P. Cioni - Vol. 5 Settembre 1999, n.3
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Nel diagnosticare la schizofrenia, sin dal riconoscimento del disturbo nel 19° Secolo, sono stati sostenuti due punti di vista principali, cioè che essa è unentità morbosa definita e quello per cui farebbe parte di una psicosi unica (Einheitpsychose). Le teorie unificanti la malattia mentale sono state il cavallo di battaglia di Griesinger, Neumann e Morel, mentre Kraepelin, Kahlbaum, Hecker e Eugen Bleuler hanno fatto proprio il punto di vista dellentità separata. Tuttavia, durante i primi decenni del 20° Secolo, Kraepelin ha focalizzato lattenzione sul decorso longitudinale della malattia, includendo i pazienti ad esito sfavorevole, restringendo così la diagnosi solo ai casi che non miglioravano, mentre Bleuler formulava la diagnosi utilizzando criteri diagnostici trasversali; ciò comportava iperinclusione. Loscillazione tra iper- e ipo-inclusione ha caratterizzato la questione della diagnosi della schizofrenia fino ai nostri giorni, con Kretschmer che aggiunse il concetto di continuum ed il rapporto con la personalità, e con Adolf Meyer che introdusse concetti psicodinamici e la visione della malattia come interazione tra fattori psicobiologici e ambientali. Kleist e Leonhard hanno ulteriormente dissezionato le psicosi e Kurt Schneider si è opposto alla visione kretschmeriana sottraendo valore dai fattori legati alla personalità e introducendo il concetto dei sintomi di primo rango, modellandolo sulla classificazione sintomatologica bleuleriana. La Francia non dominava la scena, ma Magnan e Gaëtan de Clérambault avanzarono i concetti di personalità "degenerata" e di "automatismo mentale" dovuto a "eccitazione neuronale autoctona" per spiegare la schizofrenia. Dopo la II Guerra Mondiale la predominanza culturale su questioni psichiatriche si è spostata agli Stati Uniti, dove Feighner e Robert Spitzer (Research Diagnostic Criteria e DSM-III/-III-R) e Nancy Andreasen (DSM-IV) utilizzarono una visione neokraepeliniana per restringere la diagnosi; la Andreasen ha incorporato il concetto bisindromico di Crow nellultima versione del DSM, introducendo il concetto di sintomatologia negativa. Il concetto di spettro, modellato su quello di continuum, è stato aggiunto nei primi anni Settanta.