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G.D. Kotzalidis, V. Orlandi, R. Brugnoli, P. Pancheri - Vol. 7, Dicembre 2001, num.4

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Suggerimenti per la neurobiologia del disturbo di panico: il contributo degli studi clinici
Suggestions for the neurobiology of panic disorder: the contribution of clinical studies

Gli studi clinici suggeriscono che il circuito implicato nel disturbo di panico utilizza una moltitudine di neurotrasmettitori, come neuropeptidi (colecistochinina e CRF), serotonina, noradrenalina e aminoacidi (GABA, glutammato e/o aspartato). In particolare, l’efficacia degli inibitori del trasportatore della serotonina, come gli SSRI e la clomipramina, a confronto con l’imipramina, un inibitore misto della ricaptazione 5-HT/noradrenalina e la relativa inefficacia degli agonisti parziali del recettore 5-HT1A, suggeriscono che l’inibizione del trasportatore 5-HT sia il meccanismo più importante (ma i dettagli della sua azione sono al momento elusivi), seguito dall’inibizione 5-HT2A. L’attivazione generalizzata di tutte le bioamine, come quella che si ottiene con l’inibizione delle MAO, sembra sia facilitare che impedire l’effetto clinico. L’importanza del sistema noradrenergico come sistema cruciale implicato sembra molto ridimensionata dai risultati degli studi clinici sugli inibitori del trasportatore della noradrenalina, mentre gli agonisti alpha2 evidenziano solo un effetto transitorio. Le benzodiazepine sembrano importanti attraverso la facilitazione GABAA, sebbene alcune (alprazolam e clonazepam) si comportino meglio delle altre. Gli stabilizzatori dell’umore evidenziano un’efficacia limitata, riducendo l’importanza dei meccanismi di tipo kindling. La psicoterapia (principalmente cognitiva) di solito potenzia gli effetti dei farmaci e potrebbe agire attraverso meccanismi uguali o complementari per spegnere l’iperattività all’interno del "circuito della paura".