E. Aguglia, B. Forti - Vol. 7, Settembre 2001, num.3
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È molto difficile definire la sofferenza umana, sia in relazione alle sue differenti modalità di espressione, anche nelle varie culture, sia per i suoi aspetti fisiologici, parafisiologici e patologici. La sofferenza normale è stata studiata innanzitutto come reazione ad eventi stressanti, che possono essere più o meno gravi e di natura molto diversa. In quest’ottica è possibile comunque distinguere una dimensione ansiosa, una dimensione depressiva e una dimensione somatica. Quest’ultima, contrariamente alle convinzioni più diffuse, è comune a tutte le culture e generalmente si accompagna alla sofferenza emotiva. La sofferenza ha dei precisi significati adattativi ed è fondata su risposte emozionali universali, anche se può esprimersi attraverso pattern culturalmente specifici costruiti sulla base di queste risposte. In ambito patologico la sofferenza, pur non costituendo un criterio univoco per la presenza di disturbo mentale, connota in forma soggettiva o in forma oggettiva quasi tutte le manifestazioni patologiche. La psicopatologia più recente ha perduto in parte la capacità di esprimere la sofferenza patologica, e questo può limitare la comprensione dei meccanismi fisiopatologici di cui essa è una componente importante.