B. Carpiniello, M.G. Carta - Vol. 10, June 2004, Issue 2
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B. Carpiniello, M.G. Carta
Dipartimento di Sanità Pubblica, Sezione di Psichiatria, Università di Cagliari
Key words: Quality of life Depression Pharmacological
treatments
Correspondence: Dr. Bernardo Carpiniello, Professore di Psichiatria, Dipartimento
di Sanità Pubblica, Università degli Studi, via Liguria 13,
09127 Cagliari, Italy - Fax +39 70 496295 - E-mail: bcarpini@iol.it
La valutazione della Qualità di vita (QOL) si va sempre più caratterizzando come aspetto fondamentale sia dello status globale che degli esiti degli interventi (1) (2) , soprattutto perché nel caso dei disturbi mentali ci si trova spesso di fronte a condizioni croniche ed invalidanti nelle quali, più che negli altri settori della Medicina, gli usuali end-points biologici e/o clinici possono essere difficili da stabilire. Lo scopo della valutazione della QOL è quello di quantificare limpatto sia della condizione clinica che delleventuale trattamento sui più vari aspetti della vita del paziente, andando oltre gli indicatori (sintomatologia, livelli di disabilità ) usualmente utilizzati.
Nonostante limportanza che gli viene riconosciuta, la valutazione della Qol in psichiatria è comunque a tuttoggi argomento complesso sia dal punto di vista metodologico che teorico. Lo stesso costrutto della Qol rimanderebbe a tradizioni scientifiche diverse, essendo caratterizzato da incertezze definitorie, spesso confuso operativamente e concettualmente con altri costrutti di tipo psicosociale (es. la disabilità), mancando peraltro di una chiara specificità e di un modello di riferimento teorico che sia stato testato empiricamente ed in modo sistematico; inoltre, loperazionalizzazione del costrutto comprende un gran numero di strumenti eterogenei con notevoli difficoltà di tipo metodologico e statistico (es. la valutazione preliminare della "validità" e della "attendibilità" di molti strumenti è carente) (3) . Nonostante la mancanza di un univoco accordo sulla stessa definizione di QOL, sembra emergere dalla letteratura una discreta convergenza di opinioni sulla distinzione fra la dimensione oggettiva della QOL, ovvero la disponibilità di risorse almeno teoricamente utili al miglioramento della vita dellindividuo, e la dimensione soggettiva, cioè la valutazione eminentemente personale che il singolo soggetto fornisce della sua condizione di vita (4) . Generalmente è invalso luso di considerare, indipendentemente dagli strumenti di misura utilizzati, sia la dimensione soggettiva che quella oggettiva, in quanto complementari e dialetticamente interagenti, ma è sulla QOL soggettiva che si è maggiormente concentrata la ricerca degli ultimi anni, attraverso lo sviluppo di strumenti di valutazione specifici sebbene molto diversi e difficilmente comparabili. La Qol è stata studiata in relazione ai più diversi disturbi mentali, ma la depressione ne costituisce uno degli ambiti sicuramente più studiati (5) .
La Qol nella depressione: una "nuova etichetta" su una "vecchia bottiglia"?
La dimensione soggettiva, come dicevamo, assume nella valutazione della QOL un ruolo assolutamente centrale. Daltra parte, il costrutto stesso di Qualità di vita deve almeno in parte il suo successo al fatto che costituisce il parametro valutativo che maggiormente tiene conto del ruolo della persona in una medicina sempre più tesa al "recupero" di una dimensione più umanistica e di un approccio alla valutazione "customer oriented" (6) . La Qol soggettiva è stata talora considerata corrispondente alla cosiddetta soddisfazione di vita (Life satisfaction), talaltra al benessere soggettivo (subjective well-being), benché sia invalso luso di considerare questi costrutti come maggiormente correlati ad una dimensione puramente emozionale, mentre nel concetto di QOL soggettiva sarebbe inclusa anche una importante componente cognitiva, essendo coinvolta la necessaria relazione esistente fra le condizioni di vita oggettive e la valutazione soggettiva delle stesse da parte del soggetto interessato (7) . In sostanza, la QOL soggettiva sarebbe nullaltro che la risultante dinamica del gap esistente fra le aspirazioni soggettive e la realtà, per come viene percepita (8)-(10) . In effetti, considerando la dimensione cognitiva con le sue tipiche "distorsioni", classicamente descritte dalla scuola di Beck (11) (12) , e quella affettiva della depressione, con particolare riferimento alla componente anedonica, appare più che comprensibile la correlazione spesso notevole, ripetutamente riscontrata fra le misure standardizzate della sintomatologia depressiva e della Qol, indipendentemente dalle categorie diagnostiche considerate (13)-(21) . In effetti appare abbastanza comprensibile che una persona depressa tenda a valutare negativamente le varie dimensioni in cui si declina la sua esistenza, dimostrando insoddisfazione e una sostanziale incapacità di goderne gli eventuali aspetti positivi e piacevoli. Lesistenza di correlazioni per lo più significative e marcate fra i punteggi alle scale di valutazione della depressione (soprattutto quelle di autovalutazione) e i punteggi agli inventari di Qol ha di fatto indotto autorevoli studiosi a criticare a fondo luso stesso della misurazione della Qol nella depressione, portandoli a sostenere che "la depressione e una ridotta qualità di vita, misurata attraverso gli inventari siano concetti tautologici e misurarli entrambi con strumenti simili offre un chiaro esempio di ridondanza di misura che produce correlazioni spurie non si tratta di niente di più che attaccare la nuova etichetta qualità di vita sulla vecchia bottiglia depressione (5) ". Indubbiamente, che esista una certa ridondanza di misurazione appare innegabile. Essa è peraltro spiegabile in parte con "bias" intrinseci alla "costruzione" stessa delle scale di Qol nelle quali sono ad esempio rintracciabili item abbastanza sovrapponibili, almeno in termini di contenuti, a quelli comunemente riscontrabili nelle scale di valutazione psicopatologica della depressione. Solo per citare alcuni esempi, nella "Quality of Life Enjoyment and Satisfaction Questionnaire" (Q-LES-Q) (18) è possibile ritrovare item quali "durante la scorsa settimana quanto spesso ha provato piacere nellesecuzione dei suoi compiti di lavoro?"; nella "Quality of Life in Depression Scale" (QLDS) (19) (20) ritroviamo item quali "Mi sento come se non avessi nulla da offrire ad alcuno"; nella SmithKline Beecham Quality of Life Scale (SBQOL) (21) si ritrova addirittura una intera dimensione "umore", con item quali "desidererei esser morto". Nonostante tali aspetti limitanti, è stato dimostrato che le misure della Qol effettuate con i più diversi strumenti non sono affatto ridondanti rispetto alle misurazioni della sintomatologia depressiva (22) . Di ciò si possono portare molteplici esempi. La correlazione fra i punteggi alla HAM-D e alla Satisfaction with Life of Domain Scale (SLDS), una scala di qualità di vita visuo-analogica, risultava in un nostro studio pari a 0,57; ciò vale a dire che la percentuale di varianza condivisa era pari a soltanto il 33% circa (23) ; in un altro studio (24) , le correlazioni fra i punteggi alla HAM-D, alla BDI e quelli alla Quality of Life Scale 100 (QLS 100) risultavano pari rispettivamente a 0,15 e 0,54, con una varianza comune pari rispettivamente solo al 3% e 23% circa. In altri termini, appare chiaro che la misurazione della gravità sintomatologica e dei vari aspetti della qualità di vita, nonostante la loro innegabile interdipendenza, non sono equivalenti. Dunque, nonostante i limiti metodologici evidenziati, valutare la Qol ha un ruolo molto rilevante anche nella patologia depressiva, nella misura in cui ci offre la possibilità di ampliare in modo sistematico la valutazione ad aspetti significativi dellesistenza che sfuggono allambito di applicazione delle rating scales sintomatologiche, ma che hanno comunque un notevole significato clinico. Lesempio forse più paradigmatico dellimportanza di una misura "diversa" rispetto a quella puramente psicopatologica è fornito dalle forme cd "subsindromiche" o "sottosoglia" (25)-(27) , nelle quali ad una gravità psicopatologica sicuramente "minore" non corrisponde un impatto altrettanto poco significativo sulle modalità concrete in cui si declina lesistenza di chi ne è affetto.
Limpatto della Depressione sulla Qualità di vita
La depressione è certamente una delle patologie psichiatriche più diffuse con implicazioni notevoli sul piano della vita personale, familiare ed economica dellindividuo e con conseguenze sociali notevolissime (28) . Tenuto conto della sua natura tendenzialmente ricorrente quando non cronica, limpatto della depressione va ben oltre la sofferenza implicita connessa ai suoi aspetti sintomatologici, investendo globalmente lintera qualità di vita dellindividuo, inclusa la capacità di mantenere un adeguato "funzionamento" sociale, creare e mantenere buone relazioni interpersonali, di provvedere al mantenimento proprio e della famiglia col proprio lavoro (29) . La depressione così detta "unipolare" viene ritenuta causa di almeno l11% del numero totale di anni vissuti in disabilità, collocandosi di fatto, subito dopo le patologie cardiovascolari, come la seconda causa di disabilità al mondo; a ciò è da aggiungersi un altro 3% attribuibile al disturbo bipolare (30) . Non meraviglia, dunque, come la depressione sia tra le patologie psichiatriche più studiate per quanto riguarda le implicazioni sulla Qol, sia attraverso strumenti di valutazione generali, aspecifici, che attraverso lo sviluppo di strumenti di valutazione specificamente sviluppati allo scopo. Si è dunque accumulata una serie di evidenze che dimostrano come la depressione sia in grado, come e talora più di altre patologie croniche somatiche (es. cardiopatie, ipertensione, diabete, artropatie), di interferire negativamente sui vari aspetti della Qol di un individuo (31)-(33) . Il peggioramento della Qualità di vita nelle persone affette da depressione si è rivelato proporzionale, comera logico attendersi, alla gravità della sintomatologia depressiva (18)-(21) (34) (35) , sebbene limpatto su di essa anche delle forme "minori", "subsindromiche" o "sottosoglia" sia talora quasi di pari proporzioni a quello riscontrabile fra i pazienti affetti da condizioni sindromiche "piene" (33) (36) . Sebbene sia dato per scontato un maggior impatto negativo delle sindromi psicotiche sulla Qol, nei fatti la depressione maggiore induce un peggioramento della Qol paragonabile a quello riscontrabile nella schizofrenia cronica (24) ; persino i pazienti affetti da distimia mostrano livelli di Qualità di vita comparabili a quelli di pazienti affetti da schizofrenia ad esordio recente (37) . La presenza di una comorbidità depressiva (sia in termini subsindromici che sindromici) peggiora in maniera decisiva la Qol di pazienti affetti da patologie somatiche (38)-(41) ; come era logico attendersi, tale effetto peggiorativo appare chiaro anche quando la depressione è in comorbidità con altre patologie psichiatriche (42)-(44) .
Trattamenti e Qualità di vita
Analizzando mediante una ricerca su Medline tutti gli studi clinici controllati riguardanti farmaci antidepressivi che hanno utilizzato come parametro di esito, tra gli altri, anche la qualità di vita, ed utilizzando come solo criterio restrittivo per la scelta luso di una metodologia di valutazione della Qol standardizzata, abbiamo ritrovato, a partire dal 1994 e sino al 2003, 41 trial (45)-(85) (Tabb. I, II, III), riguardanti oltre 8000 pazienti e lintero spettro della patologia depressiva, con la maggior parte degli studi concernenti la Depressione Maggiore (N = 26) associata o meno ad altre patologie, sebbene non manchino studi riguardanti la distimia o altre manifestazioni appartenenti allo spettro dei disturbi dellumore come ad esempio la Sindrome Disforica Premestruale; alcuni studi riguardano pazienti appartenenti a settings particolari, quali la Medicina di base (N = 9), la Geriatria (N = 5), lOncologia (N = 2) e la Ginecologia (N = 2). Trentatre studi sono in doppio cieco; tra questi ultimi, in 13 casi era utilizzato come comparatore il placebo (solo o con altro comparatore), nei restanti casi un altro farmaco attivo; in due studi si valutava anche leffetto aggiuntivo di un trattamento psicoterapico; la maggioranza dei trial riguarda gli SSRI, in particolare la sertralina (18 studi) e la Fluoxetina (10 studi); negli studi che hanno preso in considerazione farmaci di "prima generazione", come i triciclici, questi ultimi sono stati utilizzati per lo più come farmaci di comparazione. Il fatto che la maggior parte degli studi comparsi in letteratura riguardi gli SSRI o altri farmaci di "nuova generazione" non meraviglia, nella misura in cui è riscontrabile un parallelismo temporale fra lintroduzione in ambito di ricerca delle scale di valutazione della Qol specifiche per la depressione, alcune delle quali appositamente sviluppate per la ricerca in psicofarmacologia clinica e lintroduzione in commercio dei nuovi farmaci. Andando ad esaminare più da vicino limpatto dei vari antidepressivi sulla Qol, per lo meno così come emerge dagli studi esaminati, al di là dello scontato risultato di una pressoché univoca superiorità degli AD rispetto al placebo, non sembra emergere sinora in maniera chiara né un effetto superiore dei farmaci di "nuova generazione" (compresi gli SSRI) sui farmaci "tradizionali" (TCA), né tantomeno la superiorità di un farmaco di "nuova generazione" rispetto ad un altro, sebbene si debba riconoscere come il numero degli studi sia a tuttoggi limitato per trarre conclusioni davvero significative.
Rimane limportante constatazione che la misurazione della Qol si è andata affermando negli ultimi anni nella ricerca come aspetto fondamentale della valutazione dellesito dei trattamenti antidepressivi, grazie al riconoscimento dellimportanza del tipo di informazioni aggiuntive che gli strumenti di Qol forniscono quando si deve valutare limpatto effettivo delle terapie praticate (85) . Benché i trattamenti antidepressivi riducano significativamente la gravità e la frequenza dei sintomi bersaglio, che rimangono il target fondamentale delle terapie, la Qol viene considerata da alcuni un parametro significativo, se non fondamentale, nel distinguere una vera risposta al trattamento e una vera remissione rispetto ad una risposta parziale e/o incompleta; infatti il recupero di una piena e totale qualità di vita, che non corrisponderebbe semplicemente ad una piena remissione sintomatologica, sarebbe il vero ed auspicabile end-point dei trattamenti (86) . Daltra parte, è stato dimostrato che se da un lato il miglioramento sintomatologico correla significativamente con il miglioramento dei punteggi alle scale di Qol dopo una terapia antidepressiva, esso ne spiega appena un quarto della varianza dimostrandosi così la sostanziale indipendenza dei due parametri di esito (75) . Un aspetto ulteriormente significativo emergente dalla ricerca è il fatto che la valutazione della Qol può anche essere utilizzata in funzione prognostica, giacché diversi studi dimostrano che un peggiore livello di Qol basale è predittivo di peggiore risposta ai trattamenti antidepressivi (75) (87) .
In conclusione, la Qol può essere considerata un parametro di valutazione importante negli studi clinici ed in particolare negli studi di esito dei trattamenti nella depressione, coprendo unarea di informazioni fondamentale e non sovrapponibile a quella coperta da altre metodologie valutative (valutazione sintomatologica, valutazione delladattamento sociale). Ciò nonostante, il numero degli studi di valutazione degli esiti dei trattamenti, sia farmacologici che soprattutto psicoterapeutici, in cui vengono usate scale di valutazione della Qol, appare tuttora scarso rispetto allenfasi che in teoria viene data allimportanza di tale valutazione; mancano soprattutto studi sullimpatto a lungo termine dei trattamenti sulla Qol e indagini sulla "effectiveness" dei trattamenti della depressione nei quali la Qol dovrebbe costituire un parametro di valutazione davvero prioritario. Inoltre, nonostante il numero ormai discreto degli strumenti di valutazione della Qol validati, non ne emerge tuttavia alcuno che si sia imposto sugli altri, come è avvenuto invece per altri strumenti di valutazione della depressione, come le rating scales sintomatologiche, né tantomeno si è assistito ad una diffusione del loro uso al di là dello stretto ambito della ricerca, nonostante la intuitiva utilità della valutazione della Qol nella pratica clinica routinaria e la relativa facilità duso di molti strumenti, in gran parte autovalutati.