G.B. CASSANO - Vol. 6, Giugno 2000, num.2
Testo Indice
Editoriale/Editorial
G.B. CASSANO
Le previsioni sul futuro della Psichiatria nei prossimi 100
anni ad opera di quattro illustri esperti nel campo: è quanto viene offerto
in cinque distinti articoli pubblicati nei numeri di dicembre e gennaio dell'Archives
of General Psychiatry (Dec 1999; vol. 56; Jan 2000; vol. 57) la più importante
rivista scientifica in questo settore. Gli autori, BM Astrachan, R Michels,
SS Sharfstein, GL Tischler, E Frank, DJ Kupfer, valutando le straordinarie
acquisizioni nel campo delle neuroscienze, della farmacologia e della genetica,
offrono un quadro suggestivo della evoluzione della psichiatria nel 21° secolo.
La speranza è che si giunga a rispondere ai grandi quesiti che oggi conosciamo
o che possiamo intravedere: in primo luogo come funziona il cervello umano,
ma anche quali sono i fattori di rischio di malattia a livello genetico e
ambientale, quali sono i processi fisiopatologici alla base dei diversi disturbi,
come li potremo curare, quali conseguenze si avranno con gli interventi sempre
più strutturali che potremo compiere e infine, ma molto importante, quale
capacità avrà la Psichiatria di rapportare le proprie conoscenze e i propri
mezzi ai grandi cambiamenti sociali e alla necessità di integrazione tra le
diverse popolazioni.
Gli psichiatri potranno rispondere a queste domande partendo dalla conoscenza
sempre più completa delle relazioni tra mente, cervello e comportamento, superando
una volta per tutte lo stigma e l'ignoranza in tema di malattie mentali prodotte
dall'approccio cartesiano.
La vulnerabilità genetica di un disturbo si traduce molto spesso in una malattia
manifesta quando improvvisi eventi di vita o problematiche esistenziali di
lungo termine scatenano un primo episodio o favoriscono ulteriori ricadute.
Dovremo capire bene quale processo può condurre ad alterare in tal modo l'espressione
genetica. Ancor più dovremo mettere a fuoco i rapporti tra eventi traumatici
in età infantile, specie quando di natura sessuale, e l'insorgenza di diversi
disturbi psichiatrici nell'adulto e quale importanza possa avere in questo
caso la vulnerabilità genetica. Gli effetti delle psicoterapie passano certamente
attraverso un livello neurobiologico, ma dovremo analizzare in che modo, e
inoltre capire se vi siano differenze quando l'approccio psicoterapico è utilizzato
in un soggetto non affetto da disturbi psichiatrici e se vi sia o meno una
analogia ai meccanismi con cui agiscono i farmaci sul cervello. Per quanto
riguarda i farmac,i oggi disponiamo ad esempio di nuove classi di antidepressivi
con meccanismi di azione più selettivi dei triciclici, ma provvisti comunque
di effetti collaterali, sia pure con un profilo diverso da quelli a cui eravamo
abituati. Il futuro della farmacoterapia dovrà offrirci molecole ad alta efficacia
terapeutica e realmente prive di effetti indesiderati. Una proficua collaborazione
tra Psichiatria e Medicina Internistica è auspicabile al fine di poter chiarire
le reciproche connessioni oggi già evidenti tra numerose malattie, da quelle
cardiovascolari al diabete, e i disturbi d'ansia e dell'umore. Ma anche i
rapporti che esistono tra i disturbi psichiatrici e l'età costituiscono una
importante sfida per la ricerca nel prossimo secolo. Le influenze che si hanno
sulla sintomatologia, sul decorso, sul rapporto tra i sessi, sull'efficacia
dei trattamenti, rappresentano i quesiti di maggior significato clinico.
Il risultato è che se il nostro presente può essere ancora incerto, si prevede
un futuro assai luminoso per la Psichiatria. Dovrà esservi un profondo cambiamento
che scaturirà da due fattori principali: nuove tecnologie e nuovi approcci
teorici. La Psichiatria si conformerà a più avanzati modelli dei disturbi
mentali e del tipo di assistenza proposta. Nella seconda metà del secolo,
ad esempio, gli attuali sistemi assicurativi pubblici e privati dovranno scomparire
dalla assistenza medica USA per essere sostituiti da grandi "compagnie" private
controllate dallo stato; gli specialisti, inclusi gli psichiatri, saranno
alle loro dipendenze e lo stesso tipo di assistenza sarà garantito per tutti,
con un numero di assistiti in continuo aumento (Sharfstein, 1999). Molti servizi
saranno forniti a domicilio o sul posto di lavoro mediante un sistema capillare
ed interattivo di telemedicina e tutti gli americani saranno collegati "on
line" potendo così ricevere tempestivamente informazioni riguardanti le innovazioni
scientifiche e la pratica medica. Il vertiginoso progresso della tecnologia
avanzata, della genetica, dei trapianti, della chimica farmacologica, della
informatica, valorizzerà il ruolo del medico di famiglia. Tramite il rapporto
diretto e personale con il proprio medico sarà dato di accedere allo specialista
e a procedure di alto livello diagnostico e terapeutico. La vita media potrà
superare i cento anni con punte anche di 125-140 anni e, a fine secolo, ognuno
potrà usufruire di trapianti di tutti gli organi fatta eccezione per il cervello
(Sharfstein, 1999). L'età per il pensionamento non potrà essere inferiore
agli 80 anni e questo impedirà che vi sia un aumento del numero dei pensionati.
Le complesse innovazioni tecnologiche potranno abbassare i costi diretti dei
servizi e garantire a tutti facile accesso ai centri di più alta specializzazione.
La distribuzione di un numero elevato di farmaci "da banco", liberi da ricetta
medica, consentirà ulteriori risparmi per il sistema sanitario (Sharfstein,
1999). Il sistema garantirà prevenzione e assistenza a ciascuno per tutta
la vita e per questo il 33% del Prodotto Interno Lordo (PIL) verrà assegnato
al sistema sanitario senza produrre gravi danni all'economia USA. Ci auguriamo
che questo sia presto realizzabile anche nel nostro Paese dove la sanità ha
fatto miracoli, nonostante gli irrisori stanziamenti (5% circa del PIL). Si
calcola che in avvenire un numero sempre più elevato di medici, oltre uno
su cinque, si specializzerà in Psichiatria. Lo psichiatra potrà intraprendere
quattro diverse specializzazioni.
1) Neuro-scientifica: che comprenderà le tecniche di neuroimaging,
la genetica, la prevenzione prenatale. Le malattie genetiche, ad esempio,
potranno essere prevenute o corrette prima della nascita e non lontano è il
tempo in cui le alterazioni ideative e comportamentali potranno essere corrette
dal medico esperto attraverso un intervento sul singolo gene o sui livelli
di attività di uno o più neuromediatori.
2) Medica: la più numerosa, che fornirà specialisti sia in medicina
generale che in Psichiatria, capaci pertanto di affrontare, oltre ai disturbi
mentali, i disturbi fisici legati all'età e ai danni prodotti dall'abuso di
sostanze; si pensa infatti, che mentre i disturbi mentali quali i Disturbi
Bipolari, Ossessivo-Compulsivo, di Panico e la Schizofrenia, saranno sempre
più rari, l'abuso di sostanze rimarrà un problema anche per il nuovo secolo.
3) Un'area psicoterapeutica affronterà il disagio legato alla separazione,
al lutto, alla perdita, e di questo oltre la metà della popolazione ne trarrà
beneficio. Ognuno vorrà conoscere per tempo le proprie potenzialità e le proprie
capacità psicologiche.
I genitori seguiranno con attenzione e apprensione i fattori genetici responsabili
del talento e delle potenzialità dei figli. Il sistema educativo e così anche
la Psicoterapia non potranno influenzare i giovani lavorando "al buio" (Michels,
1999). La conoscenza dei fini meccanismi neurobiologici e genetici che determinano
le caratteristiche del temperamento orienteranno la scelta dei diversi tipi
di terapia in rapporto al profilo neurobiologico del singolo. Potremo altresì
spostare il focus del nostro intervento dall'individuo quando si è già ammalato
ai fattori di rischio e alla loro prevenzione, compresi tutti gli aspetti
ambientali che determinano il passaggio dalla predisposizione alla malattia
vera e propria.
Un mondo tecnologico sempre più complesso non potrà non creare soggetti con
difficoltà di adattamento. A questi dovrà rispondere 4) una psichiatria
sociale che si confronterà con le nuove problematiche della società. Le
minoranze del futuro, non più legate a fattori razziali o religiosi, ma alle
difficoltà di apprendimento e di integrazione, richiederanno un medico-psicologo
specializzato in tal senso. La Psichiatria sociale assumerà un ruolo di primo
piano nelle scuole, sul posto di lavoro, in ambito forense ove dovrà aiutare
i soggetti "deviati" a ritrovare motivazioni e stima di sé, a reinserirsi
in modo produttivo nella società (Tischler & Astrachan, 1999). Alla fine del
20° secolo Depressione, Panico, Schizofrenia spariranno perché si potranno
bloccare, già in fase prenatale o con interventi precocissimi, i geni capaci
di provocarli, compreso le interazioni tra gene e gene che oggi sappiamo essere
presenti anche nella predisposizione di uno stesso disturbo. Quando la prevenzione
primaria sarà un fatto compiuto, quando cioè saremo intervenuti anche sulle
interazioni tra geni e ambiente, allora gli psicofarmaci, oggi fondamentali
quanto gli antibiotici, verranno abbandonati. Scompariranno forse anche gli
psichiatri abituati a fare diagnosi soltanto mediante il colloquio, senza
avvalersi di informazioni sullo stato cerebrale e sulle caratteristiche genetiche.
Nei prossimi 100 anni vi sarà un'esplosione di conoscenze sui meccanismi genetici
e biologici alla base del temperamento e delle diverse dimensioni psicologiche
e psicopatologiche. Con la possibilità di "curare" questi aspetti potremo
forse comprendere e controllare in parte ciò che oggi definiamo "fato o destino"
(Michels, 1999). In passato la psichiatria ha tentato di curare le gravi malattie
trascurando le pur importanti problematiche del resto dell'umanità. In futuro,
la sfida e il merito maggiore dell'ingegneria genetica sarà di consentire
l'utilizzo del sapere scientifico al fine di facilitare la realizzazione delle
potenzialità del singolo e di elevare i livelli di autonomia personale di
ciascuno. Molte di queste previsioni a lunga distanza possono apparire azzardate
e forse mai si realizzeranno. Altre, invece, sembrano più verosimili e possono
avverarsi entro alcuni decenni. Innanzitutto i quattro tipi di psichiatra
dei prossimi cento anni: un neuroscienziato, un medico, uno psicoterapeuta
e uno psichiatra sociale. Questi diversi specialisti altro non sono che la
naturale evoluzione di questa disciplina lungo linee già tracciate. La continuazione
di un percorso da tempo iniziato porterà la Psichiatria neuroscientifica alla
prevenzione degli attuali disturbi mentali. Gli psichiatri medici potranno
farsi carico di un numero crescente di pazienti avvalendosi di raffinati procedimenti
diagnostico-terapeutici. Gli psicoterapeuti potranno finalmente orientare
gli interventi psicologici secondo il profilo neurobiologico del singolo,
integrando nella loro analisi la dimensione genetica, i fattori ambientali
e le esperienze soggettive. Infine lo psichiatra ad orientamento sociale,
che ha forti radici nella Psichiatria del nostro Paese e che troverà una migliore
definizione del proprio intervento. Da quanto sopra scaturiscono tre fondamentali
quesiti:
1) A quale livello di prevenzione potremo giungere con l'applicazione delle
acquisizioni neuroscientifiche e genetiche senza produrre danni, considerando
che gli aspetti ereditari di molte malattie mentali sembrano associarsi a
caratteristiche di grande umanità e creatività? Non si corre il rischio di
cancellare con le malattie gravi anche molti valori in cui l'uomo si riconosce?
2) Fino a che punto i nuovi modelli di psicoterapia, guidati dalla conoscenza
dell'"agenda" genetica di un individuo, riusciranno a cogliere e a favorire
lo sviluppo delle potenzialità e la sua massima autonomia senza ridursi ad
una sorta di "cosmesi psicologica"?
3) Come si potrà contenere il rischio di un gran numero di emarginati in un
futuro in cui tecnica ed automazione vedranno dilatare confini di un impero
già molto solido e vasto?
Altri elementi assumono valenze fortemente rassicuranti e sembrano portare
intenso calore e vivo senso di umanità in una società apparentemente resa
gelida dalla penetrazione della tecnica e della scienza ad ogni suo livello.
Tra questi il ritorno al medico di famiglia come cardine e punto di partenza
di ogni intervento medico; la rivalutazione del rapporto medico-paziente per
nulla intaccato dalla complessità delle tecniche diagnostiche e terapeutiche;
il particolare risalto dato al rispetto delle caratteristiche del singolo,
alla salvaguardia dell'individualità; infine una assistenza sanitaria che
impegna i1 33% del PIL e che si propone di offrire a tutti indistintamente
il massimo di evoluzione tecnica e di umanità.
La progressiva diminuzione dei disturbi psichiatrici, così come oggi li conosciamo,
grazie alle campagne di prevenzione prenatale, fa temere un allontanamento
dello psichiatra del futuro dalla funzione di "prendersi cura". Tale prospettiva
potrà essere scongiurata dallo sviluppo di una maggiore comprensione della
natura delle malattie, delle caratteristiche e delle necessità dell'individuo:
lo psichiatra potrà quindi continuare a curare e a "prendersi cura" utilizzando
strumenti che consentiranno di valorizzare le potenzialità psicologiche del
singolo. In questo tipo di proiezioni del futuro, è difficile separare le
previsioni fondate su solide basi dalle ipotesi dettate dal sogno, anche se
i sogni sono importanti perfino per gli scienziati. Di certo c'è che siamo
alle soglie di un nuovo umanesimo che si nutre anche, e finalmente, della
conoscenza dell'universo cervello.