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T. Vannucchi, G. Villani - Vol. 7, Settembre 2001, num.3

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Disturbi psichiatrici in una popolazione di alcolisti: esiste una patogenesi comune?
Psychiatric disorders in an alcoholic sample: is there a common pathogenesis?

Si sa che familiarità per alcolismo e comorbidità psichiatrica sono fattori frequentemente associati all’abuso alcolico, e la loro conoscenza aiuta a definire le caratteristiche di quest’ultimo. Questo studio si prefigge di rilevare le caratteristiche e le correlazioni esistenti tra: comorbidità psichiatrica, familiarità per abuso alcolico e consumo medio giornaliero di alcool (CMG). È stato selezionato un campione di 69 pazienti (18 femmine e 51 maschi, di età media 42,5 anni con DS di 13,38) osservati presso l’Unità Operativa Alcologica (SERT) di Prato da ottobre 1998 a ottobre 1999. Sono stati usati, per la selezione, i seguenti criteri: diagnosi di abuso di alcool secondo il DSM-IV ed assunzione di dosi patologiche (secondo le direttive del Royal College of Physician, Psychiatrist and General Practicioner: > 24 gr/die per l’uomo e > 16 gr/die per la donna). Tutti i pazienti del gruppo sono stati sottoposti ad intervista anamnestica per rilevare le caratteristiche: comorbidità psichiatrica (secondo i criteri del DSM-IV), familiarità per abuso alcolico e consumo medio giornaliero di alcool (CMG). In base ai dati ottenuti ed al fine di rilevare le correlazioni tra i tre fattori il campione totale è stato poi suddiviso in 8 sottogruppi: 1) pazienti con familiarità positiva per abuso di alcool (F); 2) pazienti con familiarità negativa per abuso di alcool (NF); 3) pazienti con familiarità ma non con comorbidità psichiatrica (FNC); 4) pazienti con familiarità e comorbidità (FC); 5) pazienti con comorbidità psichiatrica (C); 6) pazienti senza comorbidità psichiatrica (NC); 7) pazienti con comorbidità senza familiarità (CNF); 8) pazienti senza familiarità né comorbidità (NFNC). Risulta che la variabile familiarità sia la più rappresentata nel campione di alcolisti: 52 su 69 (il 75,36%), ma non sembra associata direttamente al CMG, pari a 251,25 con DS di 124,68, che infatti è paragonabile al valore medio dell’intero gruppo di 249,20 con DS di 119,69. La comorbidità è presente in 35 soggetti (il 50,72%) e sembra associata direttamente al CMG, il quale infatti risulta pari a 275,86 con DS di 136,74, significativamente maggiore del valore medio del campione. Mentre nei gruppi senza comorbidità (NC, NCNF, NCF) il CMG è significativamente più basso (rispettivamente: 221,76 con DS di 93,4, 245,83 con DS di 108,08, di 208,64 con DS di 84,14) della media. Il gruppo con entrambe le variabili (comorbidità e familiarità), infine, presenta il CMG più alto (282,5 con DS di 140,8) di tutti gli altri gruppi. Il gruppo con comorbidità senza familiarità è il più esiguo numericamente: 5 soggetti (il 7,25%), mentre il gruppo con familiarità e comorbidità è costituito da 30 pazienti (43,48%), Si può concludere che la familiarità è un fattore di rischio importante per lo sviluppo dell’abuso di alcool, sembrando più probabile un’influenza multifattoriale che genetica pura (almeno finché questa non venga dimostrata). La comorbidità è un altro fattore di rischio, anche se meno significativo rispetto al precedente, che inoltre influenza l’assunzione della quantità media giornaliera di alcool. La somma dei due fattori di rischio si associa all’assunzione di una dose di alcool ancora più alta.