G. Sepede, F. Gambi, D. De Berardis, C. Brocco, M. Nacci,
D. Campanella, A. Cicconetti,
G. Salini, C. Cotellessa, R.M. Salerno, F.M. Ferro- Vol. 10, September 2004,
Issue 3
Testo Immagini Bibliografia Summary Indice
Articolo originale/Original article
G. Sepede, F. Gambi, D. De Berardis, C. Brocco, M. Nacci, D. Campanella, A. Cicconetti, G. Salini, C. Cotellessa, R.M. Salerno, F.M. Ferro
Dipartimento di Oncologia e Neuroscienze, Istituto di Clinica Psichiatrica, Università "G. dAnnunzio" di Chieti
Key words: Adolescence Somatic complaints Depression
Correspondence: Dr. Filippo Maria Ferro, Dipartimento di Oncologia e Neuroscienze,
Istituto di Psichiatria, Università "G. dAnnunzio"
di Chieti c/o Palazzina SE.BI., Scuole di Specializzazione, via dei Vestini
31, 66013 Chieti - Tel. +39 0871 3556750 - Fax +39 0871 3556721 - E-mail:
dodebera@tin.it
Il periodo adolescenziale è una fase chiave per lo sviluppo dellindividuo e spesso è in tale fase che fanno la loro comparsa i disturbi dellumore. Gli studi statistici rivelano percentuali di prevalenza estremamente variabili, a seconda dei criteri di riferimento usati, delle posizioni teoriche degli studiosi e delle popolazioni di riferimento.
Kessler e Walters (1) in un campione rappresentativo della popolazione costituito da 1769 adolescenti e giovani adulti, hanno osservato una prevalenza life-time del 15,3% per la Depressione Maggiore (MD) e del 9,9% per la Depressione Minore (mD), secondo i criteri DSM III. Un esordio precoce è molto frequente per il Disturbo Distimico (60% prima dei 20 anni di età), più raro per la Depressione Maggiore (15%) e per il Disturbo Bipolare (3-4%) (2). Secondo Pine et al. (3) e Aalto-Setala et al. (4) la presenza di sintomi depressivi durante ladolescenza aumenta da 2 a 4 volte il rischio di essere affetti da depressione maggiore in età adulta. Un recente studio di Costello et al. (5) ha evidenziato, inoltre, che il 30-50% degli adolescenti con un episodio depressivo maggiore in atto presenterà ricadute nel corso della vita. Già nel 1977 Easson (6) metteva in evidenza il fatto che la depressione nelladolescente fosse spesso ignorata dagli adulti e misconosciuta dai clinici. In uno studio di Roberts et al. (7) effettuato su 1.710 adolescenti dellOregon, quasi il 30% del campione presentava almeno un sintomo tra quelli indicati dal DSM III R per la diagnosi di Depressione Maggiore, ma solo il 2,6% soddisfaceva tutti i criteri per tale diagnosi. I sintomi più comuni erano umore depresso, alterazioni del sonno e disturbi del pensiero.
Salerno, Alessandrini e Ferro (8) hanno osservato che il 6% di un campione di 630 studenti di Scuola Media Inferiore, di età compresa fra i 13 e i 17 anni, era affetto da patologie depressive conclamate, mentre il 4% presentava forme depressive subcliniche. Spesso i sintomi presenti nelladolescenza sono diversi da quelli tipici delletà adulta, con una netta prevalenza di disturbi somatici (9) (10).
Il nostro studio ha avuto lobiettivo di esaminare, in un campione di adolescenti, la prevalenza del vissuto depressivo e delle lamentele somatiche, il grado di correlazione tra loro nonché limpatto che letà, il sesso e lambiente di provenienza hanno su di essi.
Materiali e metodi
La ricerca è stata condotta dalla cattedra di Psichiatria dellUniversità "dAnnunzio" di Chieti su un campione di studenti dellIstituto Tecnico Commerciale "De Sterlich" di Chieti Scalo. Si tratta di uno studio trasversale, nel quale sono stati reclutati tutti gli adolescenti che, nellanno scolastico 1997/98, frequentavano le prime tre classi. Il campione esaminato era costituito da 331 soggetti, 133 (40,18%) di sesso maschile e 198 (59,82%) di sesso femminile, di età media pari a 15,78 ± 1,23 anni. Larruolamento dei soggetti è stato preceduto dal consenso delle famiglie dei ragazzi, previa approvazione del Preside della scuola medesima e del Provveditorato agli studi di Chieti.
Tra i dati anagrafici, sono stati presi in considerazione tre parametri: il sesso (maschile e femminile), letà (ripartita in tre fasce, rispettivamente < 15 anni, 15-16 anni e > 16 anni), e la provenienza (urbana e rurale). La valutazione psicopatologica è stata effettuata con lausilio due questionari: le version italiane del P.S. Experience Blank Psychosomatic Inventory (PSEB) (11) ed il Center for Epidemiological Studies-Depression (CES-D) (12).
Il PSEB è un questionario auto-compilato che mette in risalto la presenza di lamentele somatiche. Esso si compone di 2 parti, ciascuna costituita di 46 items a risposta unica in ordine decrescente (spesso, a volte, raramente, mai); la prima parte del test rivela la presenza di sintomi fisici di più probabile origine somatica, la seconda valuta la tendenza delladolescente ad somatizzare i conflitti di ordine psicologico. Le risposte sono convertite in valori numerici compresi in un range tra -8 e +10 (cut-off uguale a zero): il punteggio totale negativo rivela la presenza di disturbi somatici (PESB positivo), il punteggio totale positivo indica lassenza di lamentele corporee (PESB negativo). I punteggi del PSEB possono quindi essere usati su una scala dicotomica (positivo-negativo).
Il CES-D è ladattamento italiano di una scala statunitense elaborata da Locke e Putman compilata direttamente dal soggetto senza la presenza necessaria delloperatore. Il test valuta lentità dei fenomeni depressivi in epoca adolescenziale. Esso è costituito da 20 items a risposta unica tra quattro indicate (mai, qualche volta, spesso, sempre), che esprimono il livello del vissuto depressivo senza avere, tuttavia, la pretesa di formulare una diagnosi clinica di depressione. Dei 20 items, 4 descrivono stati danimo positivi e 16 esaminano varie componenti della sintomatologia depressiva. II CES-D è un test quantitativo: sommando i punteggi delle singole risposte si estrapola un valore medio, compreso in un range tra 0 e 60 punti, che traduce il livello di sofferenza depressiva espresso da soggetto. Nel campione italiano di validazione (13), costituito da 625 soggetti, il CES-D discrimina significativamente, e meglio di altri strumenti, i pazienti depressi dai soggetti di controllo.
Analisi statistica
I risultati dei tests sono stati sottoposti ad una revisione statistica per valutare la significatività delle differenze tra le frequenze di positività al PSEB e tra i valori medi al CES-D osservati al confronto tra campioni parziali, ottenuti suddividendo il campione totale per sesso, fascia detà (minore di 15 anni, 15-16 anni e maggiori di 16 anni), e provenienza (urbana o rurale). Sono state calcolate le misure di statistica descrittiva (media, deviazione standard e percentuali) e le variabili sono state testate per la distribuzione gaussiana mediante il test di Kolgomorov-Smirnov. In caso di distribuzione non gausssiana i dati sono stati trasformati logaritmicamente.
Sono stati impiegati il test chi 2 con la correzione di Yates (e, quando richiesto, il Test esatto di Fisher) per le variabili categoriali e il Test t di Student-Newman-Keuls per dati non appaiati nelle variabili continue. Le correlazioni tra variabili sono state analizzate mediante il coefficiente di correlazione (r) di Pearson.
Tutti i test impiegati erano two-tailed e la significatività statistica è stata posta a valori di p < 0,05.
Risultati
Dati anagrafici
Il campione totale di 331 soggetti è risultato così distribuito: 133 soggetti (40,18%) di sesso maschile e 198 (59,82%) femminile; 59 soggetti (17,82%) hanno unetà inferiore a 15 anni, 187 (56,60%) tra i 15 ed i 16 anni, e 85 (25,68%) superiore a 16 anni; 222 soggetti (67,07%) vivevano in centri urbani e 95 (28,70%) in ambiente rurale; 14 soggetti (4,23%) non hanno indicato la propria provenienza.
PSEB
Sono risultati positivi 66 soggetti (19,9%), di cui 35 (53,0%) per la presenza di sintomi fisici di probabile derivazione somatica e 65 (98,5%) per lamentele corporee di origine psicologica. Nei campioni parziali, questa tendenza si manteneva costante, aggirandosi intorno al 50% la frequenza del carattere somatico (fatta eccezione per i soggetti di età superiore ai 16 anni, che presentavano frequenze di positività più elevate) e non risultando mai inferiore al 90% la frequenza della matrice psicologica.
Il sesso femminile era significativamente più rappresentato di quello maschile nel campione totale (25,8% vs 11,3%; chi 2 = 10.575, df = 1, p < 0,005), nonché (Tab. I; Fig. 1) nei campioni di soggetti minori di 15 anni (88,8% vs 11,1%; chi 2 = 4.943, df = 1, p < 0,05), aventi 15-16 anni (78,1% vs 22,0%; chi 2 = 4.870, df = 1, p < 0,05), e nei soggetti di provenienza urbana (81,3% vs 18,8%; chi 2 = 8.492, df = 1, p < 0,005). Non risultavano, invece, significative le differenze tra le tre fasce detà (rispettivamente 15,3%, 21,9% e 18,8%), né tra provenienza urbana e rurale (21,6% e 16,8%).
II confronto delletà media tra soggetti PSEB-positivi e PSEB-negativi non risultava significativo nel campione totale (rispettivamente 15,73 ± 1,00 vs 15,80 ± 1,29), così come nei diversi campioni, salvo per il campione femminile di provenienza urbana, nel quale i soggetti PSEB positivi presentavano unetà media lievemente inferiore rispetto ai soggetti PSEB negativi (15,85 ± 1,31 vs 15,49 ± 1,00; t = 1.780, df = 12, p < 0,05). Nel gruppo dei soggetti PSEB positivi, nel campione di provenienza urbana letà media del sesso femminile era significativamente inferiore a quella del sesso maschile (16,22 ± 1,09 vs 15,49 ± 1,00; t = 1,848, df = 16, p < 0,05).
CES-D
Il punteggio medio risultava pari a 15,49 ± 9,36, variando da un minimo di 11,52 ± 6,54 del campione maschile di provenienza rurale, ad un massimo di 18,02 ± 9,98 del campione femminile di provenienza urbana. La correlazione tra i risultati e letà risultava non significativa (r compreso tra -0,21 e +0,15).
I valori nel sesso femminile erano significativamente superiori a quelli del sesso maschile nel campione totale (17,19 ± 9,68 vs 12,95 ± 8,29; t = 4.248; df = 12, p < 0,0001), nei minori di 15 anni (17,67 ± 11,98 vs 13,00 ± 5,91; t = 1.931, df = 12, p < 0,05), di 15-16 anni (16,88 ± 8,74 vs 13,01 ± 8,38; t = 2.974; df = 12, p < 0,005), di 16 anni (17,63 ± 10,37 vs 12,82 ± 9,51; t = 2.221, df = 12, p < 0,05), nel campione urbano (18,02 ± 9,98 vs 13,65 ± 9,18; t = 3.289, df = 22, p < 0,001) e rurale (14,96 ± 8,70 vs 11,52 ± 6,74; t = 2.154; df = 12, p < 0,05). Al confronto tra le due provenienze, i valori medi nel gruppo urbano erano significativamente superiori a quelli del gruppo rurale nel campione totale (16,36 ± 9,93 vs 13,44 ± 8,04; t = 2.810, df = 14, p < 0,005), nel campione femminile (18,02 ± 9,98 vs 14,96 ± 8,70; t = 2.082; df = 12, p < 0,05), nei minori di 15 anni (16,70 ± 10,61 vs 11,69 ± 7,36; t = 1.878, df = 15, p < 0,05) e nei soggetti di 15-16 anni (16,57 ± 9,14 vs 13,48 ± 7,91; t = 2.335, df = 12, p < 0,01).
I punteggi nel gruppo PSEB-positivo sono risultati sensibilmente superiori ai corrispettivi del gruppo PSEB negativo, i primi essendo compresi tra un minimo di 20,67 ± 10,54 (nel campione maschile di 15-16 anni) ed un massimo di 35,14 ± 12,06 (nel campione totale di età inferiore a 15 anni), ed i secondi tra un minimo di 10,24 ± 5,33 (nel campione maschile maggiore di 16 anni) ed un massimo di 14,35 ± 7,11 (nel campione femminile di provenienza urbana); nel campione totale il valore riportato dal gruppo PSEB positivo era significativamente superiore rispetto al gruppo PSEB negativo nel campione totale (25,56 ± 9,94 vs 12,72 ± 6,86; t = 10.622, df = 18, p < 0,0001).
Inoltre, allinterno del gruppo di 66 soggetti PSEB-positivi, i valori del CES-D non risultavano differenti tra i due sessi né tra le diverse provenienze; invece, i risultati dei minori di 15 anni erano significativamente più elevati di quelli dei soggetti di 15-16 anni nel campione totale (32,33 ± 11,86 vs 23,93 ± 8,35; t = 2.019, df = 12, p < 0,05), nel campione femminile (33,75 ± 11,84 vs 24,84 ± 7,58; t = 2.026 df = 12, p < 0,05) ed in quello urbano (35,14 ± 12,06 vs 24,40 ± 8,17; t = 2.240; df = 12, p < 0,05); i soggetti maggiori di 16 anni presentavano valori più elevati rispetto ai soggetti di 15-16 anni nel campione totale (30,06 ± 10,73 vs 23,93 ± 8,35; t = 2.057, df = 12, p < 0,05). Infine, i risultati del PSEB e del CES-D non erano correlati alle variazioni detà.
In conclusione, la frequenza di positività del PSEB era significativamente più alta nel sesso femminile rispetto a quello maschile, più specificamente nei soggetti minori di 15 anni, di 15-16 anni e di provenienza urbana. Al contrario, il PSEB non varia significativamente tra le provenienze urbana e rurale.
Al CES-D i punteggi riportati dai soggetti di sesso femminile sono superiori rispetto a quelli di sesso maschile in tutti i campioni; i soggetti di provenienza urbana nel campione totale, in quello femminile ed in quelli di età inferiore a 15 anni e di 15-16 anni, presentavano valori significativamente più alti dei soggetti di provenienza rurale.
Discussione
Nel campione di adolescenti da noi preso in esame, il 19,94% (n = 66) dei soggetti riferiva la presenza di sintomi somatici di probabile derivazione psicologica. Gli stessi soggetti, rispetto ai coetanei senza disturbi somatici, presentavano più spesso sintomi di tipo depressivo. Le manifestazioni depressive del periodo adolescenziale comprendono non solo le classiche forme riscontrabili nella patologia delladulto, ma anche situazioni cliniche e subcliniche specifiche.
Numerosi autori hanno posto in evidenza lo stretto legame esistente tra sintomi somatici e disturbi dellumore in età adolescenziale. Zwaigenbaum e Szatmari (14) hanno seguito per 4 anni un campione, estratto della popolazione generale dellOntario, costituito da 1.015 soggetti di età compresa tra i 13 e i 16 anni e hanno osservato che gli adolescenti con un alto indice di somatizzazione presentavano un rischio aumentato di sviluppare depressione maggiore 4 anni dopo. Just et al. (15) hanno osservato che almeno un terzo dei bambini ed adolescenti con diagnosi di cefalea primaria presenta patologie emotive o comportamentali di rilevanza clinica, tra cui disturbi dansia e disturbi depressivi. Sintomi fisici e depressione, secondo Greden (16) potrebbero avere in comune un coinvolgimento dei sistemi neurochimici serotoninergici e noradrenergici. Silverstein (17), analizzando i dati provenienti dal National Comorbidity Survey, ha avanzato lipotesi che soggetti di sesso femminile possano avere, rispetto ai maschi, una prevalenza superiore di depressione associata a sintomi somatici. Questa posizione è condivisa anche da altri autori (18) e trova un riscontro nei risultati del nostro studio, in cui i soggetti di sesso femminile presentavano punteggi più elevati sia al CesD che al Pseb. I disturbi dellumore sono molto più frequenti, in età adulta, nel sesso femminile (19). Nellinfanzia, invece, la prevalenza è simile nei due sessi (5).
In uno studio prospettico longitudinale condotto da Hankin e Abramson (20) piccole differenze di genere (femmine > maschi) nella prevalenza di disturbi dellumore iniziavano ad emergere tra i 13 e i 15 anni, per poi diventare molto significative tra i 15 e i 18 anni. In uno studio longitudinale recentemente pubblicato da Costello et al. (21), la prevalenza di disturbi depressivi si spostava dallo 0,4% al 2,6% nel passaggio dal 12° al 13° anno di età e lincremento era molto più evidente nel sesso femminile.
In accordo con questi dati, la differenza femmine/maschi per quanto riguarda la prevalenza di sintomi depressivi e lamentele somatiche era già evidente, nel nostro campione, alletà di 14 anni. I punteggi più elevati al CES-D erano associati alla provenienza urbana. In letteratura vi sono numerosi studi riguardanti linfluenza dellarea di provenienza sulla prevalenza dei disturbi psichiatrici nella popolazione generale.
Un ampio studio epidemiologico che ha coinvolto 8.764 soggetti provenienti da 5 diverse nazioni europee (22) riportava prevalenze significativamente inferiori nelle aree rurali, rispetto a quelle urbane, per quanto riguarda i disturbi depressivi. Identici risultati sono riportati da Patten et al. (23) su un campione estratto dalla popolazione del Canada. Secondo Judd et al. (24), tuttavia, per valutare il reale impatto della provenienza urbana o rurale sulla prevalenza dei disturbi affettivi, andrebbero prese in considerazione tutte quelle variabili, come il sesso, letà, lo status lavorativo e civile, il livello distruzione e di supporto sociale, la presenza o meno di altre patologie psichiatriche o di eventi di vita significativi, che sono considerate fattori di rischio per la depressione.
Nel nostro studio, i sottocampioni rurale ed urbano erano comparabili per quanto riguarda le variabili sesso, età e livello di istruzione, mentre non sono state presi in considerazione altri fattori potenzialmente importanti per lo sviluppo di disturbi depressivi, come lo status socioeconomico e il livello di supporto familiare.
Conclusioni
Nel campione da noi preso in esame, quasi un adolescente su 5 ha presentato sintomi somatici di probabile derivazione psicologica. Le lamentele somatiche sono apparse strettamente connesse alla presenza di vissuti depressivi. Come nelletà adulta, anche nelladolescenza lappartenenza al sesso femminile e la provenienza da aree urbane appaiono importanti fattori di rischio per i disturbi dellumore.