A. Fiorentini,F. Regispani, S. Beraldo, V.M.S. Ferrari, A.C. Omboni, L.S. Volonteri, M.C. Mauri - Vol. 10, June 2004, Issue 2
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Articolo originale/Original article
A. Fiorentini,F. Regispani, S. Beraldo, V.M.S. Ferrari, A.C. Omboni, L.S. Volonteri, M.C. Mauri
Clinica Psichiatrica, Unità di Neuropsicofarmacologia Clinica, IRCCS Ospedale Maggiore di Milano, Milano
Key words: Atypical antipsychotics Clinical practice
Schizophrenia Polypharmacy
Correspondence: Dr. Massimo C. Mauri, Unità di Neuropsicofarmacologia
Clinica, Ospedale Maggiore di Milano, via Sforza 35, 20122 Milano, Italia
- Tel. +39 02 55035915/97 - Fax +39 02 50320310 E-mail: maurimc@policlinico.mi.it
Gli antipsicotici sono farmaci di impiego abituale in psichiatria nel trattamento di quadri clinici anche molto differenti tra loro, caratterizzati da sintomi psicotici quali le psicosi schizofreniche, la fase maniacale del disturbo affettivo bipolare, le psicosi reattive brevi, i disturbi psicotici dovuti ad una condizione medica generale, la depressione delirante, le psicosi secondarie ad abuso di sostanze, il ritardo mentale, il disturbo di personalità borderline, la corea di Huntington, la sindrome di Tourettes, il disturbo pervasivo dello sviluppo, oltre che per alcuni sintomi e comportamenti non classificabili come sindromi definite (1).
I neurolettici classici sono stati largamente utilizzati nella pratica clinica come trattamento di prima scelta dei disturbi psicotici acuti e cronici (2). Tali composti, tuttavia hanno mostrato unefficacia limitata sui sintomi negativi e depressivi della schizofrenia ed il loro uso è frequentemente associato allinsorgenza di effetti collaterali invalidanti, quali gli effetti di tipo extrapiramidale (3) (4).
In seguito allintroduzione nella pratica clinica della clozapina, considerata capostipite dei farmaci antipsicotici atipici, avvenuta a partire dallanno 1989, diversi altri composti appartenenti a tale classe si sono resi disponibili nel trattamento dei disturbi psicotici, quali risperidone (1994), olanzapina (1996), quetiapina (1997) (USA) (5). Numerosi studi clinici indicano che gli antipsicotici di nuova generazione si sono dimostrati maggiormente efficaci nel trattamento dei pazienti farmacoresistenti al trattamento tradizionale, così come sui sintomi negativi e depressivi della schizofrenia e sono associati a minori effetti collaterali di tipo extrapiramidale (6). Per tali ragioni lutilizzo degli antipsicotici atipici ha progressivamente modificato lapproccio terapeutico dei disturbi psicotici con conseguente riduzione dellimpiego dei neurolettici classici (7) (8).
La reale entità e natura dei vantaggi clinici derivanti dallimpiego dei farmaci antipsicotici di seconda generazione non è tuttavia ancora del tutto nota: considerati come classe, gli atipici possono produrre, infatti, un sostanziale incremento del peso corporeo, alterazioni del metabolismo glucidico e dei livelli di colesterolo e lipidi plasmatici (9) (10). Per il loro recente impiego, risultano ancora limitate le evidenze sugli effetti a lungo termine, sulla prevenzione delle ricadute, sul funzionamento sociale e cognitivo, sulla qualità di vita dei pazienti (11). Gli atipici, ad eccezione della olanzapina, diversamente dai farmaci tradizionali, sono al momento somministrabili soltanto per os rendendo difficile e a volte impossibile il trattamento di pazienti oppositivi e scarsamente complianti (12).
Limpiego sempre più diffuso di farmaci antipsicotici impone, inoltre, allattenzione laspetto farmacoeconomico, essendo il costo di tali farmaci anche 100 volte più elevato rispetto ai neurolettici tradizionali. Diversi studi riguardanti largomento sembrano tuttavia smentire le iniziali preoccupazioni rispetto al rapporto costo-beneficio degli antipsicotici atipici, dimostrando che la spesa totale associata alluso di tali farmaci, riferita quindi non al solo costo del farmaco, ma anche alle spese derivanti da effetti collaterali e ricoveri, risulta essere non differente quando non addirittura inferiore al costo totale derivante dallimpiego dei neurolettici convenzionali (13) (14).
Le attuali linee guida (15) (16) per il trattamento dei disturbi psicotici prescrivono di utilizzare come trattamento di prima scelta un antipsicotico atipico, evitando la polifarmacoterapia, soprattutto con farmaci neurolettici tipici ed atipici in combinazione. Nella pratica clinica la co-prescrizione di farmaci antipsicotici, atipici e tradizionali, sembra invece essere piuttosto frequente, malgrado lassenza di dati che ne confermino i benefici terapeutici e la chiara evidenza che tale prescrizione comporta un incremento delluso di farmaci anticolinergici (17).
Scopo del nostro studio è stato valutare lutilizzo degli antipsicotici negli anni 1989, 1999 e 2002 presso lSPDC dellOspedale Maggiore Policlinico di Milano, per verificare se vi sia stata una modificazione nellimpiego clinico di questi farmaci in seguito allintroduzione, in tempi più recenti, dei nuovi antipsicotici atipici. La scelta di tali anni è motivata come segue: nel 1989 nessun antipsicotico atipico risulta utilizzato nella pratica clinica; nel 1999 entrano in uso clozapina, risperidone e olanzapina; nel 2002 viene introdotta nella pratica clinica anche quetiapina.
Particolare attenzione è stata dedicata allanalisi delle dosi somministrate ed al ricorso a schemi terapeutici comprendenti unassociazione di due o più antipsicotici.
Nel corso del presente studio sono state inoltre indagate, in riferimento ai suddetti anni, la distribuzione delle prescrizioni di differenti classi di psicofarmaci in associazione agli antipsicotici, la durata della degenza ospedaliera e le caratteristiche cliniche e sociodemografiche della popolazione in esame.
Metodi
La raccolta dei dati è avvenuta attraverso la consultazione delle cartelle cliniche dellarchivio del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dellOspedale Maggiore Policlinico di Milano, relativamente agli anni 1989, 1999 e 2002. La dimensione del campione è risultata di 1696 pazienti. Per la costruzione del database elettronico (Statgraphics Plus) sono state prese in considerazione, per ciascun ricovero, le seguenti variabili cliniche e sociodemografiche:
anno del ricovero;
età del paziente;
sesso del paziente;
diagnosi (secondo i criteri ICD 9);
durata del ricovero.
Al fine di avere degli insiemi omogenei di osservazione, i pazienti del campione sono stati successivamente raggruppati in tre diverse categorie diagnostiche principali:
1. psicosi (schizofrenia paranoidea; schizofrenia disorganizzata; schizofrenia catatonica; schizofrenia indifferenziata; schizofrenia residuale; disturbo schizofreniforme; disturbo schizoaffettivo; disturbo delirante; disturbo psicotico breve);
2. disturbi dellumore (episodio depressivo in disturbo bipolare; episodio maniacale in disturbo bipolare; depressione maggiore; depressione nevrotico-reattiva; depressione associata a malattia organica);
3. miscellanea (disturbo dansia; disturbo di personalità; ritardo mentale; disturbo delladattamento; demenza; disturbo alimentare).
Per quanto riguarda la terapia farmacologica assunta durante ciascun ricovero sono state indagate le seguenti variabili:
terapia antipsicotica prescritta alle dimissioni (molecola e dosaggio);
dose massima di ciascun antipsicotico assunto durante il ricovero;
concomitante assunzione durante il ricovero di altre classi farmacologiche (benzodiazepine, antidepressivi, anticolinergici, stabilizzanti dellumore).
Al fine di poter effettuare un confronto, il dosaggio di tutti gli antipsicotici prescritti è stato convertito in equivalenti di clorpromazina (CLP eq).
Per lanalisi statistica è stato utilizzato il software Statgraphics Plus: le analisi descrittive e di contingenza sono state effettuate mediante limpiego dei test "Chi quadrato", analisi della varianza (ANOVA), analisi della varianza multifattoriale, "test di Fisher" (LSD), "test di Tukey" (HSD) ed analisi della regressione lineare.
Risultati
Il campione è composto da un totale di 1.696 pazienti: 350 ricoverati nel 1989, 718 nel 1999 e 628 nel 2002. Nellanno 1989 il campione è risultato costituito per il 51% da uomini e per il restante 49% da donne, nel 1999 per il 49,44% da uomini e per il 50,56% da donne e nellanno 2002 per il 48,72% da uomini e per il 51,28% da donne. Letà media dei pazienti ricoverati nel 1989 è risultata di 39,85 anni (SD ± 15,33), mentre nel 1999 di 45,46 anni (SD ± 14,24) e nel 2002 di 45,95 (SD ±15,49) anni (p < 0,001; chi(2) 44,12).
Al termine dello studio, è emersa una riduzione statisticamente significativa della percentuale di pazienti ricoverati affetti da disturbi psicotici (p < 0.001 per 59,45% nel 1989 vs 47,84% nel 1999 e vs 45,7% nel 2002) e un parallelo aumento di pazienti affetti da disturbo dellumore (13,71% nel 1989, 22,45% nel 1999 e 22,77% nel 2002) e da diagnosi miscellanea (26.84% nel 1989, 29,71% nel 1999 e 31,53% nel 2002). In questultima categoria si è assistito ad un aumento a carico dei pazienti affetti da disturbo di personalità (13,22% nel 2002 vs 11,48% nel 1989 e 11,58% nel 1999) e delladattamento (7,48% nel 2002 vs 0,57% nel 1989 e 5,8% nel 1999).
Per quanto concerne la durata media dei ricoveri, espressa in giorni, sono emerse delle differenze statisticamente significative tra lanno 1989 e gli anni 1999 e 2002 (p < 0,001); la degenza media è risultata, infatti, di 27,85 (SD ± 34,18) giorni nel 1989, 14.23 (SD ± 14,31) giorni nel 1999 e 16,36 (SD ± 18,45) giorni nel 2002.
Nel 2002, anno in cui luso degli antipsicotici atipici è risultato ampiamente diffuso nella pratica clinica, non è stata osservata alcuna differenza significativa relativamente alla durata media dei ricoveri tra pazienti trattati con neurolettici classici ed antipsicotici atipici, essendo la durata del ricovero di 16,21 giorni per aloperidolo, di 16,58 giorni per aloperidolo decanoato, di 17,36 giorni per clorpromazina, di 11,66 giorni per tioridazina, di 22,54 giorni per zuclopentixolo, di 17,38 giorni per risperidone, di 15,96 giorni per olanzapina e di 16,83 per quetiapina. Molto più lunga è risultata invece la durata media associata al trattamento con clozapina (36 giorni).
Nel 1989, alle dimissioni, il 20% del campione non è risultato assumere alcun antipsicotico, il 60,02% dei pazienti è risultato in trattamento con un solo neurolettico tipico (di cui il 38,32% era affetto da psicosi, il 6,01% da disturbo dellumore, il 15,69% da altro), il 19,98% con unassociazione di due neurolettici tipici (14,82% psicosi, 1,99% disturbi dellumore, 3,17% altro).
I farmaci antipsicotici più comunemente prescritti alle dimissioni nel 1989 sono risultati: aloperidolo (51,43%, di cui nel 38% dei casi in monoterapia e nel 13,43% dei casi in associazione ad un altro antipsicotico), zuclopentixolo (9,15%, di cui nel 4% dei casi in monoterapia e nel 5,15% in associazione), tioridazina (8,32%, di cui nel 4,86% in monoterapia e nel 3,46% in associazione) e clorpromazina (7,15%, di cui nel 1,71% dei casi in monoterapia e nel 5,44% in associazione).
Le associazioni più frequentemente prescritte nellanno 1989 sono risultate: aloperidolo con clorpromazina (4,57%), clotiapina con zuclopentixolo (3,43%) ed aloperidolo con promazina (2%).
Nel 1999, alle dimissioni, il 18,80% del campione non è risultato assumere alcun antipsicotico, il 37,61% è risultato in trattamento con un solo neurolettico tipico (17,75% psicosi, 7,67% disturbo dellumore, 12,19%), il 13,06% con un solo atipico (9,49% psicosi, 2,23% disturbo dellumore, 0,56% altro), il 26,47% con due neurolettici tipici in associazione (16,21% psicosi, 4,34% disturbo dellumore, 5,92% altro) ed il 4,06% con unassociazione di un neurolettico tipico con un atipico (3,78% psicosi, 0% disturbo dellumore, 0,28% altro).
I farmaci antipsicotici più comunemente prescritti alle dimissioni nel 1999 sono risultati: aloperidolo (46,23%, di cui nel 33,28% dei casi in monoterapia e nel 12,95% in associazione ad un altro antipsicotico), clotiapina (11,29%, di cui nel 2,23% in monoterapia e nel 9,06% in associazione), zuclopentixolo (10,31%, di cui nel 4,45% in monoterapia e nel 5,86% in associazione), risperidone (9,72%, di cui nel 7,38% in monoterapia e nel 2,34% in associazione), olanzapina (5,3%, di cui nel 4,04% in monoterapia e nel 1,26% in associazione) e promazina (4,60%, di cui nel 1,25% da sola e nel 3,35% in associazione).
Le associazioni più frequentemente prescritte nellanno 1999 sono risultate: aloperidolo con clotiapina (4,18%), aloperidolo con promazina (2,23%), aloperidolo con zuclopentixolo (1,53%) e clotiapina con zuclopentixolo (1.39%).
Nel 2002 il 15,61% dei pazienti non è risultato assumere alcun antipsicotico, il 28,98% è risultato in terapia con un solo neurolettico tipico (13,39% psicosi, 3,67% disturbo dellumore, 11,92% altro), il 32,65% con un solo atipico (14,49% psicosi, 7,49% disturbo dellumore, 10,67% altro), il 9,43% due tipici in associazione (5,92% psicosi, 0,96% disturbo dellumore, 2,55% altro) e il 12,91% unassociazione di un neurolettico tipico con un atipico (7,83% psicosi, 2,4% disturbo dellumore, 2,68% altro).
I farmaci antipsicotici più comunemente prescritti alle dimissioni nel 2002 sono risultati: aloperidolo (26,59%, di cui nel 18,94% dei casi in monoterapia e nel 7,65% in associazione ad un altro antipsicotico), risperidone (29,62%, di cui nel 21,19% in monoterapia e nel 8,44% in associazione), olanzapina (12,91%, di cui nel 9,08% in monoterapia e nel 3,83% in associazione), clotiapina (9,09%, di cui nel 3,18% in monoterapia ed nel 5,91% in associazione) e promazina (6,21%, di cui nel 1,27% in monoterapia e nel 4,94% in associazione).
Le associazioni più frequentemente prescritte nellanno 2002 sono risultate: aloperidolo con risperidone (2,39%), clotiapina con risperidone (1,75%), promazina con risperidone (1,43%) e quetiapina con promazina (1,27%).
Per quanto concerne la frequenza con cui ciascun antipsicotico atipico è stato prescritto in associazione con un neurolettico classico, è risultato che nel 1999 risperidone è stato prescritto in associazione nel 18,86% dei casi, clozapina nel 53,84% dei casi e olanzapina nel 23,68% dei casi; nellanno 2002 risperidone è stato prescritto in associazione ad un neurolettico tipico nel 27,32% dei casi, clozapina nel 25% dei casi, olanzapina nel 27,84% dei casi e quetiapina nel 53,84% dei casi.
La prescrizione di due antipsicotici in associazione è risultata più frequente nel 1999 in modo statisticamente significativo: nel 1989 la prescrizione di due antipsicotici è avvenuta nel 20,63% dei casi, nel 1999 nel 31,24% dei casi e nel 2002 nel 23,09% dei casi (chi(2) = 18,22 e p < 0,001 1999 vs 1989 e 1999 vs 2002).
Landamento dellutilizzo degli antipsicotici negli anni 1989, 1999 e 2002 è espresso in Figura 1.
È emersa una riduzione statisticamente significativa della dose media di aloperidolo somministrata (p < 0,001 per 1989 vs 1999 e 1989 vs 2002), di aloperidolo decanoato (p < 0,001 per 1989 vs 1999 e 1989 vs 2002), di clotiapina (p < 0,001 per 1989 vs 1999 e 1989 vs 2002), di promazina (p < 0,01 per 1989 vs 1999) e di zuclopentixolo (p < 0,001 per 1989 vs 2002); è aumentato invece in modo statisticamente significativo il dosaggio di clorpromazina somministrata nel 1999 rispetto al 1989 (p < 0,001) (Tab. I). Per quanto riguarda gli antipsicotici atipici non sono emerse differenze significative nelle dosi assunte dai pazienti nel 1999 e nel 2002 (Tab. I).
Per quanto concerne la frequenza con cui la terapia antipsicotica è stata associata a psicofarmaci di altre classi è risultato che la somministrazione di benzodiazepine è rimasta pressoché invariata nei diversi anni (89,25% nel 1989; 85,69% nel 1999; 84,09% nel 2002). Il ricorso ad un farmaco antidepressivo è invece significativamente aumentato: nel 13,73% dei casi nel 1989, nel 23,11% dei casi nel 1999 e nel 30,63% dei casi nel 2002 (p < 0,001 per 1989 vs 2002). Un andamento analogo è stato riscontrato nellutilizzo degli stabilizzanti dellumore (litio, acido valproico, gabapentin, carbamazepina ed oxcarbazepina), aumentati dal 17,66% dei casi nel 1989 al 27,36% dei casi nel 1999 e al 31,42% dei casi nel 2002 (p < 0,001 per 1989 vs 2002). Al contrario, la prescrizione di farmaci anticolinergici si è significativamente ridotta dal 60% dei pazienti nel 1989 al 14,78% nel 1999 ed al 9,98% nel 2002 (p < 0,001 per 1989 vs 1999 e 1989 vs 2002) (Fig. 2).
La variazione del dosaggio medio di antipsicotico, espresso in mg CLP eq/die, in relazione alle tre categorie diagnostiche principali, alle caratteristiche demografiche del campione e alla somministrazione di altri psicofarmaci è riportata nella Tabella II.
Discussione
In accordo con i dati della letteratura (18) (19), è emerso dal presente studio che lutilizzo degli antipsicotici nella pratica clinica dellSPDC dellOspedale Maggiore di Milano non è stato limitato al trattamento dei pazienti affetti da psicosi schizofreniche, ma si è esteso, soprattutto negli ultimi anni, alla cura di pazienti affetti da disturbo affettivo bipolare, psicosi secondarie ad abuso di sostanze, depressione delirante, demenza, disturbi di personalità e delladattamento. Tale osservazione risulta confermata dal riscontro di un aumento, nel corso degli anni 1989, 1999 e 2002, della percentuale dei pazienti ricoverati in terapia antipsicotica. Dal punto di vista diagnostico è stata osservata una riduzione statisticamente significativa della percentuale dei pazienti ricoverati affetti da psicosi ed un aumento dei pazienti affetti da disturbo dellumore, disturbo di personalità e delladattamento, nei quali gli antipsicotici atipici sono risultati ampiamente utilizzati.
Come consigliato dalle attuali linee guida (15) (16), i risultati del presente studio hanno indicato un progressivo aumento dellutilizzo degli antipsicotici atipici: nel 1999 sono stati infatti prescritti nel 17,12% dei pazienti ricoverati c/o il nostro Ospedale, mentre nel 2002 nel 45,56% dei pazienti; in questo stesso anno i farmaci più frequentemente somministrati sono risultati risperidone (29,62%), aloperidolo (26,59%), olanzapina (12,91%).
Lintroduzione nella pratica clinica degli antipsicotici atipici è coincisa, analogamente a quanto verificatosi in altri Paesi (20), con una riduzione, significativa nel 1999 e 2002 rispetto al 1989, della durata dei ricoveri in SPDC. Nonostante tale dato potrebbe essere attribuito allintroduzione delle nuove molecole antipsicotiche nella pratica clinica, in realtà luso di tali farmaci è risultato ancora piuttosto limitato nel 1999 e non sufficiente a giustificare tale modificazione. È stato infatti osservato nel presente studio che gli antipsicotici atipici sono stati prescritti alle dimissioni solo nel 17,12% dei casi nellanno 1999, mentre un più ampio utilizzo emerge solo a partire dal 2002 (in cui sono stati prescritti alle dimissioni nel 45,56% dei casi). Dallanalisi della durata media dei ricoveri nel 2002 non è comunque emersa alcuna differenza significativa tra pazienti in terapia con neurolettici tipici o antipsicotici atipici. Solo il trattamento con clozapina è risultato associato ad una durata media del ricovero molto più lunga (36 giorni) per il maggior tempo richiesto nelladeguamento del dosaggio in ciascun paziente. La ridotta durata dei ricoveri riscontrata nel 1999 e 2002 potrebbe quindi attribuirsi più ragionevolmente alla diversa politica economica adottata dalle aziende ospedaliere negli ultimi anni, piuttosto che allaumentata efficacia del trattamento antipsicotico.
In accordo con i dati della letteratura (21)-(23), è emerso dal presente studio che l'introduzione degli antipsicotici atipici nella pratica clinica si è accompagnata ad un aumento del ricorso alla polifarmacoterapia antipsicotica, con particolare riferimento allanno 1999 (31,24% delle prescrizioni alla dimissione). Tuttavia, se dalle diverse pubblicazioni in merito (24) (25) risulta più frequente la coprescrizione di un antipsicotico atipico con un neurolettico classico, dal nostro lavoro è emerso che nel 1999 l84,73% dei pazienti in polifarmacoterapia neurolettica assumeva ancora due composti classici in associazione. Inoltre, dal confronto delle dosi somministrate, espresse in mg CLP eq/die, è emersa una riduzione statisticamente significativa del dosaggio di antipsicotici somministrati nell'anno 1999, rispetto al 1989 ed al 2002. Questo dato sembrerebbe correlato all'iniziale introduzione degli antipsicotici atipici che, pur essendo ancora poco utilizzati nel 1999, potrebbero aver sensibilizzato gli psichiatri rispetto l'elevato rischio di EPS legato all'uso di neurolettici classici, inducendoli a prescriverli a dosi minori, ma in associazione per ottenere un effetto adeguato. Parallelamente, dal 1989 al 1999 è stato osservato un aumento delle prescrizioni di schemi terapeutici costituiti da associazioni di due neurolettici classici. Tali prescrizioni sono risultate costituite generalmente da una molecola con profilo più spiccatamente sedativo associata ad una maggiormente attiva su deliri e allucinazioni. Questo regime prescrittivo ha verosimilmente permesso di agire più selettivamente sui diversi target sintomatologici, favorendo in ultima analisi una diminuzione del dosaggio globale di farmaco espresso in equivalenti di clorpromazina.
Solo nel 2002 la coprescrizione di due farmaci antipsicotici è caratterizzata da un maggior impiego dellassociazione di un neurolettico tradizionale con un antipsicotico atipico, in una percentuale tuttavia inferiore a quella registrata in altri Paesi europei (9,76% nel nostro campione vs 46,8% in Francia) (26). Le molecole di nuova generazione più frequentemente utilizzate in associazione ad un neurolettico classico sono risultate quietapina (53,84%), olanzapina (27,84%) e risperidone (27,32%), confermando i dati della letteratura (27) che indicano quetiapina, forse per la sua più recente commercializzazione, come farmaco maggiormente utilizzato in associazione.
Ne risulta, quindi, una correzione di tendenza verso un impiego più razionale degli antipsicotici, in accordo a quanto prescritto dalle linee guida (15) (16) che ne consigliano la prescrizione in monoterapia ed alla vasta letteratura (28) che, pur rilevando lampia diffusione della coprescrizione di più antipsicotici, sottolinea lassenza di valide evidenze che ne giustifichino un maggiore utilizzo in ambito clinico.
Il sempre più diffuso impiego di antipsicotici atipici verificatosi nellanno 2002 si è accompagnato ad un aumento statisticamente significativo del dosaggio medio giornaliero di antipsicotico, espresso in mg CLP eq/die, come emerso da un analogo lavoro condotto da Centorrino et al. (29). È da considerare, tuttavia, che lutilizzo degli equivalenti di clorpromazina potrebbe essere un indice scarsamente attendibile, in virtù del fatto che esso è più facilmente quantificabile per i neurolettici classici piuttosto che per gli antipsicotici atipici.
Confrontando l'andamento delle prescrizioni dei neurolettici tipici, è risultato che il dosaggio delle molecole a bassa potenza (zuclopentixolo, promazina, clorpromazina), utilizzate principalmente per il loro effetto sedativo, resta stabile nel corso degli anni, mentre il dosaggio di quelle ad alta potenza (aloperidolo), utilizzate principalmente per il controllo della sintomatologia positiva, si è ridotto in maniera statisticamente significativa con lintroduzione degli antipsicotici atipici, probabilmente per la pari efficacia dei nuovi composti nel controllo dei sintomi produttivi, a fronte di una migliore tollerabilità e sicurezza. Questo potrebbe confermare, come sostenuto da diversi Autori (30), che lattuale utilizzo dei neurolettici convenzionali sia dovuto per lo più alla disponibilità di forme, iniettabili e non, con azione immediata e spiccato effetto sedativo.
Lassociazione della terapia antipsicotica con altre classi di psicofarmaci ha mostrato una modificazione nel corso degli anni, fatta eccezione per le benzodiazepine il cui uso si è mantenuto stabile. È stato infatti osservato un progressivo aumento dell'associazione con antidepressivi e stabilizzanti dellumore, verosimilmente correlato al maggiore impiego del trattamento antipsicotico in pazienti affetti da disturbi dellumore e della personalità. Luso di anticolinergici si è ridotto progressivamente ed in modo incisivo, confermando la miglior tollerabilità degli agenti antipsicotici di nuova generazione.
In conclusione, parallelamente al crescente utilizzo degli antipsicotici atipici nella pratica clinica, si è assistito, in linea con la realtà internazionale, ad un incremento di schemi terapeutici costituiti da polifarmacoterapia antipsicotica, nonostante la mancanza di evidenze cliniche e di ricerca che ne incoraggino la diffusione. Ad oggi non esistono, infatti, dati comprovanti una maggiore efficacia clinica di tale regime prescrittivo, senza compromissione della tollerabilità e mantenendo costi economici accettabili. Al contrario dellatteso, la diffusione ed il sempre maggiore utilizzo dei nuovi antipsicotici si è accompagnato ad un aumento dell'associazione con antidepressivi e stabilizzanti del tono dell'umore e allaumento globale del dosaggio di antipsicotici somministrati. Tale andamento potrebbe riflettere una diffidenza nellutilizzo dei nuovi antipsicotici in monoterapia in regime ospedaliero, rendendo necessari, pertanto, studi atti a valutare criticamente la relazione tra nuovi antipsicotici e polifarmacoterapia in termini di rischio-beneficio ed in funzione della valutazione farmacoeconomica.