E. Orlandi, R. Covezzi, P. Boselli, G.P. Guaraldi - Vol. 5, Marzo1999, num.1
Testo Immagini Bibliografia Summary Riassunto Indice
Obiettivo: premesso che i soggetti con disturbi del comportamento alimentare (DA) giungono allosservazione clinica dopo un intervallo di tempo variabile dallesordio della patologia, scopo dello studio era quello di individuare cosa accade in questo intervallo di tempo, a chi si rivolgono le pazienti, come e perché giungono al primo ricovero psichiatrico e qual è lesito di questultimo.
Metodo: tra tutti i pazienti ricoverati dal 1° Gennaio 1990 al 31 Agosto 1996, nella Clinica Psichiatrica dellUniversità di Modena, sono state selezionate e successivamente valutate le cartelle cliniche di pazienti dimessi con diagnosi di: Anoressia Nervosa (AN) o Bulimia Nervosa (BN) o altre dizioni che facessero riferimento a turbe del comportamento alimentare.
Risultati: i ricoveri per DA sono risultati 64 per un totale di 45 pazienti, tutte di sesso femminile.Per 23 pazienti, pari al 51%, fu posta diagnosi di AN; per 14 pazienti, corrispondenti al 31%, di BN e per le restanti 8 pazienti di disturbo di tipo anoressico-bulimico. Letà media allesordio della patologia risultò, per le pazienti con AN, di 17,5 anni, per quelle con BN di 17,1 anni e per quelle con Anoressia-Bulimia di 17,7 anni. Il confronto dei tempi intercorrenti tra esordio e osservazione della patologia fra categorie diagnostiche considerate non ha evidenziato differenze significative. Dei 64 ricoveri che compongono la nostra casistica 15 (23%) erano stati determinati da "tentato suicidio". I ricoveri si sono conclusi nel 51,5% dei casi con la dimissione ordinaria e nel 48,5% con autodimissione.
Conclusioni: a nostro avviso i dati da noi ottenuti relativamente al tempo intercorso tra esordio della patologia e primo ricovero psichiatrico supportano la convinzione che sia necessaria una maggiore informazione e un maggiore coinvolgimento delle strutture sanitarie di base, perché le pazienti possano essere indirizzate precocemente ai trattamenti psichiatrici. Inoltre i dati da noi riscontrati confermano la problematicità dei ricoveri, la difficoltà di presa in carico dei pazienti con DA già ampiamente riportata in letteratura e suggeriscono lopportunità di riflettere sulle strategie che possano limitare questo fenomeno.