate ad un quadro di sella vuota. Il soggetto in trattamento con aloperidolo riportava una prestazione ridotta al WCST e al test di Stroop, che migliorava alla sospensione del neurolettico per peggiorare nuovamente in seguito a somministrazione di clozapina (36) .
Se lo studio longitudinale di soggetti con agenesia, nei quali la mancanza del CC si manifesta funzionalmente con deficit simili a quelli osservati negli psicotici, ne dimostrasse una tendenza maggiore a sviluppare psicosi, il malfunzionamento callosale potrebbe essere rivisto come il substrato di un diffuso malfunzionamento cerebrale, che coinvolge il trasferimento interemisferico e rende lindividuo più vulnerabile allo sviluppo della schizofrenia.
Alterazione del trasferimento interemisferico
nella schizofrenia valutata attraverso i test neuropsicologici
Gli aspetti neuropsicologici della sindrome schizofrenica sono stati ampiamente studiati (37) .Lalterato trasferimento interemisferico, con ridotta performance, a livello del CC nei soggetti schizofrenici è stato riscontrato in numerosi studi con lutilizzo di differenti tests neuropsicologici (38) .
Negli studi che investigano le funzioni neuropsicologiche di soggetti con disgenesia del CC, si riscontrano frequenti deficit nelle funzioni svolte dalle aree associative corticali frontali (attività bimanuali e trasferimento dellapprendimento motorio) e parietali posteriori (analisi spaziale), analogamente al dato della presenza di ipofrontalità (24,31) .I test neuropsicologici quali il Wisconsin Card Sorting Test e il Test di Stroop, che in passato segnalavano tale deficit, sono attualmente supportati da sofisticate indagini funzionali cerebrali, come gli esami PET e SPECT, che avvalorano tale dato (34,35) .
Il capostipite di questi studi risale al 1973; in quellanno alcuni studiosi, sullonda dellinteresse generato nella comunità scientifica dal riscontro di anomalie autoptiche nel CC di soggetti schizofrenici (39) ,testarono la capacità di accoppiare lo stimolo diretto verso un unico emisfero (sia il destro che il sinistro) e di accoppiare crociatamente, cioè di riconoscere come uguali o differenti, due parti di informazione proiettate, nello stesso tempo, verso entrambi gli emisferi. I risultati dello studio dimostrano una ridotta performance negli schizofrenici nel riconoscimento crociato di lettere e forme, rispetto ai controlli sani e ad altri casi psichiatrici. Gli Autori commentano il dato come "patologia dellarticolazione tra le due metà del cervello. Come se il paziente mostrasse una parziale disconnessione cerebrale e che ciò riflettesse alcuni cambiamenti nellefficienza del CC" (40) .Risale invece al 1980 una delle prime applicazioni a pazienti schizofrenici dei tests stereognosici cross-emisferici (in grado cioè di investigare il trasferimento intermanuale dinformazione riguardo al discernimento di forma degli oggetti, funzione propria del calloso) (41) .In questo tipo di studi il paziente deve discernere tra oggetti di uso comune (ad esempio chiavi, monete) e oggetti non-meaningful, senza significato (cioè di forma casuale), esclusivamente al tatto, attraverso la manipolazione degli oggetti effettuata con ununica mano. Anche i risultati di questo studio sono in linea con una ridotta performance negli schizofrenici, caratterizzata da uno scarso trasferimento dellinformazione intermanuale stereognosica degli oggetti a forma casuale, sia dalla mano destra alla sinistra che viceversa. Il commento dellAutrice a tale risultato viene valutato sulla scorta dellevidenza che anche nei soggetti sani gli oggetti duso comune sono più facilmente ricordabili rispetto ad oggetti di forma random, in quanto possono essere "nominati"; negli schizofrenici tale difficoltà nel trasferimento di informazione per le forme non significative attraverso il CC sarebbe acuito, poiché la schizofrenia sarebbe costantemente "accompagnata" da un difetto della comunicazione interemisferica. Anche se confrontata con le risposte di altri pazienti psichiatrici, la percentuale di errore nel trasferimento dellinformazione tattile, tramite il Tactual Performance Test, risulta significativamente maggiore nei soggetti schizofrenici (42) .
Anche nel caso della sperimentazione condotta da Craft e Coll. in un campione costituito da soggetti schizofrenici, soggetti schizoaffettivi e controlli sani, testati con prove di cross-localizzazione dello sfioramento digitale, un test per i movimenti associati, uno di performance tattile ed infine una prova di trasferimento interoculare di immagine, si osserva un decremento nellabilità dei tre sottogruppi, con gli schizofrenici che effettuano il maggior numero di errori e gli schizoaffettivi che ottengono un punteggio intermedio fra quello ottenuto dai primi e dai soggetti sani (43) .
Nellesperimento di Merriam e Gardner, che hanno studiato la processazione dellimmagine visiva intra- ed interemisferica attraverso la presentazione tachistoscopica di stimoli lessicali e spaziali in schizofrenici e controlli sani, la performance dei primi nelle prove di trasferimento intra- ed interemisferico risulta invece comparabile statisticamente a quella dei sani, sebbene "ad un livello minore di efficienza", fornendo le risposte con un maggior tempo di latenza (44) .Gli scarsi risultati nellesecuzione sarebbero totalmente attribuibili al deficit attenzionale (45) .
Un significativo passo in avanti è compiuto da David nel lavoro del 1987, in cui si avvale del riconoscimento dei colori per testare il trasferimento interemisferico, partendo dal dato che per nominare i colori nel campo visivo sinistro e per discriminare i colori attraverso gli emisferi sia necessaria lintegrità della porzione posteriore del CC. Linnovazione proposta dallo studio di David consiste nel testare il trasferimento di informazioni semplici, che lAutore definisce "percepts", percezioni semplici, che non richiedano il processamento specializzato (ovvero svolto preferenzialmente da uno dei due emisferi), necessario per il trasferimento di informazioni più complesse, quale quello richiesto dal trasferimento di parole, discorsi o forme. La percezione dei colori, secondo alcuni studi citati dallAutore, sarebbe non-lateralizzata e richiederebbe un processamento minimo, risultando il colour naming ed il colour matching le prove più idonee allindividuazione di un eventuale deficit del trasferimento callosale negli psicotici. Tale studio evidenzia che i soggetti schizofrenici producono più errori nel matching-task e nel naming dei colori presentati al campo visivo sinistro (emisfero destro), piuttosto che al destro (emisfero sinistro); entrambi i risultati rifletterebbero, nelle parole dellAutore, un difettoso trasferimento interemisferico attraverso il CC (46) .Lo stesso Autore, utilizzando come misura del transfer fra gli emisferi il Test di Stroop, conferma levidenza di una alterazione del trasferimento interemisferico in schizofrenici in due successivi studi (18,47) ;nel secondo dei lavori la differenza nel tempo di reazione fra lo stimolo (parola-colore) uguale e quello differente risulta infatti aumentato negli schizofrenici rispetto ai controlli, suggerendo una disfunzione della struttura implicata nel transfer stesso, cioè il CC.
Alterata funzionalità del Corpo Calloso e variabilità clinica nella schizofrenia
Laccurata revisione degli studi su "Schizofrenia, corpo calloso e comunicazione interemisferica" effettuata da Coger e Serafetidines nel 1990 sottolinea la presenza di un "problema associato col trasferimento dinformazione fra i due emisferi cerebrali per alcuni gruppi di schizofrenici". Gli Autori commentano infatti leterogeneità nei risultati degli studi analizzati supponendo che la sorgente di variabilità sia imputabile alla costituzione di campioni di schizofrenici privi di selezione per sottogruppi diagnostici. Nei soggetti con esordio sintomatologico tardivo e con preponderanza di sintomatologia positiva, il substrato funzionale sarebbe infatti un ridotto transfer, mentre quelli con esordio precoce e prevalente negativizzazione presenterebbero un eccessivo trasferimento interemisferico (38) .A sostegno della necessità di studiare campioni di schizofrenici omogenei per sintomatologia, possiamo citare i risultati di una recente ricerca eseguita su un numeroso campione in cui solo il cluster "disorganizzazione" è caratterizzato da un aumento di attività del desossiglucosio misurato con la PET a livello della corteccia parietale, cui corrisponde una diminuzione di attività a livello del CC (48) .
Oltre alla prevalenza di sintomatologia positiva o negativa, unaltra variabile che potrebbe inficiare la valutazione dei risultati dei tests neuropsicologici sui soggetti schizofrenici è la somministrazione di terapia antipsicotica. Uno studio che investiga il transfer bilaterale di informazioni utilizzando una prova percettivo-motoria di disegno a specchio, il cosiddetto mirror-drawing task, viene fatta eseguire a soggetti sia in regime drug-free sia dopo sei settimane di trattamento antipsicotico. Mentre la latenza di risposta appare statisticamente sovrapponibile nei tre gruppi investigati, costituiti da schizofrenici, loro parenti di primo grado e soggetti sani, laccuratezza nellesecuzione della prova è minore nei primi, sia precedentemente che dopo il trattamento neurolettico a conferma dellipotesi di una disconnessione funzionale interemisferica; tale alterazione viene valutata come un tratto caratteristico e persistente della patologia e come tale è prevedibile che non mostri alcun miglioramento a seguito di un eventuale trattamento farmacologico, seppur questo si dimostri risolutivo sulla fase sintomatica acuta (49) .
Un recente lavoro sulla funzionalità interemisferica in soggetti psicotici è stato eseguito da Woodruff e Coll. e dimostra una certa originalità nel valutare congiuntamente struttura e funzionalità del CC. Vengono eseguite misurazioni dellarea della commissura e viene somministrato il Test di Stroop in un gruppo di schizofrenici ed in un omogeneo gruppo di soggetti sani di controllo; i risultati mostrano una associazione statisticamente positiva fra area del CC e facilitazione bilaterale ed una correlazione negativa fra area della porzione posteriore della commissura ed interferenza bilaterale al Test di Stroop, comune al campione di schizofrenici ed ai controlli. Viene inoltre valutata leventuale correlazione fra dati sintomatologici, valutati attraverso le Scale per la Valutazione dei Sintomi Positivi (SAPS) e Negativi (SANS), ed il dato neuromorfometrico. Emerge una correlazione positiva fra larea totale del CC e le sottoscale della SANS per labulia, lanedonia e lappiattimento affettivo; nel campione analizzato, costituito prevalentemente da soggetti cronici, ad unarea minore della commissura corrisponde, dunque, una preponderante sintomatologia negativa (50) .Tale riscontro è di estremo interesse, dati i risultati di alcuni studi precedenti (40) ,tra i quali una nostra recente osservazione sperimentazione che dimostrano una significativa correlazione positiva tra area del CC e sintomatologia positiva, in giovani schizofrenici, prevalentemente early-onset (51) .
Tab. V.
Principali studi neuropsicologici sul transfer interemisferico in soggetti
schizofrenici.
Major neuropsychological studies of interhemispheric transfer in schizophrenic
patients.
| Autore | Test utilizzato | Risultati |
| Beaumont e Coll., 1973 | Stimolo diretto ad
un emisfero accoppiamento crociato |
ridotta performance nel riconoscimento di lettere e di forme |
| Carr, 1980 | Test stereognosici cross emisferici |
ridotta performance
nel trasferimento dellinformazione intermanuale degli oggetti a forma casuale |
| Schrift e Coll, 1986 | Test di performance tattile | ridotta performance
nel trasferimento dellinformazione tattile |
| Craft e Coll., 1987 | Test di cross localizzazione
allo sfioramento digitale Test per i movimenti associati Test di performance tattile Test di trasferimento interoculare di immagine |
ridotta performance in tutte le prove |
| Merriam e Coll., 1987 | test tachitostopico | ridotta performance
ad "un livello minore di efficienza" |
| David e Coll., 1987 | Test di trasferimento dei colori | difettoso transfer
interemisferico soprattutto a partenza dal campo visivo sinistro (emisfero destro) |
| David, 1993 | Test di Stroop | alterazione del transfer interemisferico |
| David, 1994 | Test di Stroop | alterazione del transfer interemisferico |
| Puzella e Coll., 1995 | Wisconsin e Test di Stroop | ridotta performance |
| Biswas e Coll., 1996 | Mirror-drawing Test | ridotta performance
nellaccuratezza dellesecuzione del prova |
| Edelstyn e Coll., 1997 | Wisconsin Card Storting
Test Warrington Recognition Memory test Visual Object and Space Perception battery, Test di Stroop |
ridotta performance da ipofrontalità |
| Woodruff e Coll., 1997 | Test di Stroop e valutazione morfometrica del CC |
la ridotta area del
CC correla positivamente con la sintomatologia negativa |
Conclusioni
Linteresse sul possibile ruolo rivestito dal Corpo Calloso nella patogenesi della schizofrenia sembra, dunque, riaccendersi alla luce della teoria di una alterazione del neurosviluppo alla base della costituzione di un "cervello debole" che può facilitare linsorgenza della sindrome in età adulta. È infatti possibile dare un inquadramento temporale del periodo dinsorgenza della alterazioni del CC (e quindi dellinterazione dellencefalo embrionale con un eventuale insulto), che si attesta tra la 5a e la 15a settimana nel caso dellipogenesi ostruttiva callosale e tra la 12a e la 20a nel caso dellagenesia e dellipogenesi interruttiva primaria. Esiste dunque uno sconvolgimento dellembriosviluppo della zona encefalica mediana, da cause non definite, che procede in tempi precisi. Tempi che, per quanto concerne lagenesia, alterazione che tra tutte abbiamo visto essere più frequente nella schizofrenia, corrispondono al II trimestre di gravidanza, periodo particolarmente delicato e chiamato in causa recentemente (52) .Sebbene, come precedentemente affermato, non sono ben noti i fattori di rischio che possono determinare delle alterazioni nello sviluppo del CC, ci sembra interessante riportare un recente studio eseguito su modelli animali in cui è stato notato che la distribuzione e la densità dei neuroni localizzati nella corteccia somato-sensoriale che proiettano al CC di ratti adulti è alterata nei diversi layers quando gli animali erano stati esposti ad assunzione di etanolo durante la vita prenatale. Dato interessante è liperconnessione callosale: i ratti trattati con etanolo presentavano, infatti, una densità di proiezione callosali maggiore rispetto ai controlli sani (53) .
Il coinvolgimento del CC nella schizofrenia, in termini di maldevelopment, è inoltre supportato da recenti dati che provengono da studi di genetica secondo i quali il cromosoma 8 con le sue regioni p21 e p23 sarebbe implicato nel controllo dello sviluppo normale del CC e che sue alterazioni provocherebbero alcune forme di agenesia del CC, affidando a questa regione cromosomica un ruolo primario nellinfluenzare e regolare le connessioni tra i neuroni (54) .
Alla luce dei dati esposti finora, diviene auspicabile che questa anomalia morfologica, spesso classificata come clinicamente silente, venga osservata più attentamente e che soprattutto vengano eseguiti studi longitudinali sulle disgenesie callosali al fine di individuare i casi che svilupperanno una sintomatologia più propriamente psicotica.
Ringraziamenti
Il presente lavoro è stato supportato dal CNR nellambito del progetto di ricerca "Modelli di interazione tra fattori genetici e non genetici nellorigine di anomalie neuroevolutive della schizofrenia. Indagini neuromorfologiche e densitometriche cerebrali mediante RMN in soggetti schizofrenici" (Responsabile dott. G. Bersani).