A. Koukopoulos - Vol. 11, March 2005, Issue 1
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A. Koukopoulos
Centro "Lucio Bini", Roma
Caro Editor,
le recenti pubblicazioni sulla stampa sul rischio che gli antidepressivi possano indurre idee ed atti suicidi, ha provocato notevole allarme fra il pubblico ed il mondo medico. Naturalmente i più colpiti da questa notizia sono stati i pazienti depressi ed i loro familiari.
Il problema non è nuovo. Già nel 1958, durante i primi studi sul Tofranil, Kielholz e Battegay notarono questo rischio e lo spiegarono con laumento dellenergia provocato dallantidepressivo, prima che questo migliori lumore e risolva le idee di suicidio.
Negli anni successivi, lo stesso effetto fu attribuito agli inibitori delle monoamino-ossidasi ed ai triciclici più disinibenti come la desipramina e la nortriptilina, ma anche alla maprotilina. I casi riportati erano però sporadici.
Lattenzione era più concentrata sulla tossicità dei triciclici e tetraciclici usati come mezzo di suicidio.
La bassa tossicità degli SSRI presi in overdose fu accolta con favore e, insieme ai minori effetti collaterali, ne ha agevolato la grande diffusione.
Ben presto, però, sono apparse delle comunicazioni (Teicher, 1990; Creaney, 1991; King, 1991; Rothschild e Locke, 1991; Wirshing, 1992; Healy, 1994) di pazienti che manifestavano per la prima volta nella loro vita idee di suicidio durante il trattamento con fluoxetina. In questi casi le idee di suicidio insorgevano in uno stato di agitazione e di acatisia.
In seguito si è osservato un rischio simile anche con luso degli altri SSRI.
Numerose sono state le chiamate in giudizio delle case farmaceutiche produttrici di SSRI.
NellOttobre 2003 la Food and Drug Administration (FDA) ha raccomandato molta cautela nelluso degli SSRI nei giovani, a seguito di un registrato aumento nellideazione e nei tentativi di suicidio.
Nel Dicembre 2003 il British Committee on Safety on Medicines (CSM) ha proibito luso degli SSRI negli adolescenti, con leccezione della fluoxetina.
Il problema è naturalmente di drammatica importanza e meriterebbe un approfondimento circa quali pazienti siano esposti ad un tale rischio.
Dai casi pubblicati risulta che lideazione suicidaria era associata ad agitazione psicomotoria o solo psichica.
È noto che la depressione agitata comporti un aumentato rischio di suicidio. In effetti, il dolore psichico, lirrequietezza, lansia, lagitazione psichica, il martellamento dei pensieri provato dal paziente è insopportabile ed un forte impulso lo spinge a porre fine a tutto ciò, togliendosi la vita. I tentativi di suicidio sono, infatti, impulsivi e violenti. Da notare che molti casi non presentano unagitazione psicomotoria, ma solo una forte agitazione psichica.
È frequente losservazione clinica che tali malati si aggravano sotto leffetto degli antidepressivi, probabilmente di più sotto leffetto degli SSRI. La depressione agitata è in effetti una sindrome depressiva mista e leffetto degli antidepressivi stimola ulteriormente la componente eccitativa, aggravando tutta la sindrome.
La depressione agitata ha una lunga tradizione nella psichiatria. Descritta per la prima volta da Ippocrate, è stata una sindrome depressiva importante nellopera di Heinroth, Griesinger, Falret, Richarz (melancholia agitata), Kraepelin, Waygandt, Bumke e di tutti gli altri grandi psichiatri del passato.
Purtroppo sia il DSM-IV sia lICD-10 non riconoscono la depressione agitata come sindrome distinta dalla depressione maggiore; considerano anzi equivalenti lagitazione ed il rallentamento psicomotorio, così come linsonnia e lipersonnia. Il medico è perciò indotto a curare nello stesso modo questi due tipi di depressione, con risultati dannosi per i pazienti agitati. Questi pazienti andrebbero, invece, trattati allinizio con terapie calmanti ed antieccitative (antipsicotici, antiepilettici, litio, benzodiazepine) e solo in un secondo momento, solo qualora continuino a manifestarsi sintomi depressivi senza agitazione, si possono introdurre antidepressivi, possibilmente triciclici. Ovviamente lelettroshock cura rapidamente sia lagitazione sia la depressione.
Un problema più difficile per il clinico sono quei pazienti apparentemente non agitati, ma che si agitano sotto leffetto degli antidepressivi. Diremmo che soffrono di una Depressione agitata latente. Ma anchessi presentano dei segni caratteristici: completa mancanza di inibizione psicomotoria ed ideativa, una certa vivacità espressiva sia mimica sia verbale tanto da essere scambiati per "isterici" o altri disturbi di personalità. Anche qui, nel dubbio, si dovrebbe evitare luso degli antidepressivi sino a che non si chiarisca il quadro.
La Depressione agitata è più frequente di quanto spesso ritenuto: riguarda circa il 25-30% di tutte le depressioni maggiori, sia unipolari sia bipolari.
Pensare di bandire luso degli SSRI nelle depressioni, specie unipolari, sarebbe come proibire luso dei beta-bloccanti perché alcuni medici li usano in casi di bradicardia. Evitando invece il loro uso nei pazienti con depressione agitata, anche se latente, si curerebbe meglio il malato e si eviterebbe laggravamento dellagitazione che comporta un maggiore rischio di suicidio.