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A. di Genova, A. Tomassini, M. Aniello, P. Stratta, O. Rinaldi, A. Rossi - Vol. 10, June 2004, Issue 2

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Articolo originale/Original article

Impulsività e Personalità in una popolazione psichiatrica con disturbo dell’umore
Impulsiveness and Personality in a psychiatric sample with mood disorders

A. di Genova, A. Tomassini, M. Aniello, P. Stratta, O. Rinaldi*, A. Rossi*

Dipartimento di Medicina Sperimentale, Università de L’Aquila; * Casa di Cura Villa Serena, Città S. Angelo (PE)


Key words: Impulsiveness • Mood disorder • Personality • Barratt Impulsiveness Scale (BIS-11) • Temperament and Character Inventory (TCI-125)
Correspondence: Prof. Alessandro Rossi, Università de L'Aquila Dipartimento di Medicina Sperimentale, via Vetoio Coppito II, 67100 L'Aquila, Italy - Tel. e Fax +39 0862 433602 - E-mail:Alessandro.rossi@cc.univaq.it

Introduzione

L’impulsività costituisce un disturbo psicopatologico ampiamente studiato in psichiatria: accanto ad una visione di tipo categoriale, secondo la quale l’impulsività è caratteristica di alcuni disturbi (es. i disturbi del controllo degli impulsi), viene proposta una visione dimensionale per la quale il sintomo impulsività è presente in numerosi disturbi mentali d’asse I e II (es. i disturbi di personalità del cluster B, lo spettro bipolare, i disturbi della condotta, i disturbi da abuso di sostanze, i disturbi del comportamento alimentare, le parafilie, etc.) (1)-(6).

Caratteristica comune di questi disturbi è una scarsa inibizione comportamentale (7) (8). Tale aspetto dell’impulsività può essere un prodotto della predisposizione temperamentale dell’individuo, come molti "tratti" della personalità "orientati all’azione": la ricerca di sensazioni nuove, l’estroversione e l’attitudine al rischio. Nel modello psicobiologico della personalità Cloninger individua e caratterizza la dimensione impulsività come fattore della Novelty seeking (NS), ovvero come tratto eredo-genetico della personalità (9) (10). A tal proposito, suggestivi sono gli studi che dimostrano come i genitori di bambini con comportamento distruttivo siano più impulsivi dei genitori dei controlli (11).

Il Temperament and Character Inventory (TCI) è uno strumento di autovalutazione della personalità dell’individuo che individua sette componenti, tre caratteriali e quattro temperamentali (12). In particolare, Cloninger suggerisce l’uso del TCI nella determinazione delle caratteristiche di impulsività e compulsività (13). L’impulsività e la compulsività sarebbero secondo molti autori l’espressione comportamentale della iperattività e della ipoattività di uno stesso substrato anatomico, il cui funzionamento sarebbe modulato dall’attività serotoninergica, eccessiva nell’impulsivo e deficitaria nel compulsivo (9).

Numerosi studi evidenziano che l’impulsività possa mostrare caratteristiche cliniche di stato come ad esempio l’impulsività cognitiva (14)-(16) e caratteristiche cliniche di tratto (5).

Poiché temperamento e carattere possono identificare tale dicotomia, scopo dello studio è valutare le relazioni del costrutto impulsività in relazione ai due aspetti della personalità. Ipotesi dello studio è che vi siano aspetti dell’impulsività differentemente correlati con questi aspetti.

Materiale e Metodo

Sono stati valutati 86 pazienti, 43 donne e 43 uomini, affetti da disturbo dell’umore, recente episodio depressivo, ricoverati per un episodio "indice". La diagnosi veniva posta in base ai criteri del DSM-IV (APA, 1994).

I pazienti hanno fornito il consenso informato e lo studio ha ottenuto il giudizio positivo da parte del comitato etico locale. Le caratteristiche demografiche sono riportate in Tabella I.

La BIS-11, nella versione tradotta da Conti (17), veniva somministrata nei giorni immediatamente precedenti la dimissione.

La BIS-11 è un questionario di autovalutazione a 30 item, con risposte del tipo "raramente/mai", "occasionalmente", "spesso" e "quasi sempre/sempre". Il punteggio totale varia da 30 a 120 ed offre una stima quantitativa dell’impulsività che deriva dalla somma di tre fattori: l’impulsività cognitiva (punteggio minimo: 8; massimo: 32), l’impulsività motoria (punteggio minimo: 11; massimo: 44) e l’impulsività non pianificativa (punteggio minimo: 11; massimo: 44).

Al fine di rilevare le caratteristiche caratteriali e personologiche è stato utilizzato il Temperament and Character Inventory (TCI) somministrato anch’esso in fase di stabilizzazione clinica. La versione completa del TCI è costituita da 240 item, autosomministrata, con risposte "Vero/Falso". In questo studio è stata usata la versione ridotta costituita da 125 item. Il TCI-125 fornisce una misura delle sette dimensioni di personalità NS, HA (Harm Avoidance), RD (Reward Dependence), P (Persistence), SD (Self-Directedness), C (Cooperativeness), ST (Self-Trascendence) e 25 tratti che definiscono temperamento e carattere.

Il calcolo dei coefficienti di correlazione tra le variabili è stato eseguito utilizzando il Pearson Product Moment (r). Sono considerati solo gli indici di correlazione (Pearson r) > 357 con p < ,0005.

Risultati

Gli indici di correlazione sono riportati in Tabella II. La Novelty Seeking e l’Impulsività (NS2) valutate dal TCI correlano con i punteggi BIS ad eccezione del fattore cognitivo.

Il fattore cognitivo correla in maniera positiva con l’evitamento del pericolo (HA) e con la dimensione Affaticabilità (HA4), in maniera inversa con la Auto-direttività (SD), con la dimensione congruo con la propria natura (SD5) e con la Cooperatività (C). Il fattore non pianificativo correla negativamente con la persistenza (P).

Discussione

L’analisi generale delle correlazioni tra TCI-125 e BIS-11 mostra differenze nelle componenti dell’impulsività in relazione al temperamento e al carattere.

Le elevate correlazioni che si stabiliscono tra la NS e la BIS-11 suggeriscono che un aspetto dell’impulsività sia legato al temperamento. Ciò indica una buona sovrapposizione tra il costrutto dell’impulsività di Barratt e l’impulsività valutata col TCI-125, in quanto è soprattutto la dimensione impulsività (NS2) a mostrare le correlazioni più elevate con la BIS-11. In particolare è il fattore motorio a mostrare le correlazioni più elevate con la dimensione NS, sebbene il fattore non pianificativo mostri la correlazione più elevata con la NS2. Secondo la letteratura il fattore motorio sarebbe un indice degli aspetti dell’impulsività più collegati alla personalità. Caci et al. (18) dimostrano le correlazioni con la dimensione impulsività (IMP) della Impulsiveness Venturesomeness Empathy Questionnaire-7 (IVE-7) di Eysenk e con la Dickman’s Dysfunctional Impulsivity scale di Dickman.

Numerosi studi mostrano il profilo personologico delle popolazioni psichiatriche impulsive attraverso l’uso del TCI, ricavando dati sovrapponibili. Il "core impulsivo" del cluster B dei Disturbi di Personalità è identificabile con alta NS e basse C e SD (19). Lo stesso profilo caratterizza i pazienti con disturbo da abuso di sostanze (3), i giocatori d’azzardo (20), i pazienti bulimici (21).

Tali popolazioni mostrano un punteggio dell’impulsività alla BIS superiore alla norma. In alcuni casi, come mostrato dallo studio di Zilbermann (3), i punteggi BIS correlano con la NS indicando come l’impulsività sia un tratto costante in determinate popolazioni. Il substrato neurochimico dominante nella NS è il sistema dopaminergico. Altri studi identificano nella diminuita attività serotoninergica l’espressione di comportamenti aggressivi (22), esplosioni di aggressività episodica (23), suicidio (24) e irritabilità (25).

Studi più recenti dimostrano che vi sia un’associazione tra la ricerca della novità e il polimorfismo del gene del recettore dopaminergico D4 negli alcolisti (26). L’associazione tra il gene D4 e la ricerca della novità è particolarmente alta per le dimensioni eccitabilità esplorativa (NS1) e impulsività (NS2) (27).

I pazienti bipolari presentano punteggi di impulsività più alti dei controlli sia in fase di eutimia che di mania. Ciò suggerisce che l’impulsività misurata con la BIS-11 è nel disturbo bipolare relativamente una condizione di tratto (5).

In altri casi l’impulsività sembra correlare con le variabili di stato. Corruble et al. (15) (16) misurano l’impulsività con la BIS in una popolazione di depressi all’ammissione al ricovero e alla dimissione, mostrando come vi sia una riduzione statisticamente significativa tra i due tempi. Corruble et al. individuano due sottopopolazioni di depressi, i Non Suicide Attempters (NSA) e i Suicide Attempters (SA), mostrando come il grado di impulsività sia più alto nei SA, avvalorando il rapporto tra condotte suicidarie e impulsività (28). Lo studio mostra inoltre come vi sia una differenza significativa tra il fattore cognitivo dei SA rispetto a quello dei NSA, indicando come l’instabilità cognitiva possa predisporre ad atti impulsivi, quali le condotte suicidarie.

Summerfeldt et al. (14) mostrano che la popolazione affetta da disturbi d’ansia è più impulsiva dei controlli, soprattutto nella componente cognitiva. Il fattore cognitivo correla con l’indice ossessività della Y-BOCS somministrata ad una popolazione di pazienti con Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).

Gli item del fattore cognitivo riflettono distraibilità, difficoltà attentive e la consapevolezza di pensieri intrusivi ed incontrollabili (29) (30). In tal modo l’instabilità della dimensione cognitiva consisterebbe nella percezione ego-distonica dei sintomi e delle preoccupazioni sui quali i pazienti ansiosi non hanno il minimo controllo. L’impulsività sarebbe nel disturbo d’ansia e nei disturbi dello spettro ossessivo-compulsivo una componente di stato, attribuibile al solo fattore cognitivo, sebbene manchi in questi soggetti proprio uno dei tratti orientati all’azione tipico della personalità impulsiva, l’attitudine al rischio.

Nel nostro studio, il fattore cognitivo si comporta in maniera indipendente rispetto agli altri, non correlando con la NS, ma con la dimensione temperamentale HA "evitamento del pericolo" e con le dimensioni caratteriali.

Sebbene gli studi sui tratti temperamentali dell’impulsività mostrino un basso "evitamento del pericolo" negli individui impulsivi (31), la correlazione positiva da noi riportata con la HA potrebbe spiegarsi con la percezione ego-distonica del pericolo in questi soggetti. È verosimile che l’instabilità della dimensione cognitiva predisponga pertanto all’affaticabilità e all’astenia (HA4), come conseguenza del pensare, decidere e concludere velocemente.

Il fattore cognitivo è inoltre l’unica dimensione a correlare con le dimensioni caratteriali, mostrando come il carattere, componente adattativa della personalità, possa essere collegata agli aspetti di stato dell’impulsività più suscettibili alle variazioni ambientali.

Conclusioni

L’aumento dell’impulsività è stato riportato in numerose popolazioni cliniche, ma non è chiaro se tale aumento covari con sintomi oppure costituisca un’alterazione primaria. I risultati da noi ottenuti suggeriscono che aspetti temperamentali siano più collegati all’impulsività di tratto e quelli caratteriali all’impulsività di stato. Uno dei limiti di questo studio è rappresentato dall’eterogeneità della popolazione studiata. L’aumento dell’impulsività cognitiva sarebbe pertanto dovuta alla percezione ego-distonica del disturbo in atto. Ciò spiega in parte perché sia proprio l’impulsività cognitiva a discriminare la popolazione psichiatrica generale dai controlli (30). Nel disturbo del controllo degli impulsivi si ha invece una percezione ego-sintonica dell’essere impulsivi, con un buon insight di malattia (32).

L’impulsività di stato, più cognitiva, sarebbe pertanto conseguente al disagio associato a più disturbi mentali e quindi meno specifica e più dimensionale. L’impulsività di tratto sarebbe invece legata alla componente motoria e quindi alla messa in atto di condotte impulsive; tale aspetto dell’impulsività sarebbe più categoriale e specifico. In sintesi, il comportamento differenziale dell’impulsività in relazione al temperamento e al carattere potrebbe riflettere la maggiore o minore ego-sintonia con cui il disturbo si manifesta.